400 i chilometri percorsi dal fotografo Alberto Tandoi per portare a termine la sua missione di immortalare le personalità più stravaganti della città del London eye. Progetto che però rimane lo stesso incompiuto, in quanto centinaia di ritratti non riescono a definire l’essenza del fotografo stesso.
“Ho vagato 400km per le strade di Londra, catturando ritratti di sconosciuti intriganti, in un viaggio che rimane incompiuto, come per qualsiasi altro ritratto che catturerò in futuro, alla fine, ci sarà sempre un solo soggetto della mia ricerca.”
Così ci spiega il suo progetto Alberto Tandoi, fotografo milanese di base a Londra, che ha intrapreso un viaggio fotografico, tra il Tamigi e i monumenti più iconici della capitale inglese.
Lo scopo è quello di poter scoprire la vasta gamma di volti e di stili unici e multiculturali che distinguono Londra. Lavoro che però rimane incompiuto in quanto alla base della missione, in realtà c’è il desiderio più profondo di una migliore comprensione e scoperta di se stesso, sia professionale che no.
Alla fine se migliaia di artisti nel corso degli anni hanno affermato che ‘ogni ritratto è un autoritratto’, un fondo di verità ci sarà pure no?
Se sbirciate su questo link https://www.albertotandoi.co.uk/ , capirete che Tandoi è solito lavorare principalmente con fotocamere digitali e flash in studio. Ma per questo progetto ha scelto di usare solamente la luce naturale ed una Mamiya RB67, fotocamera che la nostra generazione definirebbe ormai ”vintage” in quanto grande e non particolarmente comoda da usare on the road.
Alberto ci racconta che la scelta di questo modello è stata fatta per la caratteristica del processo creativo lento che permette un’esperienza unica anche per i soggetti dello scatto.

BTS
Il tempo richiesto nelle preparazione, dal tirare fuori il treppiede fino ad arrivare alla messa fuoco e composizione esatta, ha permesso ai soggetti immortalati di abbassare la guardia e di conseguenza risultare il più veri possibile nello scatto. Tandoi lo descrive come ”una sorta di sospensione nel tempo, e le persone che fotografo sono lasciate in una specie di limbo temporale.”Inoltre, contrariamente a quello che si può pensare, le persone che Alberto ferma per strada sono spesso molto generose con il loro tempo e le loro storie, di conseguenza questo rende ogni fotografia per lui “una testimonianza fisica di un momento condiviso tra due sconosciuti”.

Let’s take it slow
Grazie a questo progetto Tandoi, ha riscoperto un modo di fare fotografia che nel mondo frenetico in cui siamo catapultati oggi è quasi scomparso. Infatti continuerà ad utilizzare queste modalità su alcuni progetti in corso e magari anche su alcuni futuri, con l’idea di immortalare l’anima di sconosciuti in diverse città. E noi non possiamo fare altro che aspettare.


The spirit of uniqueness
Se osserviamo attentamente le foto ognuna sembra raccontarci una propria storia, nulla è lasciato al caso, e ancora una volta la moda ci racconta di un individuo o meglio di quello che lui vuole trasmetterci in quel momento. Ti lascio una gallery qui sotto dove ti chiedo di immaginarti le storie di queste persone.
Per concludere prendo in prestito una frase di un grande fotografo, Cecil Beaton , “forse il secondo delitto più atroce è fare cose noiose, il primo è essere noiosi”.



















Foto di Alberto Tandoi


