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Alberta Ferretti per Alitalia, il Made in Italy… prende il volo, letteralmente

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Alberta Ferretti è stata incaricata di disegnare le nuove divise Alitalia: così si leggeva in una nota ufficiale della compagnia aerea dello scorso novembre.

Proprio in quei giorni, infatti, la celebre stilista aveva accettato di collaborare al restyling dell’immagine di Alitalia, garantendo a tutto il personale, di volo e di terra, comfort, praticità, benessere e qualità in ogni occasione lavorativa e in tutte le stagioni.

Il compito preso in carico da Alberta Ferretti è importante: le divise indossate dal personale di volo della compagnia di bandiera rappresentano un ottimo modo di far prendere il volo – letteralmente! – al Made in Italy, veicolando in maniera estremamente concreta i concetti chiave che caratterizzano la nostra idea di moda, proprio come ha affermato la stilista stessa nella sua dichiarazione ufficiale.

«Alitalia è un simbolo iconico e istituzionale del nostro Paese. Per questo ho subito accettato con entusiasmo la proposta di disegnare le nuove divise della compagnia. Mi piace l’idea di portare la creatività, l’eleganza e la qualità del nostro Paese nel mondo.»

D’altro canto, divise e uniformi esercitano da sempre un certo fascino ed entrano a pieno titolo nell’immaginario comune quando si pensa a bellezza, eleganza e anche autorevolezza.

Il rapporto tra moda, stilisti, uniformi e italianità è stato per esempio recentemente portato avanti da marchi prestigiosi come Luisa Spagnoli in ambito istituzionale e da stilisti del calibro di Giorgio Armani in ambito sportivo.

Nicoletta Spagnoli, Cavaliere del Lavoro nonché Presidente e Amministratore Delegato della maison che quest’anno celebra l’anniversario dei 90 anni, ha annunciato lo scorso marzo di aver realizzato le divise per le staffiere del Quirinale, una serie di tailleur tinta unita nei colori rosso e blu.

EA7 Emporio Armani è stato invece official outfitter della squadra Olimpica e Paralimpica italiana per i Giochi Invernali di Pyeongchang 2018, rinnovando così la collaborazione avviata in occasione dei Giochi di Londra 2012 e proseguita con l’edizione invernale di Sochi 2014 e dei Giochi di Rio del 2016.

Tornando ad Alitalia, la storia degli stilisti che ne hanno disegnato le uniformi è alquanto ricca: le prime furono le mitiche Sorelle Fontana nell’ormai lontano 1950.

La loro scelta fu quella di offrire sobrietà ed eleganza: per le hostess, fu scelta una giacca a tre bottoni dalla linea aderente e una gonna a tubo che sfiorava il polpaccio.

Dieci anni dopo e precisamente nel 1960, Delia Soldaini Biagiotti – madre di Laura Biagiotti – mantenne la stessa linea elegante sebbene la foggia dei capi cambiò lievemente per permettere maggior movimento alle assistenti di volo: la giacca mantenne i tre bottoni, ma la silhouette fu ammorbidita.

Tita Rossi, nel 1966, progettò una giacca doppiopetto con scollo arrotondato che lasciava vedere la camicia bianca.

Nel 1969, toccò a Mila Schön la quale mirò a dare una superba interpretazione dell’immagine dell’Italia e della compagnia aerea concependo una divisa severa ma, al tempo stesso, estremamente femminile: venne introdotta la giacca verde smeraldo abbinata alla gonna a tubo rossa che si fermava sopra il ginocchio. Gli accessori iniziarono a diventare parte fondamentale della divisa.

Nel 1973, il progetto fu affidato ad Alberto Fabiani: lo stilista romano ritornò a un look austero, declinandolo nelle tonalità calde del giallo.

Due anni dopo, nel 1975, fu Florence Marzotto a rinfrescare l’immagine delle assistenti di volo: il suo completo – giacca con scollo a V, camicetta, gonna plissettata – fu in seguito soppiantato dalla proposta di Renato Balestra che, nel 1986, introdusse il gessato.

Poi, nel 1991, arrivò Giorgio Armani: Re Giorgio, com’è soprannominato da molti per il suo ruolo indiscusso di portabandiera della moda italiana in tutto il mondo, creò ancora una volta un’uniforme rigorosa e austera, come da suo stile.

Successivamente, nel 1998, Alitalia si affidò a Mondrian: foulard a cingere il collo, giacca con spalle squadrate, guanti di pelle, questa divisa è stata utilizzata per ben diciotto anni, fino al passaggio di testimone, in maggio 2016, a Ettore Bilotta.

Le nuove divise firmate Alberta Ferretti e presentate ufficialmente lo scorso 15 giugno a Milano nella splendida cornice dello scalone dell’Arengario di Palazzo Reale in Piazza Duomo, andranno infatti a sostituire quelle disegnate da Ettore Bilotta, divise che – ahimè – sono state molto criticate e che vengono dismesse dopo soli due anni di impiego.

Lo stilista ha un curriculum di tutto rispetto: studi accademici allo IED di Roma e successiva formazione con Lella Curiel e con Lancetti, Bilotta è un designer italiano indipendente che firma già dal 2003 le divise di un’altra compagnia aerea, Etihad.

Eppure, pare che la sua uniforme non sia stata apprezzata dalle stesse hostess, per la linea d’ispirazione retrò (Bilotta si era ispirato al glamour della moda degli Anni Cinquanta e Sessanta) e per il tessuto.

Il colore dominante delle sue divise è stato il rosso, simbolo della passione italiana, insieme al verde, in rappresentanza dei paesaggi e delle ricchezze culturali e storiche del nostro Paese: tra le scelte più criticate figura proprio quella delle calze, verdi, scelta che lo stilista ha sempre strenuamente difeso in nome dell’armonia

A causa del naturale logoramento dei capi, passato un certo periodo di tempo, è necessario procedere al riassortimento delle divise, ha spiegato lo scorso novembre Alitalia, intenzionata a non dare ulteriore adito alle tante polemiche già consumate negli ultimi due anni. E così, in vista della prossima fornitura di magazzino, si è deciso di sostituire l’attuale modello con un nuovo disegno firmato dalla Ferretti, stilista di indiscussa fama mondiale.

Il guardaroba dedicato al personale di terra e di bordo prevede il completo da uomo e l’abito da donna realizzati in fresco di lana color blu, un tessuto no season dalla mano sottile e traspirante, in grado di assicurare comfort e libertà di movimento durante il volo e le varie attività in aeroporto. I capi sono personalizzati con bottoni incisi con l’iniziale A di Alitalia in oro satinato e il punto vita della giacca da donna è segnato con un nastro in gros-grain logato con i colori del Tricolore.

È stato eliminato il cappellino e i capispalla consistono in un impermeabile maschile e uno femminile in cotone e nylon waterproof, rifiniti internamente con un’imbottitura rimovibile leggermente trapuntata.

Il look include infine camicie in popeline di cotone con taschino, foulard e cravatte coordinate in twill di seta, guanti in pelle e maglieria in pura lana. Per il servizio di bordo sono stati disegnati un gilet e un abito-grembiule in tessuto jacquard anche in questo caso logato Alitalia.

A completare il lavoro della Ferretti c’è anche una capsule collection see now buy now destinata al grande pubblico e fatta di T-shirt e felpe con il logo del vettore aereo: c’è da scommettere che i capi andranno a ruba, complice anche il fatto che siano stati immediatamente scelti da alcuni influencer. Un esempio su tutti è quello della celeberrima Chiara Ferragni.

Polemiche e critiche sono però ancora una volta nell’aria: la decisione della compagnia di cambiare le divise arriva infatti nel pieno di una crisi pesante che ha portato il vettore aereo verso l’amministrazione controllata.

Ma, in realtà, la polemica non ha ragione di esistere: la collaborazione con la casa di moda non comporta alcun esborso finanziario per Alitalia.

Secondo quanto è stato reso noto dall’autorevole agenzia di stampa ANSA, nell’accordo tra Alitalia e Aeffe, il gruppo di Alberta Ferretti, c’è infatti proprio la possibilità, per la stilista, di usare liberamente il logo del marchio per la propria capsule collection, in una moderna visione dalla quale possono trarre beneficio sia Alitalia sia la maison di moda.

Visto il successo delle proposte see now buy now che sembrano il miglior strumento per intercettare il desiderio continuo di novità nell’epoca di Instagram, quella di Alberta Ferretti è sicuramente una scelta intelligente e vincente.

Emanuela Pirré

 

Le immagini provengono dall’account ufficiale Instagram di Alitalia

Legami emozionali e moda, da Alberto Zambelli a Sergei Grinko

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Secondo esperti e analisti, tra i trend che coinvolgono lusso e moda, figura un concetto destinato ad avere un peso sempre maggiore: si tratta della capacità di un marchio di stabilire un legame emozionale con i propri consumatori.

Le emozioni, dunque, diventano un punto cruciale e le ragioni sono molteplici, dall’impatto del consumismo alla crescita di un nuovo pubblico attento a tematiche maggiormente legate alla sfera delle emozioni.

Il consumismo sfrenato ci presenta oggi un conto alquanto salato: un recente forum delle Nazioni Unite a Ginevra ha evidenziato,per l’ennesima volta,come l’industria del fast fashion rappresenti un’emergenza ambientale quanto a consumo d’acqua ed emissioni nocive. Ed è un’emergenza che non possiamo più ignorare.

Per fortuna, i Millennials si confermano come consumatori più attenti verso tematiche etiche e sostenibili: gli studi mostrano che gli appartenenti a talegenerazione (e si parla di una percentuale pari al 70%) vogliono spendere tempo e denaro per marchi capaci di sostenerele cause che giovani e giovanissimi hanno a cuore.

Non solo, la stessa parola “sostenibilità” sta cambiando significato nel tempo, andando ad assumere un senso sempre più ampio e che comprende una serie di questioni interconnesse, dalla parità di gener e alla filantropia, dalle campagne pubblicitarie che promuovono concetti di inclusione a quelle che fanno uso di immagini non ritoccate.

I marchi italiani sono spesso in linea con questa filosofia di pensiero: in occasione della recente Milano Fashion Week, diversi brand hanno puntato il riflettore su tematiche sociali e sentimenti.

Tra le collezioni che rivelano un nucleo fortemente emozionale c’è quella di Alberto Zambelli: per la sua collezione FW 2018 – 19, lo stilista è partito dall’idea che ogni essere umano è unico, poiché nessuno di noi è identico a un altro.

Personalità e unicità ci caratterizzano, tuttavia esiste qualcosa che ci fa smettere di essere tanti singoli per metterci in connessione con i nostri simili diventando collettività: si tratta dell’abbraccio, un gesto semplice quanto primordiale che ricompone due singoli.

Alberto ha pensato di tradurre la gestualità dell’abbraccio in abiti, attraverso un linguaggio fatto di rappresentazioni figurative e di materiali avvolgenti che si incontrano. Come avviene, appunto, in un abbraccio.

La naturalezza dell’abbraccio è stata così tradotta in capispalla sartoriali, caldi e avvolgenti, mentre fasce che percorrono abiti e top e strutture tridimensionali simili a origami si palesano come braccia che stringono il corpo in una stretta morbida e calorosa.

Trasformando il gesto in rappresentazione grafica, Alberto ha inoltre creato stampe dal gusto rigoroso nonché preziosi ricami in cristalli.

In un momento storico in cui il concetto di women empowerment è sempre più risonante anche grazie a movimenti sostenuti da hashtag quali #Metoo e #Timesup, lo stilista Sergei Grinko ha dato un titolo eloquente a collezione e sfilata: “That’senough! Stop violenceagainstwomen”.

Senza distinzione né tra Paesi né tra classi sociali, quelle sulle donne continuano a figurare tra le violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo: dalla violenza domestica fino alle mutilazioni genitali, gli stereotipi di genere impattano quotidianamente sulla vita di moltissime donne fin dall’infanzia.

Sergei è da sempre impegnato a legare la sua visione stilistica a tematiche sociali: con la collezione FW 2018 – 19, lo stilista ha voluto esprimere la sua indignazione per il presente ma, nel contempo, ha anche voluto dare voce alla speranza che le nuove generazioni sappiano creare uno scenario futuro più equo e dignitoso, uno scenario in cui uomini e donne possano vivere in reale armonia.

Ed è alle nuove generazioni che Grinko pensa con i suoi abiti attraversati da un’energia impetuosa e irriverente, applicando alla tradizione artigianale italiana un’attitudine decisamente moderna e che desidera scardinare il passato: in quest’ottica, decostruisce la silhouette in nome di una visione più sciolta nella quale si gioca con i generi, mischiando abiti femminili e capi dal sapore maschile per un risultato libero e rilassato.

Da varie stagioni, lo stilista ha fatto propria la tendenza a unire collezioni uomo e donna in un’unica sfilata e l’ha fatto anche stavolta: l’emozione è diventata palpabile quando, insala, sono entrati un ragazzo e una ragazza, fianco a fianco, con outfit coordinati uniti dallo slogan “Stop violence against women”.

Dall’abbraccio alla parità di genere, la moda conferma dunque la sua capacità di stabilire legami emozionali importanti.

Emanuela Pirré

Accademia del Lusso crea due borse con Lanfranchi ed espone a Milano e Parigi

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Dare struttura e sostegno al talento: sono due dei principali obiettivi tra quelli che Accademia del Lusso si pone costantemente e instancabilmente.
Dare struttura attraverso le attività di docenza, i laboratori interni ed esterni, i seminari; dare sostegno attraverso collaborazioni con aziende che scelgono di affiancare Accademia del lusso.
È il caso di Lanfranchi: fondata nel 1887, l’azienda occupa oggi una posizione di leadership nell’ambito della produzione di chiusure lampo grazie a una moderna organizzazione produttiva e grazie alla costante ricerca di nuove soluzioni tecnologiche finalizzate alla realizzazione di un componente piccolo eppure decisamente fondamentale e non solo nella moda.
Specializzata in particolare in soluzioni destinate alla pelletteria di alta gamma, Lanfranchi ha recentemente creato Mirage, un innovativo cursore realizzato in ceramiczirconia: si tratta di un materiale ceramico, applicato anche nel settore della gioielleria, che dà nuova vita al colore con una pienezza, un’intensità e una durevolezza mai raggiunte da altri processi di smaltatura o trattamento delle superfici.
Dopo aver sponsorizzato l’eventoYOUnique, la sfilata finale dello scorso anno accademico, Lanfranchi ha voluto nuovamente collaborare con Accademia del lussodL: Laura Piazzalunga, responsabile commerciale dell’azienda di Palazzolo sull’Oglio, ha lanciato un contest per gli studenti di Milano dell’Area Prodotto, in particolare dei corsi di Fashion Design, Fashion Product Design e Accessories Design.
Partito lo scorso dicembre, il contest prevedeva la progettazione di due borse per la primavera / estate 2019, una da donna e una unisex, con l’opportunità di utilizzarein anteprima i nuovi cursoriin ceramiczirconialanciatiufficialmenteda Lanfranchi in occasione della fiera Milano Unica che si è tenuta dal 6 all’8 febbraio.
Il progetto è stato coordinato da Barbara Sordi, direttrice didattica di Accademia del lusso.
«Insieme a Laura Piazzalungae a Luis Marchiano, artigiano specializzato in accessori di lusso, abbiamo selezionato i due designer, Manuel Fino, studente di Fashion Product Design, e Belinda Healy, studentessa di Fashion Product Design, rispettivamente con uno zaino unisex e una pochette donna», racconta Barbara.
«Abbiamo lavorato in un’ottica che fosse sia funzionale sia estetica – continua – allineandoci inoltre ai trend proposti anche per il concept della nostra sfilata 2018.»
I pezzi sono stati esposti in un box all’esterno dello stand Lanfranchi proprio in occasione di Milano Unicae il contest è diventato un’opportunità anche per altri studenti AdL: l’allestimento è stato infatti curato da Franca Micheli, Giulia Codeluppi, Ilenia Carenini e Jacqueline Sacripantiun, quattro studentesse del corso di Visual Merchandising.
Dopo Milano Unica, la pochette donna è volata a Parigi per essere esposta al salone Première Vision dal 13 al 15 febbraio, mentre lo zaino unisex è stato nuovamente esposto a Milano dall’11 al 14 febbraio in occasione della fiera Mipel.
Gli studenti sono riusciti a realizzare un prodotto di alta qualità e dal design moderno, confermando ancora una volta gli obiettivi di Accademia del Lusso: garantire una formazione innovativa e concreta e far maturare esperienze che siano realmente professionalizzanti e dunque spendibili nel mercato del lavoro.
Non solo: fare squadra unendo forze, capacità, attitudini è un altro importante insegnamento che Accademia del Lusso tiene a fare arrivare agli studenti che saranno i professionisti di domani, con il preciso scopo di preparare una generazione che creda in un sistema moda realmente interconnesso, dalla progettazione all’esposizione e oltre.
Emanuela Pirré

Rosa Genoni e la mostra a Milano: la parola ai nostri studenti

in Fashion/News ADL by

Rosa Genoni è una figura importantissima per la moda e per il Made in Italy, eppure è poco conosciuta perfino tra gli addetti ai lavori.

Oggi, la sua figura è al centro di un’intelligente opera di riscoperta e l’Archivio di Stato di Milano sta ospitando una mostra dedicata proprio a lei, a una delle donne italiane più interessanti e autorevoli.

La mostra si intitola «Rosa Genoni 1867 – 1954, una donna alla conquista del ‘900 per la moda, l’insegnamento, la pace e l’emancipazione» e gode dell’alto patrocinio del Parlamento Europeo: comprende cimeli, bozzetti, abiti, documenti inediti, lettere, foto, pagine d’epoca, articoli, libri.

Ideata e curata dalla giornalista ed esperta di moda Elisabetta Invernici con il contributo di Raffaella Podreider, nipote-biografa della Genoni, è stata aperta fino all’11 febbraio per la sezione moda e continuerà fino al 17 marzo per la sezione politico-sociale, con ingresso gratuito.

Rosa Genoni viene messa in luce come donna audace, capace, decisa; dal duro lavoro come piscinina (come erano chiamate le giovanissime che lavoravano in sartoria) alla direzione di una nota maison milanese (la H. Haartdt et Fils, allora principale casa di moda milanese); dal GrandPrix della Giuria all’Esposizione di Milano del 1906 alla carriera giornalistica.

La Genoni è stata inoltre docente e unica rappresentante italiana alla Conferenza dell’Aja del 1915.

Con ingegno, energia, impegno costante, ha costruito una vita eccezionale in ogni ambito in cui ha operato: ho dunque pensato che sarebbe stato importante visitare la mostra insieme agli studenti del nostro corso di Storia del Design Italiano, visto che ho avuto il piacere di tenere alcune lezioni.

E ho pensato che sarebbe stato bello poter realizzare la visita insieme a colei che tanto si è adoperata affinché la mostra potesse avere luogo: così, lunedì 29 gennaio, io e gli studenti siamo stati condotti nel mondo di Rosa Genoni dalla bravissima Elisabetta Invernici.

Penso che studiare e approfondire il lavoro della Genoni sia doveroso e significativoin quanto il suo nome si collega al pacifismo, alle lotte per l’emancipazione, alla politica, alla pedagogia, all’innovazione, all’ecologia, alla sostenibilità, al dialogo interculturale.

Rosa Genoni – nata ben 151 anni fa – continuaa brillare oggi per il suo modo di fare estremamente pratico e concreto, per il suo stile di vita indipendente, per il suo concetto modernissimo di moda: è per tutti questi motivi che la città di Milano l’ha inserita nel Famedio del Cimitero Monumentale, tra i personaggi che hanno scritto la storia del capoluogo meneghino.

Mi fa piacere lasciare la parola agli studenti Accademia del Lusso: le loro parole raccontano come e perché questa straordinaria figura sia ancora attuale e contemporanea ailoro occhi, nuova generazionenonché nostra grande speranza per il futuro.

Emanuela Pirré

 

Rosa Genoni è una delle donne d’avanguardia del 1900. Attraversa 40 anni di moda esplosiva, dalla Belle Époque agli Anni Trenta. Capisce da subito le esigenze delle donne, veste sé stessa pertrasmettere le sue idee di abbigliamento. Nel 1906 lancia un abito senza busto per avere maggiorlibertà di movimento. Parte dal pezzo di stoffa per poi passare alla progettazione attraversol’illustrazione dei capi, colorati con molta cura attraverso matite, acquerelli e pittureparticolari. A mio parere, è una donna che ha offerto molto in quel periodo così difficile grazie alla sua capacità di essere già proiettata verso il futuro.

Felicia Amoruso, Fashion Design

 

Profumo di rosa. È ciò che si sente entrando nella sala contenente cinque tributi a RosaGenoni: un abito di Curiel, un soprabito di Giuseppe di Morabito, un tailleur moderno di JMonteiro, un abito di Marco Lagattolla e un vestito da bambina di Maison Elegance. Tutti capi che ben rappresentano l’anima della donna che ha inventato il Made in Italy.

Federica Callegari, Fashion Styling &Communication

 

Ricordiamo così Rosa Genoni, in una mostra meravigliosa che racchiude tutte le sue più grandi idee, creazioni e lotte. Sono rimasta incantata dalla creazione degli abiti ispirati a quelle che erano, a mio parere, le sue idee innovative e ricche di creatività; in particolare l’abito Curiel che riprende la pittura dell’artista contemporaneo ZhuJinshi. L’abito presenta una ricchezza e un’esplosione di colore che lasciano senza fiato. È una mostra creativa e fondamentale per il nostro percorso di studi.

Adriana Colaianni, Fashion Styling &Communication

 

Genialità: è la parola con la quale descriverei la visione modernista che Rosa Genoni ha attuato nella moda già nel ‘900. Personalità forte, è una donna che ha saputo rivoluzionare l’abbigliamento femminile ed è riuscita ad arrivare sino aigiorni nostri con una modernità che poteva scaturire solo da un astrocosì luminoso. Rosa Genoni è stata una stilista, una giornalista, un’attivista contro la guerra, ma soprattutto è stata una donna che ha saputo lottare per i propri diritti, capace di dar valore alla moda e alla femminilità nella moda, capace di dare il via a un movimento nuovo: il Made in Italy.  Capace di andare controcorrente e di far valere leproprieidee contro tutto econtro tutti: per me è stata una piacevole scoperta esicuramente rappresenta un baluardo per le nostre generazioni euna iconaalla quale fare riferimento.Non bastano pocherighe per descrivere tutto ciòche questa donna ha fatto per dare voce al sistema moda e soprattutto al mondo femminile, però vorrei concludere con una citazione:“La moda è una cosaseria”ed è solo avendo personalità come la sua chepossiamo capirlo davvero.Oltre la moda, oltre il MadeIn Italy, oltre tutto – RosaGenoni.

Luca De Stefano, Fashion Styling &Communication

 

Siamo ormai abituati – dall’epoca dei nostri genitori e dall’epoca dei genitori dei nostri genitori – a sentir parlare de “Il sogno Americano”. Un sogno che permette a chiunque di partire dal nulla e arrivare al successo. E questo è ciò che colpisce della mostra su Rosa Genoni, una donna che, in uno dei periodi più densi della storia moderna, fa la sua scalata. Nasce a Tirano, si sposta a Milano. Studia alle serali e si iscrive a corsi di francese; si sa, la moda parlava e parla ancora francese. A diciotto anni si sposta a Parigi e lì, per due anni, perfeziona il suo francese e le tecniche sartoriali parigine. Torna a Milano, si impegna contro lo sfruttamento femminile e si schiera anche in politica. Immagina una moda italiana, densa della bellezza artistica del bel paese; diventa insegnante, disegna 200 diapositive per le studentesse raffiguranti le opere d’arte di tutte le epoche. Smettedi stare dietro una cattedra solo dopo 25 anni, obbligata dal fatto di non uniformarsi al Fascismo.Partecipa al Primo Congresso Nazionale delle Donne a Roma ed espone sette creazioni all’Esposizione Internazionale di Milano. È una donna che non ha mai smesso di lavorare. È una donna che non ha mai smesso di impegnarsi. È una donna che non ha mai smesso di credere nei propri ideali. Non è importante l’abito in sé: la moda la fanno le idee, la moda la fanno le innovazioni. La moda la fanno le persone, la fanno le persone come Rosa.

Jacopo Formentin, Fashion & Brand Management

 

Rosa Genoni non solo pioniera del Made in Italy, ma anche della moda vista come arte figurativa è in mostra a Milano, all’Archivio di Stato – Palazzo del Senato. Attraverso il percorso intrapreso nel viaggio “Una donna alla conquista del ‘900” si riesce a comprendere la sua magnifica capacità di rivoluzionare il sistema moda. È stata una delle prime a vestire sé stessa capendo le sue necessità e come metterle in pratica: un chiaro esempio di ciò è l’abolizione del corsetto.

Giuseppina Ruocco, Fashion Styling &Communication

 

La mostra rappresenta un grande omaggio all’artista. Lo stile di Rosa Genoni ha escluso grandi eccessi ed è riuscito ad affermarsi e rivoluzionare l’idea di “fare moda” nell’Italia dell’epoca. Credo che le caratteristiche che la contraddistinguono ancora oggi siano creatività, capacità e decisione. L’aspetto che mi ha colpito maggiormente è la presenza di semplicità in ogni suo documento, fotografia o bozzetto e l’attaccamento alla sua, e forse proprio perché anche mia, Valtellina.

Lucrezia Sgualdino, Fashion Styling &Communication

 

Individuare un solo aspetto sorprendente nella vita di Rosa Genoni è difficile se non impossibile.L’inventrice del Made in Italy ha vissuto una vita pienagrazie alla modernità del suo pensiero e al genio che l’ha contraddistinta,donandoci un’immensa eredità.Il fatto che utilizzasse sé stessa come promotrice del suo brand,indossando l’abito Tanagra da lei ideato, è qualcosa di estremamenteattuale.Le sue idee non furono innovative solo nell’ambito della moda: l’impegno profuso per l’emancipazione femminile e la partecipazione attiva alla vitapolitica la rendonouna pioniera del suo tempo.Un’altra caratteristica stupefacente fu la sua attenzione per le lingue, in particolare per il francese. Sebbene possa sembrare un paradosso che laprima sostenitricedella moda italiana sia stata così dedita allo studio diuna lingua straniera, tutto ciò non fu in realtà casuale. All’età di diciotto anni si trasferìa Parigi con il fine di studiare il francese e le tecniche sartoriali parigine proprio per trovare programmi di sartoria innovativi e proporli ai suoi studenti.Tutto ciò che fece fu la naturale conseguenza del fatto che Rosa Genonicredeva nel Made in Italyquando ancora questa espressione non esisteva.

Alice Tresoldi, Fashion Styling &Communication

 

 

Tutte le info sulla mostra: http://www.archiviodistatomilano.beniculturali.it/it/21/news/468/rosa-genoni-una-donna-alla-conquista-del-900

VISITA DA MISSONI

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Venerdì 12 gennaio 2018 gli studenti di Master e Fashion Design dell’Accademia del Lusso sono stati invitati da Missoni per una visita della storica sede a Sumirago in provincia di Varese.

Siamo stati accolti da Ottavio Missoni, nipote del fondatore, attuale direttore commerciale Italia e Mondo di Missoni. Ha condiviso la sua grande passione per l’azienda, Missoni è una delle poche realtà del Made in Italy ancora a conduzione famigliare. CEO, CFO, PR sono stati reclutati ma le altre funzioni sono ricoperte dai membri della famiglia con il ruolo preponderante di Angela Missoni, direttrice creativa e di Margherita Missoni testimonial dell’azienda.

 

Missoni comprende circa 250 persone, di cui 100 sono dedicate alla produzione. Presso lo stabilimento di Sumirago viene prodotto il 20% dei tessuti, l’altra parte viene realizzata da aziende partner della provincia di Varese e vicino a Venezia. Le materie prime sono acquistate in tutto il mondo ma il processo di lavorazione dei tessuti e produzione è interamente realizzato in Italia, compreso l’arte della tintura.

I colori della collezione sono 28, cercando di limitare un’eccessiva quantità di colori da gestire e fibre da tingere.

I colori della collezione 2018/2019
Campionari
Campionari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo visitato i laboratori dove vengono realizzati la campionatura e prototipi delle collezioni. Su una collezione di 400/450 capi circa il 30% viene scartato prima della campagna vendita.

Sono i fashion buyer, i distributori, i buyer di negozi multimarca e departmentstores che scelgono i capi che avranno successo presso i consumatori, indicando la direzione da seguire per la produzione. E’ una collaborazione efficace per conoscere le attese dei consumatori e decidere quali capi avranno maggio successo. I mercati hanno attese e stili diversi e Missoni crea delle capsule collection per diversi mercati.

I mercati prioritari per Missoni sono l’Europa, l’America e il Giappone. Un distributore gestisce l’Estremo-Oriente, offrendo anche una piattaforma per le spedizioni e gestendo anche l’attività e-commerce in Cina, India e paesi Sud Asiatici. Missoni da tre anni investe nell’attività e-commerce tramite la piattaforme Yoox e ottiene buoni risultati.

Missoni detiene 7 negozi di proprietà, show room a Milano e a New York e 20 negozi in franchising.

 

Ottavio Missoni ci ha portato nel laboratorio di produzione dove lavorano secondo le stagioni 40/50 sarte e modelliste, producendo a manocapi d’eccezione.

Le sarte al lavoro
Il lavoro delle modelliste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto della famiglia Missoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono presenti sulle pareti numerose foto della famiglia e in effetti regna un’atmosfera serena e positiva negli uffici.

Missoni usa ancora una parte dei suoi macchinari da quando l’azienda fu fondata nel 1953, alcune macchine sono in funzione da più di 40 anni dando una trama e una finezza di tessuto inimitabile e irriproducibile da machine più moderne.

Dettaglio di un macchinario storico di Missoni
Il risultato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo visitato l’ufficio archivio che custodisce la memoria storica di Missoni, incontrando Lize, inglese diplomata alla St Martins di Londra, che collabora dal 1976 con Missoni.

La nostra visita è proseguita negli uffici stili Uomo e Donna dandoci una preview delle collezioni inverno 18/19 per la prossima fashion week. Moodboard, trame, colori appesi alle pareti, regna un’atmosfera di simpatico disordine creativo.

Nell’ufficio Stile Donna abbiamo incontrato Alberto Zanetti, stilista e braccio destro di Angela Missoni. Stava lavorando alla fashion week e alla pre estate 2019. Energia, creatività, simpatia e entusiasmo circondano Alberto. Ci ha presentato le sue fonti di ispirazione, spiegando che con 4 collezioni all’anno e 4 pre è sempre nel processo di creazione di un nuovo mood e storia per la prossima fashion week, curando insieme l’attualizzazionedi una collezione e l’idea della prossima. Ha insistito sull’importanza di raccontare una storia dietro ogni collezione e fashion show.

Ci vogliono circa 6 mesi per preparare ogni collezioni, un mese di campagna vendita e 4 mesi per produrre i capi.

Prossima metà: la visita della Boutique Missoni!

CHLOE PAYER

 

 

 

MFW is over!

in Eventi/Fashion by

Dal 12 al 15 gennaio 2018 Milano per il MFW Milano Fashion Week, capitale della moda italiana, è stata animata dalle presentazione delle collezioni uomo autunno-inverno 2018. Un calendario che ha visto 30 sfilate, 25 presentazioni, 8 presentazioni su appuntamento e 12 eventi in calendario, per un totale di 63 collezioni.

I grandi nomi della moda sono stati affiancati a delle new entry che hanno sfilato per la prima volta a Milano, tra questi: Isabel Benenato, brand italiano fondato da Isabel Vitiello, Hunting World, storico brand newyorkese fondato da Robert M. Lee nel 1959 e Represent, brand inglese nato nel 2012 dai fratelli George e Mike Heaton. Grazie al supporto di CNMI, ha sfilato per la prima volta in calendario anche SartorialMonk, brand italiano nato dal genio creativo di Sabato Russo e che ha affidato lo styling della sfilata a Nicola Pantano giovane e talentuoso studente di Accademia del Lusso, al terzo anno del corso Post Diploma di Fashion Styling and Communication.

Ma le soddisfazioni per Accademia non sono finite qui! Infatti anche altri studenti  hanno avuto la possibilità di essere parte integrante di questa settimana prendendo parte in prima persona, tra giornalisti e buyer, a sfilate e  presentazioni.

Una ventata d’innovazione anche fra le tendenze che pare metta definitivamente da parte il classico e tratti noioso completo da uomo a favore di uno stile giovane e fresco riassumibile in un’unica parola athleisure! Ovvero la tendenza a indossare anche in occasioni formali abiti sportivi e casual, che fino a qualche anno fa erano relegati al mondo dello sportswear. Felpe e denim sono portati con piumini dai volumi generosi e portati con sneakers hypertech e maxi marsupi logati.

Una settimana della moda che ha abbattuto le barriere tra sfilate ed altre modalità di racconto, tra brand affermati e nuove proposte, all’insegna di quella contaminazione che oggi fa rima con modernità.

Nicola Ievola

Luz Del Carmen Post diploma Fashion Styling

 

Ultra Violet è Color of the Year 2018 secondo Pantone

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Si chiama Ultra Violet e corrisponde al codice 18-3838: è il colore che il Pantone Color Institute ha scelto per il 2018 e che influenzerà ambiti tra i quali figurano moda e design.

Il Pantone Color Institute offre servizi di consulenza che includono previsioni sulle tendenze e ricerche sulla psicologia del colore: ogni fine dicembre, l’azienda indica la tinta che contraddistinguerà l’anno successivo e così Ultra Violet prende il posto di Greenery, il tono di verde che è stato il colore-simbolo per il 2017.

Ultra Violet

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Color of the Year viene scelto da un team di professionisti in grado di individuare le tendenze cromatiche in svariati settori: quest’anno tocca a Ultra Violet, varietà di viola con una forte predominanza di blu.

Il viola viene spesso associato al soprannaturale, alla spiritualità e al misticismo: per alcune religioni è il colore del lutto, del cordoglio e della penitenza.

È anche alla base di alcune superstizioni: per esempio, il viola è considerato di cattivo auspicio nel mondo dello spettacolo e in particolare a teatro.

Tutto nasce nel Medioevo quando, nei quaranta giorni della Quaresima contraddistinti dai paramenti liturgici di colore viola, tutte le rappresentazioni teatrali venivano vietate: ne derivava un periodo di disagio economico per gli attori che, naturalmente, vivevano di quel guadagno e l’avversione verso il viola rivela in questo caso motivazioni storiche precise.

Il viola è stato il colore delle suffragette, termine con il quale si indicavano le appartenenti ai movimenti nati per ottenere il diritto di voto per le donne (dalla parola suffragio nel suo significato di voto): le suffragette indossavano spesso il viola insieme al bianco, la purezza, e al verde, la speranza.

Il viola è anche simbolo di sperimentazione, controcultura, anticonformismo e genialità artistica.

Viene naturale l’associazione con Prince e con la sua Purple Rain (letteralmente pioggia viola), il brano musicale pubblicato come singolo nel 1984 nonché title track dell’omonimo album: proprio nel 2018, Prince avrebbe compiuto 60 anni ed è bello pensare che la scelta del viola come colore dell’anno possa essere una sorta di omaggio al genio di Minneapolis.

Hillary Clinton scelse il viola per il suo Concession Speech, il discorso di resa tenuto il 9 novembre 2016 a New York in seguito alla sconfitta elettorale contro il repubblicano Donald Trump, attuale presidente degli Stati Uniti d’America.

Per tale discorso, la candidata democratica optò per un completo pantalone firmato Ralph Lauren con revers e blusa di seta declinati in un intenso viola, la stessa sfumatura della cravatta indossata dal marito Bill.

Scelta casuale? Non secondo molti giornalisti e osservatori politici, visto che tale tinta ha significati sociali e culturali: non solo, è anche il colore che si ottiene quando si combinano il blu, tinta della calma, e il rosso, tinta dell’energia, e blu e rosso sono, rispettivamente, i colori che negli Stati Uniti rappresentano democratici e repubblicani.

«La nostra nazione è più profondamente divisa di quanto pensassimo, ma credo ancora nell’America e ci crederò sempre. Se ci credete anche voi, dobbiamo accettare questo risultato e guardare al futuro.»

Così disse la Clinton quel giorno: il viola da lei scelto non simboleggiava dunque né cordoglio né penitenza, bensì una ritrovata voglia di coesione pur partendo da elementi innegabilmente e profondamente differenti. La sua fu un’ottima dimostrazione di coerenza tra linguaggio verbale (le parole pronunciate) e non verbale (gli abiti scelti).

In definitiva, il viola è un colore affascinante e dalle molteplici implicazioni: Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute, afferma che potrà «illuminare il percorso verso ciò che deve ancora venire», mettendo in evidenza il fatto che il Colore dell’Anno diventa un riflesso del momento in cui viviamo ed è in grado di rappresentare e raccontare il mondo contemporaneo e i suoi umori.

Moda e design hanno prontamente abbracciato la tendenza: fioccano proposte di abiti e accessori in vibranti toni di viola, nascono oggetti e complementi d’arredo che da soli illuminano una stanza e pennellate di Ultra Violet non mancheranno tra i capelli e nel make-up.

Emanuela Pirré

 

Le foto provengono dal sito Pantone https://www.pantone.com/

Potete trovare altre ispirazioni a proposito del colore Ultra Violet nella pagina Facebook di Pantone https://www.facebook.com/PantoneColor

 

Pitti Uomo Live Now

in Eventi/Fashion by

Al via la 93° edizione di Pitti Immagine Uomo: l’appuntamento fieristico per eccellenza dedicato alla moda maschile.

Anche quest’anno la Fortezza da Basso a Firenze torna ad ospitare  Pitti Immagine Uomo, l’appuntamento fieristico per eccellenza dedicato alla moda maschile, che giunge alla sua 93°edizione.

Per l’occorrenza questa stagione la Fortezza da Basso si trasforma in un Film Festival, con gli stili delle sue diverse sezioni da interpretare come generi diversi – dai thriller ai film d’avventura, d’azione e sportivi alle spy-stories – e con i padiglioni che diventano sale in cui godersi lo spettacolo. Un progetto con layout e
direzione creativa firmati dal lifestyler Sergio Colantuoni.

“Ogni edizione di Pitti Uomo è sempre un grande film sulla moda maschile – dice Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine– che ha per protagonisti marchi, buyers, giornalisti, influencere visitatori da tutto il mondo. Ma questa volta trasformiamo il salone in una rassegna cinematografica: sarà come partecipare a un grande festival di cinema, che racconta in modo unico e coinvolgente le sue sezioni al pubblico internazionale. Ci immergeremo in un animato movietheatredistrict, in cui si annunciano i blockbuster ma anche i film cult e le pellicole indipendenti”. 

Il tema, che caratterizza il salone di questa stagione, è stato lanciato in modo virale attraverso unnuovo digital art project, per la cui realizzazione Pitti Immagine ha richiesto la collaborazione di alcuni tra i più talentuosi video maker del momento. Sono state inoltre lanciate 40Stories – dallo stile grafico, iconico-centrico e scanzonato – ispirate a 40 film famosi, da “Rocky” a “Memorie di una Geisha”, da “Forrest Gump” a “A qualcuno piace caldo”, condivise sugli account di Pitti con l’hashtag#PittiLiveMovie.

Un’edizione, dunque, ricca d’innovazione ma anche di eventi, nuovi arrivi e ritorni, come ad esempio quello di Corneliani che rinnova la sua presenza al salone presentando le collezioni A/I 2018-19 Corneliani e CC Collection Corneliani. Una doppia esposizione per introdurre al pubblico l’universo del brand e il suo stile in continua evoluzione.

Birkenstock con uno spazio espositivo all’interno dell’area degli Archivi 3: ci introdurrà nell’universo stilistico del brand attraverso la presentazione della collezione A/I 2018 e mostrerà, in anteprima, il cortometraggio firmato da Dan Tobin Smith.

Grazie all’accordo tra Pitti Immagine e Tokyo Fashion Award – seconda puntata di una lunga serie di collaborazioni – saranno visibili in uno spazio dedicato all’interno di TOUCH, le collezioni di 6 talentuosi brand emergenti dal Giappone, selezionati da una prestigiosa giuria. I nomi: Body Song, Children of the Discordance, Digawel, F/CE, Kuon e Soe.

Il brand olandese DENHAM the Jeanmaker, leader nella produzione di denim, celebrerà il suo 10°anniversario, con il lancio del libro “A Decade of DENHAM” e la presentazione di tre modelli di jeans, in collaborazione con Candiani, storica azienda tessile italiana, leader nel campo del denim, che nel 2018 festeggia il suo 80° anniversario.

Questa edizione vedrà anche la partecipazione di Karl Lagerfeld che presenterà la nuova collezione maschile, in uno spazio espositivo all’interno della Sala dell’Orologio alle Costruzioni Lorenesi.

Al primo piano delle Costruzioni Lorenesi, T-Michael – designer conosciuto per l’innovazione nelle sue creazioni bespoke – presenta “5 CURATORS/ ONE SPACE/”: cinque fashion insider e designer – Gerold Brenner, Tom Stubbs, Harris Elliott, NoriakiMoriguchi e T-Michael, selezionati da quest’ultimo – raccontano l’abilità creativa di 9 brand, in uno spazio che riflette lo zeitgeist dello stile contemporaneo. I brand coinvolti: SoarRunning, Bianca Saunders, Infundibulum, Labrum., Neat, NorwegianRain, T-Michael, Y. &Sons e Marc Point.

Sintesi dell’evoluzione contemporanea del brand, collegamento tra passato e futuro, la nuova collezione Best Company by Olmes Carretti sarà presentata in anteprima a Pitti Uomo. Protagoniste le iconiche felpe con una capsule Spring-Summer che accompagnerà la collezione F/W 2018, introdotta da una campagna firmata da Oliviero Toscani.

foto http://www.pittimmagine.com

Nicola Ievola

I British Fashion Awards amano e premiano la moda italiana

in Eventi/Fashion by

Milano, Parigi, Londra, New York: le fashion week si moltiplicano, nel tempo, in tutto il mondo, eppure sono ancora queste le vere capitali della moda.

Le quattro città giocano un ruolo fondamentale e hanno caratteri profondamente diversi, così come diverso è il loro approccio alla moda e diversa è la visione: in questo risiede la ricchezza, nel fatto che – tutte insieme – riescano a comporre un quadro che racconta le molteplici sfaccettature del vestire contemporaneo.

In una cosa, però, le quattro città e irispettivi Paesi si assomigliano: in tutti esiste un ente che si occupa in maniera specifica e sistematica della promozione del settore moda.

Camera Nazionale della Moda Italiana, Fédération de la Haute Couture et de la Mode, British Fashion Council, Council of Fashion Designers of America: i quattro enti (rispettivamente italiano, francese, britannico e statunitense) non hanno scopo di lucro ma ne hanno uno ben più importante, quello di difendere e diffondere il patrimonio culturale di ogni Paese rispetto alla materia moda.

Non solo, i quattro enti lavorano insieme per darsi reciproco supporto e per creare un network internazionale di eccellenza che sia in grado di portare avanti tradizione e progresso allo stesso tempo: in questa ottica, vengono concertate le fashion week e vengono realizzate alcune manifestazioni il cui scopo è assegnare premi orientati a valorizzare il meglio della moda internazionale.

Il British Fashion Council(BFC in acronimo) ha appena celebrato i suoi Fashion Awards 2017, in partnerhip con Swarovski: i vincitori sono stati premiati il 4 dicembre durante una cerimonia di gala che si è tenuta presso la Royal Albert Hall di Londra.

Lanciati nel 1986, i Fashion Awards sono diventati uno dei premi più prestigiosi in Europa, una sorta di Oscar della Moda: l’evento ha anche il merito di raccogliere fondi per finanziare le future generazioni di talenti.

La giuria dell’edizione 2017 si è avvalsa di 2mila addetti ai lavori (tra cui giornalisti, esperti del retail e specialisti della creatività) provenienti da oltre 38 Paesi di tutto il mondo.

Tra le categorie più seguite della manifestazione, figurano due premi molto ambiti: quello per lo stilista e quello per il business leader dell’anno.

Le nomination per la categoria International Designer of the year vedevano quest’anno ben due italiani tra i cinque finalisti, ovvero Alessandro Michele per Gucci e Maria Grazia Chiuri per Dior: Alessandro Michele era inoltre in lizza anche per la categoria Accessories Designer of the Year.

Un altro italiano, Marco Bizzarri, CEO di Gucci, era invece in lizza nella categoria Business Leader.

Com’è andata?

Com’è infine andata per l’Italia nel corso della serata del 4 dicembre, presentata dall’attore Jack Whitehall e dalla top model Karlie Klossal cospetto di una platea di circa 4mila ospiti?

Per il nostro Paese i premi sono stati infine ben tre, quello riconosciuto a Marco Bizzarri – che ha vinto nella sua categoria – nonché due premi speciali e prestigiosi riconosciuti a Donatella Versace e a Maria Grazia Chiuri: la maison della Medusa e il suo direttore artistico hanno vinto il premio Fashion Icon,mentre al direttore creativo di Dior è andato invece lo Swarovski Award For Positive Change.

Sul palco della Royal Albert Hall, Donatella Versace ha ritirato il Fashion Icon Award, assegnatole in un anno molto speciale: nel 2017 ricorrono infatti i 20 anni dalla scomparsa del fratello Gianni. Inoltre, la maison celebrerà nel 2018 il 40esimo anniversario dalla fondazione.

La motivazione del premio è duplice: da una parte, è stato riconosciuto il ruolo attivo della designer nel proteggere l’eredità del fratello Gianni; dall’altra, il merito coincide con la capacità di far apparire powerful tutte le donne.

E proprio grazie al contribuito prestato a quello che viene oggi chiamato women empowerment, Maria Grazia Chiuri si è invece aggiudicata lo Swarovski Award for Positive Change: consegnato per la prima volta lo scorso anno a un’altra importantissima figura italiana, Franca Sozzani, il premio desidera riconoscere i personaggi che hanno avuto un ruolo chiave nella società.

Il premio è ben meritato: la Chiuri – prima designer donna nella storia di Dior – ha saputo portare in passerella il dibattito sull’emancipazione, legando moda e femminismo in risposta all’attuale clima politico e sociale.

A lei si deve anche la capacità di aver saputo traghettare la maison Dior verso una dimensione più attuale e contemporanea, avvicinando il marchio al pubblico dei Millennials senza però snaturarne l’essenza, grazie a una nuova idea di lusso in cui lo sportswear non rinnega gli abiti da sera.

La moda italiana, insomma, ha dimostrato ancora una volta di avere un ruolo importante e di essere in grado – grazie ad alcuni dei suoi protagonisti – di incontrare il gusto e l’apprezzamento di un pubblico internazionale, così come hanno ben dimostrato nomination e premi di questa edizione dei British Fashion Awards.

Emanuela Pirré

 

Il sito dei Fashion Awards

Il sito del British Fashion Council – BFC

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L’account Instagram:

Le foto provengono dalla pagina Facebookdel BFC

Christian Dior, lo stilista del sogno, e i 70 anni del New Look

in Fashion/Lifestyle by

Il 2017 è l’anno di Dior: mentre l’iconico e imperituro New Look ha compiuto 70 anni a febbraio, lo scorso 24 ottobre è stato invece il 60esimo anniversario della scomparsa di monsieur Christian Dior, creatore e fondatore dell’ormai leggendaria Maison.

Nato il 21 gennaio 1905 a Granville, città situata in Normandianel nord della Francia, ma poi cresciuto nel sud, vicino a Grasse, il couturier si spense prematuramente a Montecatini Terme il 24 ottobre 1957, a soli 52 anni e a causa di un infarto: il grande successo era arrivato per lui nel 1947, soltanto dieci anni prima, eppure quel decennio gli fu sufficiente per cambiare i codici della moda femminile dell’epoca e per lasciare un segno indelebile.

Christian Dior, figlio di un industriale, era però destinato a un’altra carriera, quella diplomatica.

Assecondando il desiderio dei propri genitori, frequentò infatti l’Écoledes Sciences Politiques: alla fine, lasciò però gli studi e, grazie all’aiuto del padre, nel 1928 riuscì ad aprire una piccola galleria d’arte che però dovette chiudere pochi anni dopo a causa del crollo dell’azienda di famiglia.

Dal 1937 al 1939, Dior lavorò con Robert Piguet, stilista e profumiere svizzero, finché non fu chiamato per il servizio militare: nel 1942, cominciò a lavorare nella casa di moda di Lucien Lelong presso la quale lui e Pierre Balmain diventarono i principali stilisti.

Nell’ottobre 1946,lo stilista aprì infine un suo atelier a Parigi con l’aiuto finanziario di Marcel Boussac, il re del cotone; da lì, un anno dopo, riuscì nell’impresa di rivoluzionare la moda degli Anni Quaranta introducendo un’idea di femminilità e uno stile completamente nuovi.

Il 12 febbraio 1947, il 42enne Christian Dior presentò la sua collezione Corolle nei saloni dell’atelier di Avenue Montaigne pieni, per l’occasione, di fiori: la collezione era fatta di abiti ricchi e romantici che ottennero una popolarità istantanea.

La donna presentata da Dior aveva spalle arrotondate rispetto a quelle imbottite precedentemente in uso; la gonna lunga a forma di corolla arrivava a venti centimetri dal suolo; il punto vita era stretto, ottenutotramite un leggero bustino, la guêpière; tessuti raffinati e costosi avevano sostituito il panno usato durante la Seconda Guerra Mondiale.

CarmelSnow, storica redattrice della rivista statunitense Harper’s Bazaar,parlò di Dior utilizzando il termine New Look, espressione in lingua inglese adottata per definire ciò che ella considerava il massimo della Haute Couture francese.

La celebre giornalista credeva nel talento di Dior che aveva notato fin dal 1937 con un modello disegnato per Robert Piguet e il New Look, la novità della quale lei annunciava la nascita, fu come una detonazione.

La Grande Guerra era finita da due anni e, con la sua collezione Corolle, Monsieur Dior voleva segnare una svolta lasciando al passato restrizioni e austerità: l’abbondanza di stoffa dei suoi modelli fu in effetti di non poco aiuto alla ripresa dell’industria tessile.

Il couturier intendeva restituire alle donne il gusto di piacersi e di piacere, gusto che era stato sacrificato dalla guerra.

«Volevo che gli abiti fossero modellati sulle curve del corpo femminile. Sottolineavo la vita e i fianchi, mettevo in evidenza il seno. Per dare più struttura ai miei modelli, feci foderare tutti i tessuti di percalle o taffetà, riprendendo una tradizione da tempo abbandonata.»

Così dichiarò Christian Dior.

Ma il suo spirito innovativo non si esaurì certo con la creazione della collezione Corolle: da allora, ogni anno, immise sul mercato nuove idee, creando una continua attesa.

Nel 1949 fu la volta di una linea a pannelli intercambiabili; nel 1950 la linea verticale portò le gonne a tubo; nel 1951 la linea diventò lunga con gonne strutturate per dare più slancio al busto; nel 1952 la linea divenne sinuosa con la vita sciolta e la gonna più corta; nel 1953 la linea tulipano valorizzò il seno; nel 1954 la linea a H uniformò invece il seno alla linea del corpo; nel 1955 la linea ad A portò gonne ampie e spalle strette; nel 1956 la linea a freccia assottigliò la figura; nel 1957, infine, apparve la linea a sacco.

Christian Dior fu anche tra i primi couturier ad associare in maniera sistematica accessori e vestiti: ai modelli affiancò infatti scarpe, borse, foulard, profumi e perfino lo smalto per le unghie.

Sempre nel 1947, per esempio, vide la luce Miss Dior, primo profumo della Maison: prendeva il nome da Catherine, la sorella del couturier.

Proprio per festeggiare i 70 anni – ormai 71 – dalla fondazione della maison e dal lancio del New Look, il prestigioso Muséedes Arts Décoratifs di Parigi ha inaugurato una mostra intitolata Christian Dior, couturier durêve ovvero lo stilista del sogno.

La retrospettiva – iniziata lo scorso 7 luglio e aperta fino al 7 gennaio 2018 – include non solo i capi, ma anche fotografie e documenti, da illustrazioni, schizzi e pubblicità fino a reportage di moda, oltre a un’ampia gamma di accessori, borse, scarpe, cappelli, gioielli e boccette di profumo.

I curatori Florence Müller e Olivier Gabet hanno progettato la mostra installando dipinti e oggetti d’arte che dialogano con sette decenni di creazioni Dior e hanno inserito nel percorso espositivo più di 300 capi: l’esposizione annovera così modelli disegnati non solo dal fondatore, ma anche dagli stilisti che si sono succeduti alla guida della maison dopo di lui.

Diorè infatti sopravvissuta alla scomparsa del suo fondatore e, oggi, è uno dei marchi globali di lusso dalla holding LVMH: dopo Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano e Raf Simons, vede attualmente una donna nel ruolo di direttore creativo.

Si tratta dell’italiana Maria Grazia Chiuri che, dal 1999 al 2016, ha lavorato per Valentino in coppia con Pierpaolo Piccioli: la Chiuri è la prima donna in una dinastia di soli uomini e c’è da scommettere che – come ha già dimostrato di poter fare – continuerà a tenere viva quell’attesa che Monsieur Dior fu capace di creare.

Emanuela Pirré

La mostra al Muséedes Arts Décoratifs

In foto: scenografie dell’esposizione Christian Dior, couturier durêve © Le arti decorative, Parigi  foto @LucBoegly – dalla pagina Facebook del Museo

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