Può un film decretare il successo di un brand?

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Tiffany & Co., da sempre simbolo di lusso e eleganza della gioielleria americana, riconosciuta in tutto il mondo per il design unico, i diamanti brillanti e le indimenticabili scatoline azzurre, è diventata una maison iconica anche grazie al film Breakfast Tiffany’s.

Si può affermare che il re dei diamanti, Tiffany & Co., abbia ricevuto una vera e propria consacrazione successivamente all’uscita del celebre film Colazione da Tiffany, tratto dall’omonimo romanzo del 1958 di Truman Capote. La già notevole popolarità della gioielleria infatti crebbe esponenzialmente negli anni Sessanta, quando nei cinema di tutto il mondo una giovane Holly Golightly, interpretata dalla leggendaria Audrey Hepburn, sostiene che Tiffany sia “il miglior posto del mondo, dove non può accadere niente di brutto”.

Ma di cosa parla realmente Colazione da Tiffany?

Siamo a New York e Holly Golightly e Paul Vasrjac si ritrovano ad abitare nello stesso edificio: Holly ama trascorrere le sue mattinate di fronte al negozio di gioielli Tiffany; Paul è uno scrittore che si fa mantenere da una matura e ricca signora. Fra loro nasce da subito un sentimento di intesa. Finiranno presto con l’innamorarsi.

Ma la loro storia d’amore non è nient’altro che la cornice di un racconto impegnativo e malinconico che dipinge una donna triste, che soffre di crisi d’ansia e di panico. Una donna che non si fida delle persone, e che ha paura di perdere la sua libertà. Lei, parlando con Paul, raccontava di curarsi così:

– Io vado pazza per Tiffany… specie in quei giorni in cui mi prendono le paturnie.

– Vuol dire quando è triste?

– No… Uno è triste perché si accorge che sta ingrassando, o perché piove. Ma è diverso. No, le paturnie sono orribili: è come un’improvvisa paura di non si sa che. È mai capitato a Lei? Beh, in questi casi mi resta solo una cosa da fare: prendere un taxi e correre da Tiffany. È un posto che mi calma subito, quel silenzio, quell’aria superba: lì non può capitare niente di brutto…

Colazione da Tiffany

Cosa rappresenta Tiffany?

Colazione da Tiffany mostra una New York nel pieno del suo sviluppo economico e culturale alla fine degli anni ’50, ma anche i segni di un deterioramento sociale che sta affermando l’individualismo e la superficialità nelle relazioni, come base della società americana. Blake Edwards ci parla di questa società con un misto di divertimento, ironia e critica. Per descrivere tutto ciò, fa ricorso ad una storia semplice, a primo occhio banale, ma che nasconde una triste verità. Il titolo di per sé già racchiude il cuore del film: Tiffany è infatti il luogo che Holly Hepburn sceglie di frequente per consumare la propria colazione. Nonostante il suo carattere apparentemente espansivo, Holly è infatti intimamente spaventata dalle persone, poiché sa che la realtà può essere anche molto crudele.

E allora va a rifugiarsi da Tiffany, dove, dice lei, “…Se io trovassi un posto a questo mondo che mi fa sentire come mi fa sentire Tiffany… comprerei i mobili e darei un nome al gatto”. Già… il gatto. Perché Holly ha un gatto, il suo compagno di avventure, che chiama però proprio “gatto”. Dietro questa sua decisione si nasconde l’infelice sentimento di Holly, che non si sente appartenere a nessuno e non si sente parte del mondo. E come dice lei “non ho il diritto di dargli un nome, in fondo non ci apparteniamo. È stato un incontro casuale”.

E fin da qui, emerge il tema centrale. Si può appartenere a qualcosa senza che questo diventi una limitazione della libertà? Con molta semplicità, il film prova a navigare in acque impegnative, cercando di dare una risposta a una domanda che molti di noi, almeno una volta, ci saremmo posti. Il film si basa infatti proprio sulle domande di senso fondamentali dell’uomo: dove può trovare risposta il desiderio che ciascuno ha di felicità, dove e in cosa può trovare se stesso?

Colazione da Tiffany

Infondo Tiffany cos’è realmente se non un luogo in cui tutto ti fa sentire bene? Holly conduce una vita da “glamour girl”, in contraddizione con questo suo desiderio di libertà. Frequenta feste con gente che non conosce e ha relazioni con uomini che sono “vermi schifosi”. Insomma vive una vita in cui ha tutto, tranne che sé stessa. Una vita falsa che si fonda principalmente su molte fantasie.

Ed è proprio quando in questa vita alla moda un giorno entra lo scrittore Paul, che tutte le sue certezze si frantumano, proprio come farebbe un diamante falso. Fra loro nasce da subito un’intesa, si innamorano, ma lei non accetta di legarsi a lui (“io non ti appartengo”). Inizia così un braccio di ferro fra i due, quasi fino alla fine, quando sembra che lei l’abbia vinta… Ma si può essere sé stessi, liberi, felici, anche se non si è legati a una persona?

Prima di partire, Holly abbandona il suo gatto, seppur questo le procuri un dolore inaspettato che la porta a far giurare al suo caro amico di tornare a cercarlo. Il narratore, come promesso, ritroverà il gatto al calduccio di una casa e il romanzo si conclude con la speranza che lo stesso destino sia stato riservato ad Holly. La speranza che finalmente anche lei abbia trovato “una casa nel mondo reale” in cui sentirsi tranquilla proprio come da Tiffany.

Colazione da Tiffany