E luce fu.
Dal 18 ottobre 2023 al 2 aprile 2024, la Fondazione Louis Vuitton s’illumina d’arte e si colora di Rothko, l’artista che “voleva salvare il mondo con la pittura”
Dopo 24 anni dalla prima retrospettiva al Musée d’Art Moderne, la Ville de Paris , ancora una volta, rende hommage al pittore Mark Rothko con una mostra, presentata alla Fondation Louis Vuitton, che ripercorre l’intera carriera del maestro, attraverso 115 capolavori proveniente da collezioni private e istituzioni internazionali tra cui la Tate Gallery di Londra, la National Gallery of Art di Washington e la fondazione dell’artista.

MARK ROTHKO, LO PSICOLOGO DELL’ARTE
Rothko è il pittore della luce che non è luce; del colore che è anche forma, e della tela come specchio dell’anima e contemplazione per l’osservatore.
“Sono diventato un pittore perché volevo elevare la pittura al livello di intensità della musica e della poesia” _ Mark Rothko
Inizia la sua carriera al fianco di Jackson Pollock e Willem de Kooning, due grandi artisti dell’arte europea, precursori dell’Espressionismo astratto, ed esponenti, insieme a Rothko, del movimento artistico New York School.

Per Rothko tratta di una prima fase di sperimentazione, perlopiù malinconica, attraverso l’uso intenso del colore, scene intime, visioni della metropolitana di New York e paesaggi urbani. Una piccola parentesi degli anni 30’ che aprirà la mostra alla Fondation Louis Vuitton, per poi proseguire con un repertorio d’impronta surrealista ispirato ai miti antichi e alla dimensione tragica della condizione umana durante la guerra.

DALLA FORMA ALL’ESPRESSIONISMO ASTRATTO
“Gli ci vollero vent’anni per arrivare a scegliere la strada dell’espressionismo astratto.”
Dieci, dodici, quattordici, anche venti strati di colore, tra rossi, arancioni, marroni, viola e neri
“Penso che il colore, aiutato dalla luce, entri in relazione con l’anima e comporti conseguenze emotive inattese”

L’estro creativo di Rothko è sempre più attratto dal mondo dell’astrazione. È il 1946 e le tele dell’artista si animano di masse di colore sospese che tendono a bilanciarsi tra loro come macchie cromatiche sfocate e prive di consistenza. È la fase dei Multiforms di Rothko, anche detta fase di transizione, che vede il tramonto dell’arte figurativa per lasciare spazio a strati di colore e zone trasparenti che sembrano fluttuare nello spazio.
IL COLORE COME SOLLIEVO PER L’ ANIMA
Rothko dipinge per “creare una relazione intima tra l’osservatore e l’opera”, in cui il fruitore ascolta ipnotizzato il silenzio di un discorso tanto profondo quanto drammatico, quello dell’artista.
“ll dipinto non può vivere nell’isolamento. Ha bisogno dello sguardo di un osservatore sensibile per potersi ridestare e sviluppare. Senza quello sguardo il dipinto muore”

Altri capolavori dell’artista presenti alla mostra comprendono i nove Murales che Rothko donò alla Tate Gallery (1969), dopo che il Four Seasons, nel 1958 li giudicò troppo “spirituali” per comparire in tale luogo. Segue la prima “Rothko Room” , una sala permanente dedicata al pittore dalla Philips Collections nel 1960, e progettata in stretta collaborazione con l’artista. Nello stesso anno John e Dominque de Menil scelsero il maestro del colore per realizzare la cappella a Houston, che nel 1971 fu battezzata come Rothko Chapel.

“Ciò che queste opere richiamano non sono ricordi, ma antiche emozioni turbate, o dissolte – un senso di improvviso benessere offuscato da una nube – ocre gialle curiosamente soffuse da una nuvola di grigio che prevale su un’atmosfera di rosa o il fuoco che si estingue in uno scintillio di braci, o la luce quando comincia a scendere la notte“
LAST CHAPTER
Nero, grigio per l’ultima sala, la più alta dell’edificio di Frank Gehry, e figure scultoree del pittore svizzero Alberto Giacometti.

I QUADRI DI MARK ROTHKO
Li osservi e qualcosa accade; li osservi e qualcosa senti; li osservi e qualsiasi emozione ti travolge. Magia, stupore, mistero e inquietudine. Non è un miracolo, sono solo i quadri del maestro del colore Rothko, colui che ha sempre rifiutato di essere etichettato come “colorista”.


