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Pitti Uomo Live Now

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Al via la 93° edizione di Pitti Immagine Uomo: l’appuntamento fieristico per eccellenza dedicato alla moda maschile.

Anche quest’anno la Fortezza da Basso a Firenze torna ad ospitare  Pitti Immagine Uomo, l’appuntamento fieristico per eccellenza dedicato alla moda maschile, che giunge alla sua 93°edizione.

Per l’occorrenza questa stagione la Fortezza da Basso si trasforma in un Film Festival, con gli stili delle sue diverse sezioni da interpretare come generi diversi – dai thriller ai film d’avventura, d’azione e sportivi alle spy-stories – e con i padiglioni che diventano sale in cui godersi lo spettacolo. Un progetto con layout e
direzione creativa firmati dal lifestyler Sergio Colantuoni.

“Ogni edizione di Pitti Uomo è sempre un grande film sulla moda maschile – dice Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine– che ha per protagonisti marchi, buyers, giornalisti, influencere visitatori da tutto il mondo. Ma questa volta trasformiamo il salone in una rassegna cinematografica: sarà come partecipare a un grande festival di cinema, che racconta in modo unico e coinvolgente le sue sezioni al pubblico internazionale. Ci immergeremo in un animato movietheatredistrict, in cui si annunciano i blockbuster ma anche i film cult e le pellicole indipendenti”. 

Il tema, che caratterizza il salone di questa stagione, è stato lanciato in modo virale attraverso unnuovo digital art project, per la cui realizzazione Pitti Immagine ha richiesto la collaborazione di alcuni tra i più talentuosi video maker del momento. Sono state inoltre lanciate 40Stories – dallo stile grafico, iconico-centrico e scanzonato – ispirate a 40 film famosi, da “Rocky” a “Memorie di una Geisha”, da “Forrest Gump” a “A qualcuno piace caldo”, condivise sugli account di Pitti con l’hashtag#PittiLiveMovie.

Un’edizione, dunque, ricca d’innovazione ma anche di eventi, nuovi arrivi e ritorni, come ad esempio quello di Corneliani che rinnova la sua presenza al salone presentando le collezioni A/I 2018-19 Corneliani e CC Collection Corneliani. Una doppia esposizione per introdurre al pubblico l’universo del brand e il suo stile in continua evoluzione.

Birkenstock con uno spazio espositivo all’interno dell’area degli Archivi 3: ci introdurrà nell’universo stilistico del brand attraverso la presentazione della collezione A/I 2018 e mostrerà, in anteprima, il cortometraggio firmato da Dan Tobin Smith.

Grazie all’accordo tra Pitti Immagine e Tokyo Fashion Award – seconda puntata di una lunga serie di collaborazioni – saranno visibili in uno spazio dedicato all’interno di TOUCH, le collezioni di 6 talentuosi brand emergenti dal Giappone, selezionati da una prestigiosa giuria. I nomi: Body Song, Children of the Discordance, Digawel, F/CE, Kuon e Soe.

Il brand olandese DENHAM the Jeanmaker, leader nella produzione di denim, celebrerà il suo 10°anniversario, con il lancio del libro “A Decade of DENHAM” e la presentazione di tre modelli di jeans, in collaborazione con Candiani, storica azienda tessile italiana, leader nel campo del denim, che nel 2018 festeggia il suo 80° anniversario.

Questa edizione vedrà anche la partecipazione di Karl Lagerfeld che presenterà la nuova collezione maschile, in uno spazio espositivo all’interno della Sala dell’Orologio alle Costruzioni Lorenesi.

Al primo piano delle Costruzioni Lorenesi, T-Michael – designer conosciuto per l’innovazione nelle sue creazioni bespoke – presenta “5 CURATORS/ ONE SPACE/”: cinque fashion insider e designer – Gerold Brenner, Tom Stubbs, Harris Elliott, NoriakiMoriguchi e T-Michael, selezionati da quest’ultimo – raccontano l’abilità creativa di 9 brand, in uno spazio che riflette lo zeitgeist dello stile contemporaneo. I brand coinvolti: SoarRunning, Bianca Saunders, Infundibulum, Labrum., Neat, NorwegianRain, T-Michael, Y. &Sons e Marc Point.

Sintesi dell’evoluzione contemporanea del brand, collegamento tra passato e futuro, la nuova collezione Best Company by Olmes Carretti sarà presentata in anteprima a Pitti Uomo. Protagoniste le iconiche felpe con una capsule Spring-Summer che accompagnerà la collezione F/W 2018, introdotta da una campagna firmata da Oliviero Toscani.

foto http://www.pittimmagine.com

Nicola Ievola

Paolo Roversi: Storie.

in Eventi by

Gli studenti di Accademia del Lusso di Milano hanno incontrato “per caso” Paolo Roversi.

Dal 16 novembre al 17 dicembre le stanze di Palazzo  Reale di Milano hanno ospitato Storie, una monografica del fotografo Paolo Roversi, curata dalla photo editor di Vogue Italia Alessia Glaviano.

La personale ha esplorato le diverse sfaccettature del lavoro di Roversi, da quello più meditativo, intimista e sconosciuto fino a quello più glamour, ponendo particolare attenzione alla continua e costante ricerca legata al “sentimento della luce”.  9 storie hanno abitato le 9 stanze degli Appartamenti del Principe adibiti alla mostra.

Artista profondamente attento al processo fotografico, Roversi ha fatto della sperimentazione con la polaroid largo formato la base della propria cifra stilistica. La sua poetica, modulata sulla ricerca e la prossimità all’ineffabile “sentimento della luce”, è evidente in tutti gli scatti del fotografo, da quelli di alta moda fino ai nudi o agli still life.

Ed è stato proprio durante una visita guidata alla mostra che gli studenti di Accademia del Lusso di Milano hanno avuto la possibilità di incontrare casualmente Paolo Roversi.

Roversi stava tenendo una lezione di fotografia ad un giovane fotografo, ma non ha esitato ad interromperla quando i ragazzi con grande entusiasmo lo hanno fermato per chiedere una foto ricordo e scambiare due chiacchiere.

Un momento unico ed estremamente formativo per i ragazzi, che hanno avuto la possibilità di conoscere uno dei più grandi fotografi esistenti al mondo.

Nicola Ievola

STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DI FERRARI : INCONTRO CON STEFANO LAI, DIRETTORE COMUNICAZIONE FERRARI

in Eventi/News ADL by

Giovedì 23 novembre Stefano Lai, direttore della comunicazione di Ferrari, è stato invitato a parlare davanti agli studenti dell’Accademia del Lusso di strategie di comunicazione nel lusso e del valore di eccellenza e esclusività per un brand come la Ferrari. 

L’importanza del team

 Stefano Lai ha iniziato il suo intervento ponendo l’attenzione sul ruolo del leader e ha citato il VI presidente degli Stati Uniti John Quincy Adams “Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e diventare di più, sei un leader.”

Essere un buon comunicatore significa tenere conto delle persone che formano il team e chi sta intorno a voi. Un vero leader è quello che pensa cosa possa fare per gli altri.

Un leader deve essere capace di dare uno stimolo, trovare delle soluzioni, essere curioso, coinvolgere tutti e dare un riscontro a ciascuno.

Grande attenzione alle persone

Il direttore della comunicazione Ferrari ha insistito più volte sul valore più importante in azienda : le persone.

Si percepisce un grande senso di appartenenza sia da parte del team, sia dai clienti e dal mondo Ferrari allargato.

Le persone fanno la differenza e la Ferrari è un team fortemente ancorato al suo territorio. Considera che ciascuna persona, cliente, appassionato della Ferrari, fornitore rappresenta l’azienda e può esserne portavoce.

Comunicare è anche garantire un flusso consistente e continuo di informazioni sia nell’azienda sia all’esterno con il mercato. Ha sottolineato l’importanza della coerenza nella comunicazione del brand.

Il ruolo della comunicazione

 La comunicazione è capire la storia dell’altro per raccontare la propria storia. Le aziende e le persone comunicano per :

  • Educare
  • Informare
  • Collaborare
  • Motivare
  • Guidare

La comunicazione deve avere un obiettivo, essere coerente con i valori di marca, il prodotto e il mercato e il messaggio deve essere significativo per i destinatari del messaggio e per colui che lo comunica.

La comunicazione

Ogni azienda ha un proprio stile comunicativo basato sulla personalità, il ruolo e l’azienda stessa.

Lo stile della Ferrari è istituzionale :

  • Comunicare solo quando è necessario
  • Il prodotto parla da solo, comunicazione fattiva
  • Coerenza della comunicazione intorno ai valori di marca : esclusività, eccellenza, innovazione, competizione, performance, storia personale del fondatore Enzo Ferrari
  • Mantenere la legenda viva. La Ferrari non fa pubblicità (tranne per i sponsors della F1, secondo evento sportivo mondiale guardato dopo i giochi olimpici)

L’esperienza

 Ferrari vende prodotti che danno emozioni. Una parte fondamentale dell’esperienza è il suono.

 

Chloé Payer

 

I British Fashion Awards amano e premiano la moda italiana

in Eventi/Fashion by

Milano, Parigi, Londra, New York: le fashion week si moltiplicano, nel tempo, in tutto il mondo, eppure sono ancora queste le vere capitali della moda.

Le quattro città giocano un ruolo fondamentale e hanno caratteri profondamente diversi, così come diverso è il loro approccio alla moda e diversa è la visione: in questo risiede la ricchezza, nel fatto che – tutte insieme – riescano a comporre un quadro che racconta le molteplici sfaccettature del vestire contemporaneo.

In una cosa, però, le quattro città e irispettivi Paesi si assomigliano: in tutti esiste un ente che si occupa in maniera specifica e sistematica della promozione del settore moda.

Camera Nazionale della Moda Italiana, Fédération de la Haute Couture et de la Mode, British Fashion Council, Council of Fashion Designers of America: i quattro enti (rispettivamente italiano, francese, britannico e statunitense) non hanno scopo di lucro ma ne hanno uno ben più importante, quello di difendere e diffondere il patrimonio culturale di ogni Paese rispetto alla materia moda.

Non solo, i quattro enti lavorano insieme per darsi reciproco supporto e per creare un network internazionale di eccellenza che sia in grado di portare avanti tradizione e progresso allo stesso tempo: in questa ottica, vengono concertate le fashion week e vengono realizzate alcune manifestazioni il cui scopo è assegnare premi orientati a valorizzare il meglio della moda internazionale.

Il British Fashion Council(BFC in acronimo) ha appena celebrato i suoi Fashion Awards 2017, in partnerhip con Swarovski: i vincitori sono stati premiati il 4 dicembre durante una cerimonia di gala che si è tenuta presso la Royal Albert Hall di Londra.

Lanciati nel 1986, i Fashion Awards sono diventati uno dei premi più prestigiosi in Europa, una sorta di Oscar della Moda: l’evento ha anche il merito di raccogliere fondi per finanziare le future generazioni di talenti.

La giuria dell’edizione 2017 si è avvalsa di 2mila addetti ai lavori (tra cui giornalisti, esperti del retail e specialisti della creatività) provenienti da oltre 38 Paesi di tutto il mondo.

Tra le categorie più seguite della manifestazione, figurano due premi molto ambiti: quello per lo stilista e quello per il business leader dell’anno.

Le nomination per la categoria International Designer of the year vedevano quest’anno ben due italiani tra i cinque finalisti, ovvero Alessandro Michele per Gucci e Maria Grazia Chiuri per Dior: Alessandro Michele era inoltre in lizza anche per la categoria Accessories Designer of the Year.

Un altro italiano, Marco Bizzarri, CEO di Gucci, era invece in lizza nella categoria Business Leader.

Com’è andata?

Com’è infine andata per l’Italia nel corso della serata del 4 dicembre, presentata dall’attore Jack Whitehall e dalla top model Karlie Klossal cospetto di una platea di circa 4mila ospiti?

Per il nostro Paese i premi sono stati infine ben tre, quello riconosciuto a Marco Bizzarri – che ha vinto nella sua categoria – nonché due premi speciali e prestigiosi riconosciuti a Donatella Versace e a Maria Grazia Chiuri: la maison della Medusa e il suo direttore artistico hanno vinto il premio Fashion Icon,mentre al direttore creativo di Dior è andato invece lo Swarovski Award For Positive Change.

Sul palco della Royal Albert Hall, Donatella Versace ha ritirato il Fashion Icon Award, assegnatole in un anno molto speciale: nel 2017 ricorrono infatti i 20 anni dalla scomparsa del fratello Gianni. Inoltre, la maison celebrerà nel 2018 il 40esimo anniversario dalla fondazione.

La motivazione del premio è duplice: da una parte, è stato riconosciuto il ruolo attivo della designer nel proteggere l’eredità del fratello Gianni; dall’altra, il merito coincide con la capacità di far apparire powerful tutte le donne.

E proprio grazie al contribuito prestato a quello che viene oggi chiamato women empowerment, Maria Grazia Chiuri si è invece aggiudicata lo Swarovski Award for Positive Change: consegnato per la prima volta lo scorso anno a un’altra importantissima figura italiana, Franca Sozzani, il premio desidera riconoscere i personaggi che hanno avuto un ruolo chiave nella società.

Il premio è ben meritato: la Chiuri – prima designer donna nella storia di Dior – ha saputo portare in passerella il dibattito sull’emancipazione, legando moda e femminismo in risposta all’attuale clima politico e sociale.

A lei si deve anche la capacità di aver saputo traghettare la maison Dior verso una dimensione più attuale e contemporanea, avvicinando il marchio al pubblico dei Millennials senza però snaturarne l’essenza, grazie a una nuova idea di lusso in cui lo sportswear non rinnega gli abiti da sera.

La moda italiana, insomma, ha dimostrato ancora una volta di avere un ruolo importante e di essere in grado – grazie ad alcuni dei suoi protagonisti – di incontrare il gusto e l’apprezzamento di un pubblico internazionale, così come hanno ben dimostrato nomination e premi di questa edizione dei British Fashion Awards.

Emanuela Pirré

 

Il sito dei Fashion Awards

Il sito del British Fashion Council – BFC

La pagina Facebook

L’account Instagram:

Le foto provengono dalla pagina Facebookdel BFC

Presentazione del libro “Improvvisamente…L’abito scorso” che racconta lo stile vintage

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Giovedì 30 novembre, nell’atmosfera retro e calorosa di Cavalli & Nastri in via Brera 2, Stefano Sacchi ha presentato il suo libro “Improvvisamente…L’abito scorso” che racconta lo stile vintage, limited edition, heritage come strategia di marketing del settore moda. Marisa Berenson, nipote della grandissima Elsa Schiaparelli, ne ha scritto la prefazione.

 Non basta ripescare dagli armadi dei genitori e nonni giacche, gonne e accessori per provare il fascino dello stile retrò! Nostalgia, accessori e abiti che hanno fatto la storia.

 Negli ultimi dieci anni il vintage è diventato un vero e proprio fenomeno in tutti campi dell’industria culturale: dalla moda alla musica, dalle serie TV ai libri, sempre più spesso sono i ricordi del passato a raccontarci il presente.

 Stefano Sacchi ha avuto la gentilezza di chiedermi di partecipare alla presentazione del suo lavoro e con molto piacere ho raccolto il suo invito, scrivendo un testo sulla mia percezione del Vintage.

La parola “Vintage” viene dal francese “vendange”, e significa un’eccezionale raccoltadi uva destinata a produrre i vini più prestigiosi, i millesimati.

Sono nata nella regione dello Champagne, in mezzo ai prestigiosi vigneti e celebre maisons di champagne: Moët & Chandon, Krug, Bollinger, Taittinger, Roederer.

Tutte queste maisons hanno in comune un valore: la ricerca dell’eccellenza.

L’eccellenza di coltivare la materia prima, un amore unico per il proprio lavoro e il rispetto della terra, un processo di fabbricazione eccezionale, l’esperienza di generazioni di savoir-faire,la ricerca del prodotto perfetto guidata dalla passione.

La passione di creare emozioni. Lo Champagne non è altro che emozione.

Il vintage è emozionante.

Emozioni legate adorigini storiche, alla storia del fondatore come Christian Dior, Coco Chanel, Cristobal Balenciaga, Gianni Versace, Giorgio Armani e tanti altri stilisti innamorati del proprio mestiere, a tessuti e modelli prodigiosi. Raccontano storie, fanno emozionare. Ciascun oggetto, accessorio, vestito ha una storiasingolare,sono modelli rari per creare un racconto che unisce passato e presente alla ricerca di uno stile unico e personale.

L’emozione come chiave per creare un rapporto tra la marca e il suo pubblico, per creare un’esperienza mozzafiato alla ricerca di un tesoro tra ammirazione, piacere ed eccitazione, un modo ludico di reinventarsi e sognare.

Il vintage richiede pazienza, non è immediato, non è di consumo veloce e facile. Come lo Champagne che può richiedere 10 anni di maturazione, ci vuole cultura e passione per capire il vintage e apprezzarne lo stile. Vintage è memoria, è stile, sono radici, è passato, presente e futuro nella sua permanente influenza sui cicli della moda.

 

Il vintage ci prende per mano per entrare in un mondo fatto di storie, di passione e di piacere.

 

Chloé Payer

Klimt dalla mostra al MUDEC all’influenza sulla moda contemporanea

in Eventi by

Tra le tante mostre interessanti attualmente in programma a Milano, il MUDEC – acronimo di Museo delle Culture – ne presenta una intitolata Klimt Experience.

Aperta fino al 7 gennaio 2018, la mostra offrein effetti una vera e proprio esperienza in quanto è una rappresentazione multimediale e immersiva interamente dedicata all’artista più rappresentativo della Secessione Viennese.

Gustav Klimt e la sua vita, ma anche la pittura, l’architettura, le arti applicate, il design e la moda della Vienna di fine Ottocento – inizi Novecento: sono questi i protagonisti assoluti di un excursus multimediale e multisensoriale che racconta l’universo pittorico e anche il contesto culturale e sociale in cui visse e operò il pittore austriaco.

L’obiettivo del percorso è quello di proporre al visitatore un nuovo modello di fruizione dell’opera d’arte attraverso le potenzialità sempre più allargate delle nuove tecnologie: la volontà è quella di entusiasmare, affascinare, emozionare e meravigliare il pubblico, invitando giovani e adulti ad approfondire la conoscenza di Klimt, la comprensione dei suoi lavori, la tecnica pittorica e la lettura stilistica attraverso macro-ingrandimenti dei dettagli delle opere.

Il visitatore può così vivere un’esperienza a 360° che coinvolge tutto lo spazio disponibile senza soluzione di continuità: le pareti, il soffitto e perfino il pavimento vengono colorati dalle immagini dell’arte di Klimt, dagli esordi agli ultimi dipinti.

Pensate: sono comprese ben settecento opere per una visione completa dell’opera del pittore altrimenti impossibile da ammirare in un unico evento espositivo. Il suo mondo – simbolico, enigmatico e sensuale – viene riprodotto con eccezionale impatto visivo grazie a un sistema progettato in esclusiva per questa video installazione.

In principio, ho parlato anche di musica: compositori del calibro di Strauss, Mozart, Wagner, Lehár, Beethoven, Bach, Orff e Webern accompagnano il visitatore con una coinvolgente colonna sonora proprio per testimoniare quanto la musica influenzò la vita e il lavoro di Klimt.

Accanto alla sua arte, è inoltre possibile ammirare fotografie d’epoca nonché ricostruzioni in 3D della Vienna dei primi del Novecento con la moda e i luoghi simbolodi una capitale europea in pieno fermento: trovano per esempio spazio le architetture innovative del Palazzo della Secessione, il luogo in cui è conservato il magnifico Fregio di Beethoven, dipinto da Klimt nel 1902, sviluppato su tre pareti per una lunghezza di 34 metri.

Tra le interazioni, ho citato – non certo a caso – quella con la moda: l’artista ha infatti collaborato con la sartoria di Emilie Louise Flöge, sua compagna nella vita.

In perfetta corrispondenza con il suo stile pittorico, le creazioni moda di Klimt rappresentavano un’interpretazione europea delle forme morbide dei capi dei popoli dell’Oriente: caratterizzati da un’eleganza raffinata, avevano linee sciolteche liberavano i movimenti del corpo e, alla razionalità dei tagli, si accompagnava e quasi si contrapponeva un ricco decorativismo.

I capi, disegnati da Klimt per sé e per la sua compagna e musa Emilie, nascevano come abiti d’artista, indipendenti dalle esigenze di mercato, ma ebbero una diffusione proprio grazie al lavoro che Emilie svolse insieme alle sorelle: basta digitare il nome della Flögenella stringa di un motore di ricerca per vedere apparire centinaia di splendide immagini d’epoca.

Il rapporto Klimt – moda non si è peraltro esaurito con la sua scomparsa avvenuta nel 1918: il celebre artista austriacoha continuato a influenzare la moda fino ad arrivare ai giorni nostri, tanto che molti stilisti contemporanei si sono ispirati e si ispirano alle sue opere immortali.

Tra i primi a rendergli omaggio vi fu Pierre Cardin: un editoriale con suoi capiin tributo al grande pittore apparvenell’edizione di settembre 1965 di Vogue UK, fotografato da Norman Parkinson.

John Galliano, il geniale enfant terrible della moda, ha invece reso il proprio omaggio a Klimt con la collezione primavera / estate 2008 disegnata per Dior.

Aquilano Rimondi, il brand creato da Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, si è invece ispirato a Klimt per le stampe della propria collezione primavera / estate 2011.

Anche la maison Alexander McQueen ha ceduto al fascino senza tempo del pittoreviennese: per la collezioneresort 2013,la designer Sarah Burton ha fatto incontrare lo stile Anni Settanta di David Bowie e i dipinti di Klimt.

L’Wren Scott, modella e stilista tragicamente scomparsa nel 2014, ha anch’essa dedicato la sua ultima collezione, quella per l’autunno / inverno 2013-14, a Klimt e in particolare alla sua passione per Adele Bloch-Bauer.

Maria Grazia Chiuri e PierPaolo Piccioli, quando erano insieme al timone di Valentino, hanno reso un tributo a Emilie Louise Flöge con la collezione autunno / inverno 2015-16.

L’esempio più recente è infine quello di Alberto Zambelli: per la collezione autunno / inverno 2016-17, lo stilista italiano si è ispirato a Maria Viktoria Altmann e, nel backstage della sua sfilata, mi ha raccontato come questa donna straordinaria, sopravvissuta all’Olocausto, abbia lungamente fronteggiato il governo austriaco per riuscire a recuperare l’iconico quadro di Gustav Klimt Ritratto di Adele Bloch-Bauer I,appartenuto a sua zia e confiscato dai nazisti a Vienna poco prima della Seconda Guerra Mondiale.

Adele Bloch-Bauer, colei che ha ispirato anche L’Wren Scott, era appunto lazia della Altmann e fu protettrice e musa di Klimt al quale commissionò diversi quadri prestandosi per due ritratti: il più importante e famoso fu eseguito nel 1907 e la figura di Adele si staglia in mezzo all’oro tipico del lavoro del grande pittore.

Dopo la guerra e dopo la fuga negli Stati Uniti per scampare all’Olocausto, la Altmann intraprese una lunga battaglia legale per riottenere i beni confiscati alla sua famiglia dai nazisti tra i quali il ritratto della zia: Alberto ha reso omaggio alle due donne attraverso i suoi capi.

A cento anni dalla morte, il grande artista austriaco non smette dunque di affascinare attraverso la sua arte, la sua vita e le persone che l’hanno attraversata: questa è la formula dell’immortalità ed ecco perché consiglio di vivere la Klimt Experience proposta dal MUDEC.

Emanuela Pirré

 

Il sito del MUDEC

 

Le foto della mostra provengono dal sito e dalla pagina Facebook del MUDEC.

Per le foto della collezione Alberto Zambelli FW 16-17 si ringrazia invece l’ufficio stampa dello stilista.

Klimt - Alberto Zambelli collezione FW 16-17 Klimt - mostra MUDEC Klimt - mostra MUDEC 26-07-17 a 07-01-18 02 Klimt - mostra MUDEC 26-07-17

Con Apritimoda! Milano scopre gli atelier

in Eventi by

Milano viene spesso definita città della moda e manifesta oggi un nuovo desiderio: aprire i luoghi segreti delle sue maison alla visita del pubblico.

Le case di moda sono una delle anime più importanti della creatività non ché dell’economia e lo sono non solo per il capoluogo meneghino, ma più in generale per tutto il nostro Paese; eppure, il cuore della loro attività è spesso sconosciuto ed èquasi sempre inaccessibile.

Ecco in quale ottica è nata l’iniziativa Apritimoda! – nome scritto proprio così, con il punto esclamativo, come a parafrasare la formula magicache in una nota fiaba serve ad aprire la caverna in cui è celato il tesoro.

Il progetto, realizzato con importanti sostegni quali il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, del Comune di Milano, di Camera Nazionale della Moda Italiana e di Altagamma, si inserisce nell’immagine che Milano ha costruito negli ultimi anni, quella di città affascinante balzata tra le primissime posizioni in Italia per attrattiva turistica, «the place to be», come l’hanno definita testate prestigiose quali il New York Timesoppure il China Daily.

La città ha ottenuto questi risultati aprendosi al mondo ed è proprio il concetto dell’apertura, che è innanzitutto nuovo approccio culturale, una delle ragioni del cosiddetto Rinascimento milanese.

Milano, città del design, ha conquistato il mondo con il Fuori Salone; Milano, città della musica, ha inventato PianoCity, centinaia di pianoforti a suonare ovunque; Milano, città dell’editoria, ha inventato BookCity, attraendo lettori in tutti i luoghi della cultura; Milano, capitale Expo nel 2015, ha lanciato per prima il format del FuoriExpo; Milano, città della moda, apre oggile porte dei suoi atelier.

L’apertura di tali atelier non è – comed’abitudine – quella destinata a esperti, tecnici, buyer e giornalisti, bensì a tutti coloro che, dotati di una dose di sana curiosità, vogliano conoscere più da vicino la moda e i suoi ingranaggi.

Aprire le porte delle maison e dei loro spazi privati – svelandoluoghi all’interno dei quali nasce il processo creativo – significa offrire ai visitatori un’occasione straordinaria per toccare con mano la bellezza e l’unicità di tali luoghi; significa avviare un dialogo diretto tra chi crea la moda e chi vive la città, tra chi crea la moda e chi la studia.

Conoscere vuol dire apprezzare e amare, coinvolgere significa rendere tutti orgogliosi dell’eccellenza del Made in Italy: ecco perché Apritimoda!è importante.

In occasione della conferenza stampa di presentazione, Ivan Scalfarotto, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, ha ben spiegato l’intento del progetto.

«Troppo spesso pensiamo al sistema della moda come al mondo dell’effimero: iniziative come Apritimoda! permettono al pubblico di vedere che ‘dietro le quinte’ esistono persone,organizzazioni, risorse, processi creativi che poi si concretizzano in ‘produzioni’ che, oltre a far sognare, generano sviluppo e lavoro. E quando la conoscenza arriva alle persone gli stereotipi, per fortuna, svaniscono.»

Sabato 21 e domenica 22 ottobre, ogni maison ha organizzato visite su misura per raccontarsi, per svelare il proprio modo di intendere la moda e il proprio lifestyle. Le modalità delle visite e gli ambienti hanno dunque esplicitato l’idea che ogni stilista o brandvuole dare di sé.

Le maison e le istituzioni coinvolte sono state ben quattordici: in rigoroso ordine alfabetico, elenco Agnona, Alberta Ferretti, Antonio Marras, Curiel, Ermenegildo Zegna, Etro, Fondazione Gianfranco Ferré, Gianni Versace, Giorgio Armani, Laboratori della Scala, Missoni, Moncler, Prada e Trussardi.

Le visite sono state tutte gratuite e la risposta non è mancata: quasi 15 mila persone hanno varcato la soglia delle quattordici realtà coinvoltein questa prima edizione, realizzando il sogno alla base di Apritimoda!, ovvero quello che la moda e la città potessero prendersi per mano.

Milano è riuscita ad aggiungere un nuovo tassello alla sua immagine di città che vuole realmente aprirsi al mondo e ha dato il via a una nuova dimensione della comunicazione della moda, attraverso un format che ha già in programma successive edizioni non solo nel capoluogo lombardo.

Brindiamo, allora, a quella che si spera possa essere una lunga amicizia libera da pregiudizi e stereotipi.

Emanuela Pirré

 

Le foto provengono dalla pagina Facebook di Camera Nazionale della Moda Italiana

In mostra a Torino gioielli e ornamenti di Gianfranco Ferré

in Eventi/Lifestyle by

«Credo che il gioiello sia l’elemento più immediato per esprimere un desiderio di bellezza innato, senza tempo, antico quanto la storia dell’umanità, radicato nella nostra sensibilità perché capace di tradurre in realtà emozioni e sensazioni. Il gioiello ha avuto in passato straordinarie valenze rappresentative, come simbolo di ricchezza, potere, prestigio, autorità. Ora è soprattutto manifestazione di personalità. È un mezzo per la rappresentazione di sé. Come l’abito e forse più dell’abito.»

Queste parole – forti e importanti – sono di Gianfranco Ferré, anzi, del Maestro Gianfranco Ferré.

Nato a Legnano nel 1944 e spentosi prematuramente nel 2007, Ferré ha attraversato la moda lasciando un segno indelebile.

Dopo la Laurea in Architettura conseguita al Politecnico di Milano, lo stilista ottenne un primissimo successo come creatore di bijou e accessori.

Nel 1978, nacque il suo Prêt-à-Porter femminileseguito, nel 1982, dal lancio dell’abbigliamento maschile: si aggiunsepoi l’esperienza dell’Alta Moda, tra il 1986 e il 1989, con la presentazione delle collezioni a Roma.

A seguire, il Maestro ricevetteun prestigioso incarico presso la maison Christian Dior: Gianfranco Ferré diventòinfatti Direttore Creativo per le linee femminili dal 1989 al 1996.

Nonostante gli innumerevoli successi e le geniali creazioni come stilista di abiti, Ferré non dimenticò mai l’ornamento che per lui ha costantemente rappresentato una passione legata in modo inscindibile alle collezioni moda: all’ornamento, il Maestro ha sempre riservato un approccio appassionato e spesso innovativo, con un’attenzione mai inferiore rispetto a quella riservata all’abito.

Ecco perché Torino dedica a questo aspetto una mostra importantissima che si intitola Gianfranco Ferré – Sotto un’altra Luce: Gioielli e Ornamenti.

La mostra è allestita nella Sala del Senato di Palazzo Madama ed è stata inaugurata lo scorso 12 ottobre per proseguire fino al 19 febbraio 2018: organizzata e prodotta da Fondazione Gianfranco Ferré e Fondazione Torino Musei con la curatela diFrancesca Alfano Miglietti, teorica e critica d’arte, l’esposizione presenta in anteprima mondiale 200 oggetti-gioiello che ripercorrono per intero la vicenda creativa del celeberrimo e amatissimo stilista italiano.

Gli oggetti in mostra, realizzati per sfilate dal 1980 al 2007, sono raccontati come complemento dell’abito e suo accessorio, ma vengono anche esposti insieme ad alcuni capi in cui è proprio la materia-gioiello a inventare e costruire l’abito, diventandone sostanza e anima.

Anche in questo caso, l’attenzione di Gianfranco Ferré ai materiali si rivela determinante in quanto parte essenziale della sua ricerca.

Oltre alla mostra, è interessante anche il progetto espositivo che è stato realizzato dall’architetto Franco Raggi.

Detto progetto gioca sul contrasto esistente tra la Sala del Senato di Palazzo Madama, ambiente di vertiginosa altezza e di immenso pregio architettonico, e le strutture minimaliste ed essenziali in ferro e vetro create con il preciso intento di andare a mettere in risalto la fantasiosa bellezza dei gioielli disegnati dal Maestro Ferré.

Gianfranco Ferré, bracciale PE 1993 Contenuti all’interno di gabbie e non delle classiche vetrine, i gioielli sembrano così librarsi in volo, staccandosi dalla penombra e regalando una forte emozione.

Per invitare tutti a visitare la mostra vivendo l’emozionesulla propria pelle, prendo in prestito ancora una volta le parole del Maestro.

«Nel gioiello, un mondo. O meglio il mondo. Da sempre oggetto di incommensurabile valenza simbolica, per me il gioiello concretizza un’infinità di riferimenti, di rimandi, di sguardi alle realtà più disparate, tanto reali quanto oniriche da cui traggo ispirazione.

In ciò non sento la minima differenza tra ‘sognare’ un abito o un gioiello. Perché è del tutto simile l’impulso a ritrovare stimoli e suggestioni in un orizzonte infinitamente eterogeneo, privo di confini temporali non meno che spaziali.»

Un orizzonte infinitamente eterogeneo – così scriveva Ferré.

Esiste forse un modo più bello per riferirsi all’immenso patrimonio di possibilità che si apre davanti a noi se solo abbracciamo fantasia e creatività, evitando di chiuderci in confini di qualsiasi genere?

Ecco in cosa risiede il genio nonché la straordinaria attualità del Maestro Gianfranco Ferré e della sua lezione.

Emanuela Pirré

 

Gianfranco Ferré – Sotto un’altra Luce: Gioielli e Ornamenti

Sede: Palazzo Madama, Piazza Castello, Torino

Date: dal 12 ottobre 2017 al 19 febbraio 2018

Orari:da lunedì a domenica 10 – 18 / martedì chiuso

Prezzi dei Biglietti Museo/Mostra: intero € 12,00 / ridotto € 10,00

 

Il sito della Fondazione Gianfranco Ferré: http://www.fondazionegianfrancoferre.com/home/intro.php

Il sito di Palazzo Madama: http://www.palazzomadamatorino.it/it

 

Si ringrazia la Fondazione Gianfranco Ferré per le foto

VFNO 2017_Accademia del Lusso YOU|nique Street Show

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Vogue non può che evocare moda, bellezza, ricerca e poesia in chiunque sia appassionato di moda. La serata dedicata da Vogue, e a Vogue, a Milano non poteva quindi mancare di questi elementi, a cui si è aggiunto anche un quinto, l’assenza, prodotta dalla scomparsa prematura della insuperabile ed unica Franca Sozzani, che di Vogue Italia è stata anima e cuore.

Anche Accademia del Lusso ha voluto contribuire a rendere questa esperienza unica per tutti i suoi fruitori, creando per il secondo anno consecutivo un Fashion Show speciale.

Cinque tra modelli e modelle hanno infatti sfilato per strada: una live performance che ha catturato l’attenzione di chi passeggiava per lo più in cerca di vetrine interessanti.

Questa volta però Accademia ha voluto aprire le sue porte anche ai preparativi dello show, invitando chi lo desiderava ad assistere alle fasi di trucco e selezione degli outfit, per poi iniziare insieme con le modelle il percorso per le vie di Milano.

Una catwalk d’eccellenza con partenza da Montenapoleone e vari stop lungo Vittorio Emanuele per qualche posa davanti alla macchina dei fotografi, sia professionisti sia improvvisati, sino a raggiungere il Duomo. Un set reso ancora più magico da un tramonto che pareva dipinto apposta per i modelli. Dopo una passeggiata in Galleria e un altro stop in piazza della Scala, la foto rituale sulle scalinate di Montenapoleone.

A rendere speciale la sfilata sono stati i veri protagonisti dell’evento, ossia le creazioni per la sfilata di fine anno YOU|nique di alcuni studenti, che personalmente ringrazio per la dedizione e passione. I capi selezionati sono stati mixati tra loro per creare outfit più street e autunnali (dato il clima non proprio temperato), mettendo in luce ancora una volta la bravura di Carola Garcea, Dario Vizzini, Chiara Errica, Jelena Dukanovic, Selena Runic, Nicola Pantano e Sara Venturi.

Barbara LG Sordi

 

Sfilata finale corso triennale Fashion & Costume Design Palermo

in Eventi/News ADL by

In una delle location più suggestive e lussuose di Palermo, Palazzo Asmundo dove la bellezza   straripante ha avvolto a tutto tondo la numerosa platea di partecipanti   (oltre 250 presenze)  con gli affreschi mozzafiato dei tetti alla ricchezza delle collezioni di porcellana,   gli  allievi dell’ultimo anno del corso Fashion and Costume Design   dell’ Accademia del Lusso hanno debuttato con la loro prima collezione.

Passione, talento, fantasia, ricerca e sperimentazione e tanta tanta fatica sono stati gli ingredienti vincenti per  la realizzazione di creazioni  stupende.

In questa occasione la cosa che più colpisce è la difformità di stili e di gusti! La poliedrìa può considerarsi davvero un tratto saliente dei nove allievi, che vorrei ricordare uno per uno, Marianna Abbate, Valentina Cilia, Liliana Graziano, Francesca Mandalà, Gemma Lo Bianco, Serena Santamarina, Clara Savoca, Dario Spitalieri, Maria Vazquez.

I mood delle collezioni prendono spunto  sia da elementi naturali  che architettonici e la realizzazione si basa anche  su materiali nuovi e sperimentali che riescono a ricreare le forme delle strutture architettoniche d’avanguardia.

La perversione e  il fetish  si esprimono anche con la sperimentazione  di un materiale alternativo, il latex, tessuto plastificato che rifiuta i tradizionali metodi di cucitura e viene assemblato con tecniche innovative.

E l’ingenuità ed eleganza delle bambole trionfano in  un carosello che diventa gonna!!!

E poi un tuffo nel mondo tribal:   maschere e i simboli tipici  utilizzati dalle tribù durante le loro danze  accuratamente  dipinti  a mano  sono la mise di modelle danzatrici che fanno viaggiare la platea verso mondi sconosciuti,e ancora  i tatuaggi   simulati da pizzi ricamati che  risaltano  la figura femminile.

Rivisitazioni del Punk e visioni quasi surreali di abiti fluorescenti, lampade in movimento, create dall’unione di tessuti sintetici, luci al neon e  importanti strutture che danno il movimento.

 

Il tutto completato da make-up impeccabili curati dalla New Sem School e stravaganti acconciature create dalle mani sapienti dell’hair stylist Pino Ciacia. Ma gli elementi che hanno reso tutto più magico ed emozionante,  sono stati la luce e l’adrenalina che emanavano i nuovi emergenti stilisti! Ancora una volta vediamo come arte e moda, passato e presente si sposano perfettamente, l’atmosfera senza tempo del palazzo e un anteprima del futuro suggerito dalle nuove collezioni,  hanno lasciato senza fiato tutti i presenti, me compresa! Durante gli anni accademici oltre ad imparare da cosa e come iniziare per dare vita ad una nuova collezione , ci viene insegnato soprattutto a credere in noi stessi e in quello che vogliamo proporre al mondo della moda, in questa occasione più che mai ho potuto notare che l’obbiettivo è stato piacevolmente raggiunto!

Annamaria Vella, allieva 3°anno fashion and Costume design

New sem school Accademia del Lusso

Fashion and Costume Design

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