Il corsetto ritorna protagonista delle passerelle

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Capo femminile per antonomasia, odiato e amato per secoli, torna protagonista delle passerelle. Ma qual è la sua storia?

Il corsetto è un indumento femminile che si avvolge attorno al busto, può essere elastico o con stecche e va dalla vita fin sotto il seno. Aveva la funzione di modellare le forme, sostenendo o schiacciando il seno, stringendo la vita, esaltando i fianchi.
Nel 1500, in Francia, Caterina de’ Medici fu tra le prime ad utilizzare il corsetto, che fu adottato anche dalle sue dame: era stretto, di forma allungata e si portava sotto i vestiti. L’uso diffuso del busto fu contemporaneo alla moda spagnola durante il dominio di Carlo V, per appiattire ogni forma femminile era essenziale. La vita sottile è sempre stata importante nella storia dell’attrazione erotica, in parte perché è una caratteristica tipicamente adolescenziale, quindi collegata con la verginità. Tuttavia dà anche idea di fragilità e di sottomissione della donna al suo uomo.

Nel Rococò, infatti, il corsetto costituisce la base dell’abbigliamento femminile. Il corpo, con la forma a clessidra, è considerato attraente, sensuale, e i disagi provocati dal bustino-armatura passano in secondo piano poiché tutto veniva perdonato, in favore dell’apparenza.
L’uso del corsetto, così stretto, poteva comportare anche tragedie, come quella riferita da un giornale parigino nel 1850 in cui si riportava che “una giovane donna, morta durante un ballo, aveva indossato un corsetto talmente stretto che le costole avevano perforato il fegato”.

Questo micidiale accessorio costringeva tutti gli organi interni, serrandoli e deformando il fisico, causando anche disturbi digestivi e svenimenti, dando maggior enfasi alla figura della donna delicata, quasi eterea. I danni provocati dal corsetto andavano inoltre a incidere sulla gravidanza, durante quel periodo era altamente dannoso poiché schiacciava il feto deformandolo e anche l’utero che lo ospitava.

Dopo l’Illuminismo, che affermava la necessità di un corpo più libero durante la rivoluzione francese, il busto conobbe circa un trentennio di eclisse. Ma già nel Romanticismo ricomparve per durare tutto il secolo e parte del primo Novecento anche se tenuto un po’ più morbido.
I movimenti femministi lottarono per la liberazione del corpo della donna. L’attivista americana Elizabeth Stuart Phelps, incitava le donne a dare fuoco ai loro corsetti: “Fate un falò delle crudeli stecche d’acciaio che per così tanti anni hanno tiranneggiato sul vostro torace e addome. E tirate un sospiro di sollievo per la vostra emancipazione.”

Oggigiorno il bustino è usato solitamente nell’arte del Burlesque in cui le donne si esibiscono in lingerie a teatro
indossando costumi di scena. Il simbolo per eccellenza è la ballerina Dita Von Teese che pur di seguire i canoni arcaici di questa estrema sottigliezza del punto vita è ricorsa alla chirurgia. Sembra proprio infatti che la star si sia fatta rimuovere due costole per rimodellare la propria silhouette.

Tuttavia questo accessorio continua ad ispirare designer di ogni nazione che lo reinventano e lo ripropongono in chiave moderna sulle passerelle in tantissime fogge e abbinamenti diversi tramite un gioco di mix & match.

Matilde Ibatici
Studentessa del corso di Fashion Styling & Communication