Come la moda risponde allo sfruttamento animale

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Un infiltrato dell’organizzazione no-profit “Essere animali” ha condotto, poco tempo fa, un’indagine sugli allevamenti di animali. I filmati da lui registrati hanno evidenziato le violenze che si celano dietro il mondo della produzione di carne. Gli animali subiscono violenze quotidiane quali essere presi a calci, malmenati con spranghe di ferro o, nei casi dei più piccoli, sbattuti ripetutamente a terra sino alla morte.

Nel numero di Vogue di gennaio 2021, edizione che prende il nome di “The Animal Issue”, il direttore responsabile Emanuele Farneti spiega in questo modo la scelta di dedicare l’intero numero agli animali: “Questa volta abbiamo voluto che fossero gli animali a prendere in prestito il nostro spazio fisico e digitale – per costringerci a riportare l’attenzione, dopo i mesi passati in casa, sulla dimensione naturale, sull’emergenza ambientale che il dramma della pandemia non ha reso meno urgente”, sottolineando che “il mondo non gira attorno agli uomini”.

Gli esseri umani hanno sempre vissuto la loro vita come se il pianeta non fosse altro che di proprio esclusivodominio: la realtà dei fatti è che non è così. L’attenzione a preservare gli habitat naturali non dovrebbe esseresolo una priorità per salvaguardare le altre specie di esseri viventi, bensì anche noi stessi. Secondo alcuni studi il 96% dei mammiferi è costituito da esseri umani e animali d’allevamento, questo cosa vuol dire? Che il 4% mancante non basta per garantire benessere e protezione al resto della natura animale. In Italia esistono circa 871 aree protette ma se, industrialmente parlando, l’uomo non ridefinisce i propri sistemi produttivi, ci sarà una frattura ancora maggiore nel nostro ecosistema.

Ecco perché la parola più importante al momento sembra essere quella di “eco-sostenibilità”.

Negli ultimi anni molti brand di lusso si sono orientati su una politica commerciale e produttiva eco-sostenibile. In particolare, LAV, un’organizzazione che si batte per i diritti degli animali, ha dato vita ad un nuovo progetto chiamato “Animal Free Fashion”; questo progetto ha il fine di promuovere una moda etica e sostenibile attraverso il marchio “Animal free”, il quale viene utilizzato per identificare tutti quei prodotti moda privi di componenti animali.

Dei marchi “Animal free” fanno parte brand che rinunciano all’uso di piume, pelle, filati e pellicce vere.

Se prima la fotografia di moda voleva attirare l’osservatore utilizzando animali esotici, oggi il legame tra il mondo della natura e quello della moda prevale su tutto. Quei famosi servizi fotografici che ritraevano la modella accompagnata da un ghepardo, una tigre, un leone (e così via), non sono più in voga. Ciò che preme alle riviste di moda, ai propri direttori, ai fotografi è quello di ricordare una cosa fondamentale ai propri lettori: gli animali “sono esseri viventi e non oggetti d’uso”.

Gli animali sono comparsi sulla terra prima del nostro arrivo e se loro sono stati i primi ospiti del pianeta, noi siamo stati i loro.

Sara Schietroma
Studentessa del Master in Fashion Brand Management di Accademia Del Lusso