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Ultra Violet è Color of the Year 2018 secondo Pantone

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Si chiama Ultra Violet e corrisponde al codice 18-3838: è il colore che il Pantone Color Institute ha scelto per il 2018 e che influenzerà ambiti tra i quali figurano moda e design.

Il Pantone Color Institute offre servizi di consulenza che includono previsioni sulle tendenze e ricerche sulla psicologia del colore: ogni fine dicembre, l’azienda indica la tinta che contraddistinguerà l’anno successivo e così Ultra Violet prende il posto di Greenery, il tono di verde che è stato il colore-simbolo per il 2017.

Ultra Violet

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Color of the Year viene scelto da un team di professionisti in grado di individuare le tendenze cromatiche in svariati settori: quest’anno tocca a Ultra Violet, varietà di viola con una forte predominanza di blu.

Il viola viene spesso associato al soprannaturale, alla spiritualità e al misticismo: per alcune religioni è il colore del lutto, del cordoglio e della penitenza.

È anche alla base di alcune superstizioni: per esempio, il viola è considerato di cattivo auspicio nel mondo dello spettacolo e in particolare a teatro.

Tutto nasce nel Medioevo quando, nei quaranta giorni della Quaresima contraddistinti dai paramenti liturgici di colore viola, tutte le rappresentazioni teatrali venivano vietate: ne derivava un periodo di disagio economico per gli attori che, naturalmente, vivevano di quel guadagno e l’avversione verso il viola rivela in questo caso motivazioni storiche precise.

Il viola è stato il colore delle suffragette, termine con il quale si indicavano le appartenenti ai movimenti nati per ottenere il diritto di voto per le donne (dalla parola suffragio nel suo significato di voto): le suffragette indossavano spesso il viola insieme al bianco, la purezza, e al verde, la speranza.

Il viola è anche simbolo di sperimentazione, controcultura, anticonformismo e genialità artistica.

Viene naturale l’associazione con Prince e con la sua Purple Rain (letteralmente pioggia viola), il brano musicale pubblicato come singolo nel 1984 nonché title track dell’omonimo album: proprio nel 2018, Prince avrebbe compiuto 60 anni ed è bello pensare che la scelta del viola come colore dell’anno possa essere una sorta di omaggio al genio di Minneapolis.

Hillary Clinton scelse il viola per il suo Concession Speech, il discorso di resa tenuto il 9 novembre 2016 a New York in seguito alla sconfitta elettorale contro il repubblicano Donald Trump, attuale presidente degli Stati Uniti d’America.

Per tale discorso, la candidata democratica optò per un completo pantalone firmato Ralph Lauren con revers e blusa di seta declinati in un intenso viola, la stessa sfumatura della cravatta indossata dal marito Bill.

Scelta casuale? Non secondo molti giornalisti e osservatori politici, visto che tale tinta ha significati sociali e culturali: non solo, è anche il colore che si ottiene quando si combinano il blu, tinta della calma, e il rosso, tinta dell’energia, e blu e rosso sono, rispettivamente, i colori che negli Stati Uniti rappresentano democratici e repubblicani.

«La nostra nazione è più profondamente divisa di quanto pensassimo, ma credo ancora nell’America e ci crederò sempre. Se ci credete anche voi, dobbiamo accettare questo risultato e guardare al futuro.»

Così disse la Clinton quel giorno: il viola da lei scelto non simboleggiava dunque né cordoglio né penitenza, bensì una ritrovata voglia di coesione pur partendo da elementi innegabilmente e profondamente differenti. La sua fu un’ottima dimostrazione di coerenza tra linguaggio verbale (le parole pronunciate) e non verbale (gli abiti scelti).

In definitiva, il viola è un colore affascinante e dalle molteplici implicazioni: Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute, afferma che potrà «illuminare il percorso verso ciò che deve ancora venire», mettendo in evidenza il fatto che il Colore dell’Anno diventa un riflesso del momento in cui viviamo ed è in grado di rappresentare e raccontare il mondo contemporaneo e i suoi umori.

Moda e design hanno prontamente abbracciato la tendenza: fioccano proposte di abiti e accessori in vibranti toni di viola, nascono oggetti e complementi d’arredo che da soli illuminano una stanza e pennellate di Ultra Violet non mancheranno tra i capelli e nel make-up.

Emanuela Pirré

 

Le foto provengono dal sito Pantone https://www.pantone.com/

Potete trovare altre ispirazioni a proposito del colore Ultra Violet nella pagina Facebook di Pantone https://www.facebook.com/PantoneColor

 

Pitti Uomo Live Now

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Al via la 93° edizione di Pitti Immagine Uomo: l’appuntamento fieristico per eccellenza dedicato alla moda maschile.

Anche quest’anno la Fortezza da Basso a Firenze torna ad ospitare  Pitti Immagine Uomo, l’appuntamento fieristico per eccellenza dedicato alla moda maschile, che giunge alla sua 93°edizione.

Per l’occorrenza questa stagione la Fortezza da Basso si trasforma in un Film Festival, con gli stili delle sue diverse sezioni da interpretare come generi diversi – dai thriller ai film d’avventura, d’azione e sportivi alle spy-stories – e con i padiglioni che diventano sale in cui godersi lo spettacolo. Un progetto con layout e
direzione creativa firmati dal lifestyler Sergio Colantuoni.

“Ogni edizione di Pitti Uomo è sempre un grande film sulla moda maschile – dice Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine– che ha per protagonisti marchi, buyers, giornalisti, influencere visitatori da tutto il mondo. Ma questa volta trasformiamo il salone in una rassegna cinematografica: sarà come partecipare a un grande festival di cinema, che racconta in modo unico e coinvolgente le sue sezioni al pubblico internazionale. Ci immergeremo in un animato movietheatredistrict, in cui si annunciano i blockbuster ma anche i film cult e le pellicole indipendenti”. 

Il tema, che caratterizza il salone di questa stagione, è stato lanciato in modo virale attraverso unnuovo digital art project, per la cui realizzazione Pitti Immagine ha richiesto la collaborazione di alcuni tra i più talentuosi video maker del momento. Sono state inoltre lanciate 40Stories – dallo stile grafico, iconico-centrico e scanzonato – ispirate a 40 film famosi, da “Rocky” a “Memorie di una Geisha”, da “Forrest Gump” a “A qualcuno piace caldo”, condivise sugli account di Pitti con l’hashtag#PittiLiveMovie.

Un’edizione, dunque, ricca d’innovazione ma anche di eventi, nuovi arrivi e ritorni, come ad esempio quello di Corneliani che rinnova la sua presenza al salone presentando le collezioni A/I 2018-19 Corneliani e CC Collection Corneliani. Una doppia esposizione per introdurre al pubblico l’universo del brand e il suo stile in continua evoluzione.

Birkenstock con uno spazio espositivo all’interno dell’area degli Archivi 3: ci introdurrà nell’universo stilistico del brand attraverso la presentazione della collezione A/I 2018 e mostrerà, in anteprima, il cortometraggio firmato da Dan Tobin Smith.

Grazie all’accordo tra Pitti Immagine e Tokyo Fashion Award – seconda puntata di una lunga serie di collaborazioni – saranno visibili in uno spazio dedicato all’interno di TOUCH, le collezioni di 6 talentuosi brand emergenti dal Giappone, selezionati da una prestigiosa giuria. I nomi: Body Song, Children of the Discordance, Digawel, F/CE, Kuon e Soe.

Il brand olandese DENHAM the Jeanmaker, leader nella produzione di denim, celebrerà il suo 10°anniversario, con il lancio del libro “A Decade of DENHAM” e la presentazione di tre modelli di jeans, in collaborazione con Candiani, storica azienda tessile italiana, leader nel campo del denim, che nel 2018 festeggia il suo 80° anniversario.

Questa edizione vedrà anche la partecipazione di Karl Lagerfeld che presenterà la nuova collezione maschile, in uno spazio espositivo all’interno della Sala dell’Orologio alle Costruzioni Lorenesi.

Al primo piano delle Costruzioni Lorenesi, T-Michael – designer conosciuto per l’innovazione nelle sue creazioni bespoke – presenta “5 CURATORS/ ONE SPACE/”: cinque fashion insider e designer – Gerold Brenner, Tom Stubbs, Harris Elliott, NoriakiMoriguchi e T-Michael, selezionati da quest’ultimo – raccontano l’abilità creativa di 9 brand, in uno spazio che riflette lo zeitgeist dello stile contemporaneo. I brand coinvolti: SoarRunning, Bianca Saunders, Infundibulum, Labrum., Neat, NorwegianRain, T-Michael, Y. &Sons e Marc Point.

Sintesi dell’evoluzione contemporanea del brand, collegamento tra passato e futuro, la nuova collezione Best Company by Olmes Carretti sarà presentata in anteprima a Pitti Uomo. Protagoniste le iconiche felpe con una capsule Spring-Summer che accompagnerà la collezione F/W 2018, introdotta da una campagna firmata da Oliviero Toscani.

foto http://www.pittimmagine.com

Nicola Ievola

I British Fashion Awards amano e premiano la moda italiana

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Milano, Parigi, Londra, New York: le fashion week si moltiplicano, nel tempo, in tutto il mondo, eppure sono ancora queste le vere capitali della moda.

Le quattro città giocano un ruolo fondamentale e hanno caratteri profondamente diversi, così come diverso è il loro approccio alla moda e diversa è la visione: in questo risiede la ricchezza, nel fatto che – tutte insieme – riescano a comporre un quadro che racconta le molteplici sfaccettature del vestire contemporaneo.

In una cosa, però, le quattro città e irispettivi Paesi si assomigliano: in tutti esiste un ente che si occupa in maniera specifica e sistematica della promozione del settore moda.

Camera Nazionale della Moda Italiana, Fédération de la Haute Couture et de la Mode, British Fashion Council, Council of Fashion Designers of America: i quattro enti (rispettivamente italiano, francese, britannico e statunitense) non hanno scopo di lucro ma ne hanno uno ben più importante, quello di difendere e diffondere il patrimonio culturale di ogni Paese rispetto alla materia moda.

Non solo, i quattro enti lavorano insieme per darsi reciproco supporto e per creare un network internazionale di eccellenza che sia in grado di portare avanti tradizione e progresso allo stesso tempo: in questa ottica, vengono concertate le fashion week e vengono realizzate alcune manifestazioni il cui scopo è assegnare premi orientati a valorizzare il meglio della moda internazionale.

Il British Fashion Council(BFC in acronimo) ha appena celebrato i suoi Fashion Awards 2017, in partnerhip con Swarovski: i vincitori sono stati premiati il 4 dicembre durante una cerimonia di gala che si è tenuta presso la Royal Albert Hall di Londra.

Lanciati nel 1986, i Fashion Awards sono diventati uno dei premi più prestigiosi in Europa, una sorta di Oscar della Moda: l’evento ha anche il merito di raccogliere fondi per finanziare le future generazioni di talenti.

La giuria dell’edizione 2017 si è avvalsa di 2mila addetti ai lavori (tra cui giornalisti, esperti del retail e specialisti della creatività) provenienti da oltre 38 Paesi di tutto il mondo.

Tra le categorie più seguite della manifestazione, figurano due premi molto ambiti: quello per lo stilista e quello per il business leader dell’anno.

Le nomination per la categoria International Designer of the year vedevano quest’anno ben due italiani tra i cinque finalisti, ovvero Alessandro Michele per Gucci e Maria Grazia Chiuri per Dior: Alessandro Michele era inoltre in lizza anche per la categoria Accessories Designer of the Year.

Un altro italiano, Marco Bizzarri, CEO di Gucci, era invece in lizza nella categoria Business Leader.

Com’è andata?

Com’è infine andata per l’Italia nel corso della serata del 4 dicembre, presentata dall’attore Jack Whitehall e dalla top model Karlie Klossal cospetto di una platea di circa 4mila ospiti?

Per il nostro Paese i premi sono stati infine ben tre, quello riconosciuto a Marco Bizzarri – che ha vinto nella sua categoria – nonché due premi speciali e prestigiosi riconosciuti a Donatella Versace e a Maria Grazia Chiuri: la maison della Medusa e il suo direttore artistico hanno vinto il premio Fashion Icon,mentre al direttore creativo di Dior è andato invece lo Swarovski Award For Positive Change.

Sul palco della Royal Albert Hall, Donatella Versace ha ritirato il Fashion Icon Award, assegnatole in un anno molto speciale: nel 2017 ricorrono infatti i 20 anni dalla scomparsa del fratello Gianni. Inoltre, la maison celebrerà nel 2018 il 40esimo anniversario dalla fondazione.

La motivazione del premio è duplice: da una parte, è stato riconosciuto il ruolo attivo della designer nel proteggere l’eredità del fratello Gianni; dall’altra, il merito coincide con la capacità di far apparire powerful tutte le donne.

E proprio grazie al contribuito prestato a quello che viene oggi chiamato women empowerment, Maria Grazia Chiuri si è invece aggiudicata lo Swarovski Award for Positive Change: consegnato per la prima volta lo scorso anno a un’altra importantissima figura italiana, Franca Sozzani, il premio desidera riconoscere i personaggi che hanno avuto un ruolo chiave nella società.

Il premio è ben meritato: la Chiuri – prima designer donna nella storia di Dior – ha saputo portare in passerella il dibattito sull’emancipazione, legando moda e femminismo in risposta all’attuale clima politico e sociale.

A lei si deve anche la capacità di aver saputo traghettare la maison Dior verso una dimensione più attuale e contemporanea, avvicinando il marchio al pubblico dei Millennials senza però snaturarne l’essenza, grazie a una nuova idea di lusso in cui lo sportswear non rinnega gli abiti da sera.

La moda italiana, insomma, ha dimostrato ancora una volta di avere un ruolo importante e di essere in grado – grazie ad alcuni dei suoi protagonisti – di incontrare il gusto e l’apprezzamento di un pubblico internazionale, così come hanno ben dimostrato nomination e premi di questa edizione dei British Fashion Awards.

Emanuela Pirré

 

Il sito dei Fashion Awards

Il sito del British Fashion Council – BFC

La pagina Facebook

L’account Instagram:

Le foto provengono dalla pagina Facebookdel BFC

Christian Dior, lo stilista del sogno, e i 70 anni del New Look

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Il 2017 è l’anno di Dior: mentre l’iconico e imperituro New Look ha compiuto 70 anni a febbraio, lo scorso 24 ottobre è stato invece il 60esimo anniversario della scomparsa di monsieur Christian Dior, creatore e fondatore dell’ormai leggendaria Maison.

Nato il 21 gennaio 1905 a Granville, città situata in Normandianel nord della Francia, ma poi cresciuto nel sud, vicino a Grasse, il couturier si spense prematuramente a Montecatini Terme il 24 ottobre 1957, a soli 52 anni e a causa di un infarto: il grande successo era arrivato per lui nel 1947, soltanto dieci anni prima, eppure quel decennio gli fu sufficiente per cambiare i codici della moda femminile dell’epoca e per lasciare un segno indelebile.

Christian Dior, figlio di un industriale, era però destinato a un’altra carriera, quella diplomatica.

Assecondando il desiderio dei propri genitori, frequentò infatti l’Écoledes Sciences Politiques: alla fine, lasciò però gli studi e, grazie all’aiuto del padre, nel 1928 riuscì ad aprire una piccola galleria d’arte che però dovette chiudere pochi anni dopo a causa del crollo dell’azienda di famiglia.

Dal 1937 al 1939, Dior lavorò con Robert Piguet, stilista e profumiere svizzero, finché non fu chiamato per il servizio militare: nel 1942, cominciò a lavorare nella casa di moda di Lucien Lelong presso la quale lui e Pierre Balmain diventarono i principali stilisti.

Nell’ottobre 1946,lo stilista aprì infine un suo atelier a Parigi con l’aiuto finanziario di Marcel Boussac, il re del cotone; da lì, un anno dopo, riuscì nell’impresa di rivoluzionare la moda degli Anni Quaranta introducendo un’idea di femminilità e uno stile completamente nuovi.

Il 12 febbraio 1947, il 42enne Christian Dior presentò la sua collezione Corolle nei saloni dell’atelier di Avenue Montaigne pieni, per l’occasione, di fiori: la collezione era fatta di abiti ricchi e romantici che ottennero una popolarità istantanea.

La donna presentata da Dior aveva spalle arrotondate rispetto a quelle imbottite precedentemente in uso; la gonna lunga a forma di corolla arrivava a venti centimetri dal suolo; il punto vita era stretto, ottenutotramite un leggero bustino, la guêpière; tessuti raffinati e costosi avevano sostituito il panno usato durante la Seconda Guerra Mondiale.

CarmelSnow, storica redattrice della rivista statunitense Harper’s Bazaar,parlò di Dior utilizzando il termine New Look, espressione in lingua inglese adottata per definire ciò che ella considerava il massimo della Haute Couture francese.

La celebre giornalista credeva nel talento di Dior che aveva notato fin dal 1937 con un modello disegnato per Robert Piguet e il New Look, la novità della quale lei annunciava la nascita, fu come una detonazione.

La Grande Guerra era finita da due anni e, con la sua collezione Corolle, Monsieur Dior voleva segnare una svolta lasciando al passato restrizioni e austerità: l’abbondanza di stoffa dei suoi modelli fu in effetti di non poco aiuto alla ripresa dell’industria tessile.

Il couturier intendeva restituire alle donne il gusto di piacersi e di piacere, gusto che era stato sacrificato dalla guerra.

«Volevo che gli abiti fossero modellati sulle curve del corpo femminile. Sottolineavo la vita e i fianchi, mettevo in evidenza il seno. Per dare più struttura ai miei modelli, feci foderare tutti i tessuti di percalle o taffetà, riprendendo una tradizione da tempo abbandonata.»

Così dichiarò Christian Dior.

Ma il suo spirito innovativo non si esaurì certo con la creazione della collezione Corolle: da allora, ogni anno, immise sul mercato nuove idee, creando una continua attesa.

Nel 1949 fu la volta di una linea a pannelli intercambiabili; nel 1950 la linea verticale portò le gonne a tubo; nel 1951 la linea diventò lunga con gonne strutturate per dare più slancio al busto; nel 1952 la linea divenne sinuosa con la vita sciolta e la gonna più corta; nel 1953 la linea tulipano valorizzò il seno; nel 1954 la linea a H uniformò invece il seno alla linea del corpo; nel 1955 la linea ad A portò gonne ampie e spalle strette; nel 1956 la linea a freccia assottigliò la figura; nel 1957, infine, apparve la linea a sacco.

Christian Dior fu anche tra i primi couturier ad associare in maniera sistematica accessori e vestiti: ai modelli affiancò infatti scarpe, borse, foulard, profumi e perfino lo smalto per le unghie.

Sempre nel 1947, per esempio, vide la luce Miss Dior, primo profumo della Maison: prendeva il nome da Catherine, la sorella del couturier.

Proprio per festeggiare i 70 anni – ormai 71 – dalla fondazione della maison e dal lancio del New Look, il prestigioso Muséedes Arts Décoratifs di Parigi ha inaugurato una mostra intitolata Christian Dior, couturier durêve ovvero lo stilista del sogno.

La retrospettiva – iniziata lo scorso 7 luglio e aperta fino al 7 gennaio 2018 – include non solo i capi, ma anche fotografie e documenti, da illustrazioni, schizzi e pubblicità fino a reportage di moda, oltre a un’ampia gamma di accessori, borse, scarpe, cappelli, gioielli e boccette di profumo.

I curatori Florence Müller e Olivier Gabet hanno progettato la mostra installando dipinti e oggetti d’arte che dialogano con sette decenni di creazioni Dior e hanno inserito nel percorso espositivo più di 300 capi: l’esposizione annovera così modelli disegnati non solo dal fondatore, ma anche dagli stilisti che si sono succeduti alla guida della maison dopo di lui.

Diorè infatti sopravvissuta alla scomparsa del suo fondatore e, oggi, è uno dei marchi globali di lusso dalla holding LVMH: dopo Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano e Raf Simons, vede attualmente una donna nel ruolo di direttore creativo.

Si tratta dell’italiana Maria Grazia Chiuri che, dal 1999 al 2016, ha lavorato per Valentino in coppia con Pierpaolo Piccioli: la Chiuri è la prima donna in una dinastia di soli uomini e c’è da scommettere che – come ha già dimostrato di poter fare – continuerà a tenere viva quell’attesa che Monsieur Dior fu capace di creare.

Emanuela Pirré

La mostra al Muséedes Arts Décoratifs

In foto: scenografie dell’esposizione Christian Dior, couturier durêve © Le arti decorative, Parigi  foto @LucBoegly – dalla pagina Facebook del Museo

Street Art for #NOWgenerations #Texture

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Dalla passerella alla strada

Accademia del Lusso continua a supportare il talento e la creatività delle giovani generazioni, con un progetto multimediale e poliedrico che approderà a Milano in occasione  della Milano Fashion Week di Settembre. L’evento fa parte del concept #NOWgenerations: dalla sfilata di moda innovativa alle espressioni più contemporanee dell’arte. Il filo conduttore è la moda spontanea, multietnica e generazionale, che non abbia vincoli di età ed espressione della propria creatività. Una moda che non sia elitaria, nonostante l’alto tasso di artigianalità e ricerca.

 

Dopo una severa selezione di 18 designers che fossero in grado di rispecchiare al meglio queste richieste si è creata una sfilata non convenzionale, in cui i protagonisti principali -oltre agli abiti- sono stati i modelli non professionisti, di tutte le età e nazionalità. Dopo la sfilata si è voluto portare avanti questo nuovo modo  di vedere la moda, coinvolgendo un artista, anche lui unconventional. Uno street artist, Ascanio, che per scelta vuole che l’arte sia accessibile e visibile ai più, non chiusa in un museo o in una galleria, e che possa abbellire e ridare dignità anche ad un quartiere periferico. Un’unione di intenti quella tra Accademia del Lusso e Ascanio che ha prodotto opere uniche, non banali.

Non si è scelta la via della semplice reinterpretazione degli abiti attraverso illustrazioni di moda, ma si è voluto centrare l’obiettivo primario del lavoro degli studenti/designers: il recupero dell’artigianalità attraverso la lavorazione delle superfici tessili. Nasce così una vera e propria performance artistica, in cui textures e decori degli outfit ispirano opere di strada vivide e contemporanee, in cui si filtrano attraverso una lente dettagli e preziosismi che sono il frutto di ore e ore di lavorazione. Close-ups su lavorazioni uniche, trasformate in manifesti del potere creativo dei nostri giovani talenti.

 

Sarà possibile partecipare alle street art performances che si terranno in varie zone chiave di Milano  (via Tortona, Alzaia Naviglio Grande, via Bergognone, corso Como, corso Buenos Aires, largo Isarco. Per maggiori dettagli vedi mappatura) dal  13 al 24 settembre, nel periodo che precede e che ospita uno degli eventi più importanti milanesi, ossia la Milan Fashion Week. In queste date e in varie location l’artista riprodurrà le sue creazioni live, accompagnato da studenti e modelle, che indosseranno i capi, creando un vero e proprio flashmob per chi ama la moda, l’arte e tutto ciò che è espressione di creatività.

Chiunque lo desideri può prendere parte all’evento, persino i passanti saranno invitati a farlo, e  ci saranno servizi fotografici in cui tutti potranno essere testimonial.

Barbara Sordi

Guarda qui il video della sfilata Street Art for #NOWgenerations #Texture

Street Art accademia del lusso Street Art adl Street Art #NOWgenerations

 

#NOWgenerations: INTERVISTA AI DESIGNERS

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studente accademia del lusso
Nadia El Mahmi Foto: di Sarah Tarves

Nadia El Mahmi (Fashion Product Design sede Milano): Origini magrebine e poco più di 18 anni, un talento incredibile e tanta voglia di fare. Questa è Nadia, un vulcano di idee e una determinazione che farebbero impallidire anche i designers più navigati. ‘Averla selezionata per la sfilata finale è stata una scelta vincente per ADL perché ha riportato in primo piano il piacere del DIY più artistico e della voglia di sperimentare che è fondamentale per chi ama questo mestiere. Nadia ci ha affascinata con i suoi mille talenti: dal crochet alla maglieria, dalla tintura artigianale al gusto tra il vintage e l’ultramoderno. ‘ (Barbara LG Sordi, Direttrice creativa di #NOWgenerations e Responsabile Didattica di Accademia del Lusso Milano).

 

Come descriveresti l’esperienza della sfilata #NOWgenerations?

Ho trovato quest’esperienza molto istruttiva; quanto ho avuto l’opportunità di mettere in pratica ciò
che mi é stato insegnato dal lato teorico.

Quale dei tuoi outfit preferisci?

Il mio outfit preferito é quello dell’uomo maturo (indossato da Massimo Donizelli, architetto e docente di Interior Design in ADL Milano, ndr Foto n.1).

Quale degli outfit degli altri designers ti ha colpito maggiormente?

Mi ha impressionato molto l’outfit uomo della stilista Angelica Barbieri (Foto n.2).

Cosa credi ti abbia segnato maggiormente dal punto di vista professionale e personale?

Mi ha insegnato l’importanza del lavoro di squadra e del rispetto delle consegne.

Quale professione vorresti fare ‘da grande’?

La stilista di moda.

Reputi che il percorso formativo intrapreso in Accademia Del Lusso e l’esperienza della sfilata ti saranno utili per la tua carriera professionale?

Certamente, mi hanno dato tutte le basi necessarie per intraprendere questo mio percorso.

Foto: courtesy of Cui Kaixuan
Foto 1:  di Cui Kaixuan
Foto2: courtesy of Cui Kaixuan
Foto 2:  di Cui Kaixuan
Foto 3 Courtesy of Cui Kaixuan
Foto 3:  di Cui Kaixuan
Foto 4: di Sarah Tarves
Foto 4: di Sarah Tarves

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTERVISTE AI DESIGNER DI #NOWGENERATIONS

in Fashion/News ADL by

La prima di una lunga serie di interviste che la redazione di ADL MAG ha fatto a tutti gli studenti partecipanti al contest #NOWGENERATIONS di Accademia del Lusso. Vi racconteremo la loro avventura durata mesi tra ansie e paure, gioie e soddisfazioni… A tu per tu con la designer Gloria Campanella

  1. Come descriveresti l’esperienza della sfilata #NOWgenerations? Descriverei l’esperienza della sfilata come impegnativa ma altamente formativa sia a livello professionale che personale. Mi ha permesso di crescere, di mettermi alla prova e di constatare, in prima persona, quanto lavoro ci sia per preparare una sfilata. Un’esperienza unica e soddisfacente!
  2. Quale dei tuoi outfit preferisci? Il mio outfit preferito è quello indossato dalla modella young perché, grazie alle sue linee semplici ma rese grintose dalle frange che sottolineavano il movimento e la fluidità, ha permesso di esprimere la mia personalità e la mia visione stilistica.
  3. Quale degli outfit degli altri designers ti ha colpito maggiormente? Uno degli outfit che mi ha colpito maggiormente è sicuramente quello di Angelica Barbieri indossato dalla donna matura. Outfit semplice, decorato con meravigliosi fiori.
  4. Cosa credi ti abbia segnato maggiormente dal punto di vista professionale e personale? L’esperienza mi ha segnato molto di più dal punto di vista personale in quanto ho dovuto “dare il meglio di me” nell’ultima settimana, resistendo alla pressione e alle difficoltà dell’ultimo momento. Questa esperienza ha messo alla prova me stessa. Sono contenta e soddisfatta di esserci riuscita.
  5. Quale professione vorresti fare “da grande”? Un domani mi piacerebbe riuscire ad avere una mia linea di vestiti collezione donna e anche una linea di abiti da sposa.
  6. Reputi che il percorso formativo intrapreso in Accademia Del Lusso e l’esperienza della sfilata ti saranno utili per la tua carriera professionale? Penso che il mio percorso formativo e l’esperienza della sfilata siano stati un tassello indispensabile per il mio futuro. Tutto ciò mi ha fatto capire che sono sulla giusta strada per realizzarmi come designer…

Redazione

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Angelica Barbieri

NUOVI TALENTI

DESIGNER MODA

Gloria Campanella

GIOVANI STILISTI DI ACCADEMIA DEL LUSSO SFILANO A #NOWGENERATIONS

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Venerdì 10 Giugno sono stata alla sfilata di moda promossa da Accademia del Lusso, istituto italiano specializzato nell’ambito della moda e del design.

La sfilata 2016, dal titolo NOWGENERATIONS è stata preceduta da un fashion contest, promosso in tutte le sedi della scuola, che hai premiato i 18 migliori allievi.

Ciascuno dei giovani stilisti ha avuto l’opportunità di presentare una capsule collection di 3 look, con l’obiettivo di celebrare la bellezza trans-generazionale. Il risultato è strepitoso, l’esaltazione del fascino della giungla urbana.

A sfilare non solo modelle, ama anche gente comune, reclutata con un casting street.

Non stiamo parlando di una moda per pochi, una moda fata di modelli evanescenti e irraggiungibili, parliamo della moda di tutti i giorni, della moda per tutti, per tutte le costituzioni e per tutte le età, una moda capace di valorizzare l’unicità delle persone.

In perfetta coerenza con il tempa, la scelta della location: il nuovo palazzo della Regione Lombardia a Milano.

Lo show si è tenuto nella scenografica piazza antistante al grattacielo, altro oltre 160 metri, realizzato da Pei Cobb Freed & Partners, Caputo Partnership e Sistema Duemila.

Il complesso, che sorge sull’area precedentemente occupata dal cosiddetto Bosco di Gioia.

Inaugurato nel 2011, sta diventando nel corso degli anni uno dei centri focali della movida cittadina. Infatti vengono sempre più spesso organizzati eventi inerenti a sport, arte e moda.

Un’accoppiata vincente dunque che ha saputo esaltare al meglio la vera anima di NOWGENERATIONS: il legame fra passato e presente, rappresentato dalla riqualificazione, davvero ben riuscita, di uno spazio urbano ormai in disuso, e lo slancio verso il futuro, che non sono stati le vere star della serata, offuscando che la presenza di volti dello star system quali Sara Ventura, Giusi Ferrè, Matteo Osso e tanti altri.

Ringrazio la carissima Valentina, per avermi accolta in casa sua, lasciandomi questo spazio sul blog dove vi lascio la mia Top Five dei look presentati alla sfilata.

Alessandra Rossi Blogger di http://www.vfashionworld.com/it/

 

GIOVANI STILISTI DI ACCADEMIA DEL LUSSO

NEWGENERATIONS

NUOVI DESIGNER

ACCADEMIA DEL LUSSO FASHION SHOW 2016: #NOWGENERATIONS

in Fashion/News ADL by

Venerdì 10 Giugno 2016 Accademia del Lusso ha presentato, nella suggestiva cornice di Palazzo Lombardia, a Milano il FASHION SHOW 2016 dal titolo #NOWGENERATIONS. Un contest preshow ha premiato i 18 migliori allievi, che hanno avuto la possibilità di presentare una capsule collection di 3 look, pensati per celebrare la bellezza trans-generazionale: teen, young e mature. A sfilare non solo modelle professioniste, bensì un casting street per raccontare lo spaccato reale di chi la moda la vive ogni giorno.

La moda diventa così avanguardia: il mezzo eccellente per esprimere la bellezza tout court – che risplende tanto sulle riviste patinate quanto on the road – e che accompagna le varie generazioni di splendide creature. #NOWGENERATIONS significa presente, che si mischia al passato, e guarda al futuro. È la combinazione di contaminazioni eterogenee che si armonizzano in una visione positiva della moda. Il fil rouge che tiene insieme gli elementi è l’ Urban Folk, la ricerca di un messaggio estetico forte, perdurato nel tempo, che rivive e si reinventa nelle jungles più visionarie. Il mood parla di luoghi, culture e paesaggi sociali che vengono qui translati in texture materiche, decorativismi puri e percezioni di stile in continua evoluzione.

Marco Magalini Docente Accademia del Lusso

PALAZZO LOMBARDIA

#NOEWGENERATIONS

FASHION SHOW 2016

#NOWGENERATIONS. UN VIAGGIO SPECIALE

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L’evento di fine anno #NOWgenerations è stata un’emozione unica per chi, come me, ha potuto per mesi lavorare su questo progetto. Dal lancio del concept alla selezione dei bozzetti più significativi, dalle selezioni dei campioni di materiali e lavorazioni ai primi capi finiti, dalla decisione del line-up al casting e ai fitting: tutto è stato all’insegna della passione. La passione che contraddistingue chi ha la grande fortuna di poter realizzare i propri sogni, che in questo caso si traducono nel vedere le proprie idee prendere forma: quella di una giacca o di un vestito che rispecchia l’unicità della propria personalità.

Mesi di prove dalla sarta o nei laboratori organizzati a scuola, con l’aiuto prezioso non solo dei docenti ma anche di compagni volenterosi di far parte (anche non da protagonisti) di questa splendida kermesse che è stata la sfilata di fine anno accademico, nell’incredibile cornice di Piazza Lombardia e del Nuovo Palazzo della Regione a Milano. Una sfilata di talenti che da subito ha voluto essere una grande sfida per tutti, perché è stata concepita con la volontà di andare oltre gli schemi classici della moda a cui siamo ormai assuefatti. La sfida o meglio le sfide, per essere più precisi, sono state raccolte con grande professionalità e i risultati si sono potuti ammirare sulla passerella: capi pensati per generazioni diverse (prima sfida) ed indossati da modelli professionisti e non (seconda sfida). Anche la scelta della location (nata in maniera casuale dopo un Salone dello studente) ha voluto essere di rottura. Uno spazio open da creare da zero, in un contesto della nuova urbanistica metropolitana milanese. Perfetta per il mood urban folk delle capsule collections ma ostica per la parte tecnica dell’allestimento scenografico.

Chi ha compreso questa volontà è stato piacevolmente stupito, perché la maturità stilistica in ragazzi poco più che diciottenni è cosa rara. Un personaggio di calibro e grandezza nella moda come la giornalista Giusy Ferrè, che ringrazio a nome di Accademia del Lusso per essere stata presente, ci ha tenuto a complimentarsi di persona per il lavoro svolto; apprezzando in primis la decisione di essere fuori dagli schemi e dai cliché e per aver dato una visione più democratica della moda. E in più si anche divertita.

Personalmente ho ammirato la dedizione e l’impegno degli studenti, persino invidiato un pò la grande determinazione e la tenacia di alcuni di loro. Hanno davanti ancora tante esperienze da fare, ma certamente questa rimarrà una tappa fondamentale. Perché é proprio vero che la prima sfilata non si scorda mai. Non si scordano le notti insonni passate a ricucire capi smontati dopo un fitting, così come i flash della passerella fatta con un grande sorriso e le gambe tremanti.

Bravi ragazzi per quel che avete fatto e che farete. Grazie ADL per averci supportato in questo bel viaggio. #NOWGENERATIONS!

Barbara Sordi

Direttore didattico Accademia del Lusso

#NOWGENERATIONS

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