Il peso delle celeb nella moda è un fatto consolidato. Ne subiscono il fascino e ne sono fruitori e, sempre più spesso, attori. Ma qual è il limite?
A chi non piace giocare a gira la moda? Il fashion system è, senza dubbio una realtà affascinante e piena di “misteri” in cui chiunque vorrebbe intrufolarsi. Da sempre intrecciati con questa realtà sono i VIP, o come si dice oggi celebrities, che, nell’ultimo periodo, sempre più spesso, ne diventano parte integrante e non solo fruitori.

È di questi giorni la notizia che Asap Rocky disegnerà per Puma. Si tratta di una “partnership a lungo termine” , come dichiara il brand. Non parliamo quindi più di semplici collaborazioni utili alla promozione di una collezione, ma di veri e propri sodalizi creativi. Non solo Asap Rocky, che realizzerà la collezione PumaxF1 e poi chissà cos’altro, l’esempio più eclatante è, senza dubbio alcuno, Pharrel Williams nominato direttore creativo della linea uomo di Louis Vuitton dal gruppo LVMH.

Ma come e quando le celeb sono entrate in contatto con la moda?
Non esiste una data precisa: la risposta è da sempre. Da quando esiste il sistema moda questo è intrecciato con le élite della società e le persone di maggiore spicco. Dall’alba dei tempi, infatti, la moda si interfaccia, principalmente, con le classi più abbienti, ieri ancor più che oggi. Un tempo erano le nobildonne ad essere oggetto di moda e oggi sono diventate le celeb.
Fino al secolo scorso, però, il legame si fermava lì. Gli stilisti sceglievano le proprie muse e le vestivano negli eventi mondani. Uno scambio win win insomma. Lo stilista aveva la sua dose di pubblicità e le star l’abito giusto per l’occasione.

Il cortocircuito nel sistema arriva con il 21esimo secolo e, soprattutto, con l’ondata streetwear. Sono infatti i brand di sneakers a proporre le prime collaborazioni i con le celeb. In realtà già prima, precisamente negli anni 70, alcune scarpe Adidas erano state intitolate ad alcuni sportivi. Prime tra tutte le Stan Smith realizzate come omaggio al tennista omonimo.
Le cose cambiano però quando i vip iniziano ad entrare nella fase creativa della progettazione e non solo in quella comunicativa. Sono milioni le collaborazioni degli ultimi anni, dalle più glamour alle più underground, che vedono le celeb interfacciasti con il lavoro creativo. Il gioco pare funzionare, un po’ come nella musica, le collaborazioni sono una strategia, spesso, vincente che regala nuova notorietà da ambo le parti.
Nell’ultimo anno il fashion si è spinto ancora più in là nominando i vip come “direttori creativi a lungo termine”.
Ma possono le celeb essere dei veri direttori creativi?
Una celeb che ricopre un ruolo così importante in una casa di moda non è altro che una mossa di marketing . Per certi versi una manovra geniale, ma d’altro canto regala alla moda un’immagine poco seria. La direzione creativa di un brand non è un gioco. Sono necessarie competenze specifiche ed una certa esperienza per dirigere un marchio, soprattutto se ha una particolare storia.
Gli stilisti ci mettono anni ad arrivare alla direzione creativa. Far ricoprire questo ruolo ad una celeb fa intendere, invece, che fare il direttore creativo sia un po’ come giocare a gira la moda. Basta uno stile riconoscibile ed certo legame con il sistema.
La verità è un’altra. Dietro le collezioni di questi “direttori creativi” c’è un ufficio stile che lavora veramente alla progettazione delle collezioni. Allora ben venga la commistione delle arti, ben venga il legame sempre più stretto tra moda e musica, ma è bene che ognuno continui a fare il suo lavoro. Insomma c’è lo vedreste Pierpaolo Piccioli ad incidere un disco o a presentarsi come big a Sanremo 2024?


