L’inclusività: DNA dello skate

da | LIFESTYLE

L’inclusività è DNA dello skate da sempre, da molto prima che questa parola diventasse trend.

Se è vero che inclusione è la parola del momento, lo skateboard lo aveva già fatto prima. Proprio negli anni Settanta, ed ancor più indietro nel tempo in California, dove questa disciplina è nata. Prima solo per divertimento e poi per sport. Il senso di tutto insomma gira attorno ad una comunità legata, esclusivamente, da una tavola di legno a 4 ruote. Che fa dell’inclusione il suo scheletro, il principio fondante. Sin dagli inizi.

I ragazzi dello Zephyr Team

Skate Lampugnano

La disciplina prende forma negli Anni Sessanta, quando i ragazzi dello Zephyr Team (ovvero Stacy Peralta, Jay Adams e Tony Alva) cominciano a segnare l’evoluzione di uno strumento che per 20 anni era stato considerato un semplice gioco da ragazzi. Più tardi Tony Hawk, atleta e attore, porta la tavola a rotelle ad avere una diffusione globale. Anche per il fatto di essere il primo skater capace di eseguire una giravolta di due rotazioni e mezzo in una gara.  Ma è con Rodney Mullen che il valore dell’inclusione si afferma definitivamente: nonostante soffra di autismo, sconvolge i canoni della disciplina inventando i trick che hanno reso celebre questo sport.

Skate Lampugnano

Nessuno escluso

“Il più grande ostacolo alla creatività è rompere le barriere dell’impossibile” diceva Mullen. Con la consapevolezza di un percorso, di vita e di sport, fatto di sconfitte e di grandi rivincite. E’ è lui, dunque, il simbolo dell’inclusività nello skate, di un mondo fatto dagli ultimi per gli ultimi che non accetta emarginazioni. Ed è grazie a lui che azzerare le barriere, anche quelle architettoniche, diventa poi la missione di Felipe Nunes, brasiliano di nascita, campione senza gambe. Uno dei più acclamati specialisti del settore che trasforma la disabilità in forza, in uno stimolo per imparare. Perché cadere, nello skate, è molto meglio di non provare. E in ogni caso ci sarà sempre qualcuno a darti una mano per rialzarti.

Skate Centrale

Nello skate allora non c’è spazio neppure per la discriminazione di genere e l’omostransfobia, e di questo ne è bandiera Efron Danzig. Un atleta che sta affrontando il percorso di transizione di genere e che resta un punto di riferimento per gli appassionati. Stimato per la sua audacia e soprattutto per aver assecondato la sua vera identità. E sono tutti esempi, questi, di curve e di salti nel vuoto. Di come esista una comunità di persone legate da una passione, nella quale anche chi ha subito in qualche modo violenza, fisica o morale, non vuole esserne attore. E alla fine, in un mondo di aperture spesso forzate e monetizzate, lo skate è uno spiraglio di luce che fa dell’inclusione il proprio DNA.

Skate Lampugnano

In collaborazione con Filippo Cancellier

foto: Filippo Cancellier