Tapestry, multinazionale newyorkese proprietaria di brand come Stuart Weitzman, acquista per 8,5 miliardi di dollari Capri Holdings acquisendo perciò brand del calibro di Versace e Jimmy Choo.
Siamo agli albori di un nuovo colosso del lusso, questa volta made in USA: Tapestry. Multinazionale statunitense che opera nel settore della moda e del lusso con un ricavo di 12 miliardi di dollari. La holding ha appena concluso una trattativa che gli ha permesso l’acquisto di un altro colosso della moda americano: Capri Holdings. Per 8,5 miliardi di dollari Tapestry aggiunge al suo, già ricco, portafoglio di brand uno dei più grandi nomi del made in Italy: Versace, e con lui anche jimmy Choo e Michael Kors. Il gruppo prevede, con questa acquisizione, di realizzare entro tre anni circa 200milioni di dollari. Una realtà che conterà più di 33mila dipendenti e che è stata definita da Joanne Crevoiserat, CEO di Tapestry:
“Una piattaforma di coinvolgimento di consumatori dinamica e basata sui dati che promuove innovazione, agilità e solidi risultati finanziari“.
Per Capri Holdings questa è un’opportunità volta ad espandere l’impatto globale dei suoi brand attraverso maggiori risorse. Frutto dell’acquisizione da parte di Tapestry definita dall’amministratore delegato di Capri Holdings come una testimonianza dei traguardi raggiunti negli anni.
Ma cos’è una holding?
Sono lontani i tempi in cui la moda era formata da piccole aziende familiari. Sono lontani i tempi in cui la moda era chiusa negli atelier dei sarti. Il mondo della moda oggi è, più che mai, globalizzato. Tanto che ad occuparsi dei brand che portano nomi altisonanti, spesso, sono terze persone e non più i fondatori. Per questo motivo oggi non si parla quasi più di singoli brand, piuttosto di holding. Grandi gruppi multinazionali che gestiscono per mezzo di partecipazione o quote altre società. Il mondo del made in Italy, così come lo conoscevamo ai suoi primordi negli anni 70, è stato quasi del tutto risucchiato da questo tipo di sistema, tanto che i marchi di proprietà italiana si contano, tristemente, sulle dita di una mano.
Sono tre i principali gruppi che si occupano di lusso, e oggi si aggiunge alla lista un quarto: Tapestry. Caposcuola è senza dubbio LVMH di proprietà di uno degli uomini più ricchi al mondo: Bernard Arnault. Il gruppo possiede, tra i tanti brand: Louis Vuitton, Fendi, Dior e Loro Piana, solo per citarne alcuni. Eterno rivale è, senza dubbio, Francois Henri Pinault di Kering, padre di nomi quali Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta, sempre per citarne alcuni! A seguire, discostandosi leggermente per categoria merceologica, è Richemont, holding svizzera madre di brand di hard luxury specializzati in gioielleria ed orologeria come Cartier e Montblanc.
All’interno di una holding è certamente più semplice crescere e sopperire ai problemi. È interessante notare, infatti, come all’interno della “Top 10 most valuable luxury&premium brands 2023” stilata dalla Brand Finance, su 8 brand di moda citati 5 facciano parte delle holding sopra elencate.

E quindi chi sono i superstiti italiani?
Si contano veramente sulle dita di una mano i pochi nomi del made in Italy che non hanno abbandonato il Bel Paese. A rimanere ancorati alle loro radici sono grandi nomi come Prada, la signora che non abbandonerebbe mai la sua amata Milano, Re Giorgio Armani e il magico duo siciliano Dolce&Gabbana. Anche in Italia, di certo, non mancano holding come il gruppo Aeffe di proprietà di Alberta Ferretti e il gruppo Max Mara che possiede al suo interno brand luxury e non solo. Vanto italiano è anche, senza dubbio, uno dei brand più desiderati del momento: Diesel di proprietà dell’imprenditore Renzo Rosso.
Il mondo della moda è senza dubbio cambiato abbandonando la sua dimensione familistica e abbracciando una struttura maggiormente legata al mondo imprenditoriale. Per certi versi una conquista di potere economico, per altri una perdita di quella magia legata agli atelier lontani dai ritmi dell’economia e vicini a quelli dei sogni.


