Tra il Giappone e Maison Margiela ci sono le Tabi

da | LIFESTYLE

Se c’è una scarpa che ha mantenuto la propria identità tra passato presente e futuro quella è la Tabi: le calzature tradizionali giapponesi diventate un accessorio unico nel suo genere.

La loro storia inizia nel Paese del Sol Levante verso il XV secolo. Originariamente venivano chiamate Tambi dal giapponese ‘strato di pelle’ e nascono come calze allo scopo di tenere l’alluce separato dalle altre dita del piede in modo tale da essere indossate con le ciabatte tradizionali. Tale forma si pensava aumentasse l’equilibrio e il movimento, contribuendo inoltre ad allontanare eventuali pensieri erotici suscitati dalla vista dei piedi.
Questi calzini inizialmente erano indossati dall’alta società e solo successivamente anche dalla working class. Il loro colore indicava lo status gerarchico, oro e viola erano riservati ai vertici, il blu alla working class e bianco per le occasioni speciali. Nel 1921 le Tabi si arricchiscono di una suola in gomma e dettagli come bottoni e chiusure metalliche che le rendono delle vere e proprie calzature. Ciò accade grazie al fondatore dell’azienda Bridgeston Tokujirō Ishibashi che fu il primo ad introdurle. Da qui presero il nome di Jika-Tabi letteralmente ‘contatto con il suolo’ e iniziarono a diffondersi velocemente anche per la comodità dello split toe.

Come sono arrivate a Maison Margiela?

Maison Margiela è la casa di moda di lusso francese fondata dal designer belga Martin Margiela e Jenny Meirens nel 1988 con sede a Parigi. Lo stilista che spesso si è ispirato alla moda giapponese ha iniziato a lavorare su questo tipo di silhouette al ritorno di un suo viaggio in Giappone. L’obiettivo era quello di creare delle scarpe invisibili dando l’illusione di un piede nudo che cammina appoggiato su un grosso tacco tondo. Accade così che in occasione della PE 98 le modelle sfilano con il volto coperto da un velo in tulle e scarpe tinte di vernice rossa: le Tabi. Passerella che segna il debutto di Margiela ma anche quello dei Tabi Boots che generano opinioni contrastanti nel pubblico e nella stampa dell’epoca. Il successo arriva quando l’imprenditore Geert Bruloot, proprietario del primo store a vendere i Tabi ad Anversa, ne nota il potenziale. Qui Bruloot presenta a Margiela un artigiano italiano di nome Zagato e così iniziarono a creare i primi pezzi limitati. Con il passare del tempo questa calzatura è entrata a far parte dell’immaginario collettivo trasformandosi in uno degli accessori più chiacchierati.

Le Tabi oggi

Le Tabi sono diventate l’inconfondibile simbolo della maison, iconiche grazie al design unico. La loro evoluzione le ha portate oggi ad essere presenti in diverse forme e stampe. Tra l’altro possiamo vederle ai piedi non più solo di pochi appassionati ma di chiunque rimanga incantato dalla loro stranezza. Belle o brutte, amate o odiate in ogni caso, almeno una volta nella vita ci siamo fermati ad osservarle.

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