COMUNICARE L’ANIMA DEL BELLO CON L’IMMAGINE

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La bellezza e la moda sono state nuovamente al centro del secondo seminario di Accademia del lusso in collaborazione con la Fondazione Stefano Zecchi. Un salotto con ospiti di eccezione, quali il grande fotografo BOB KRIEGER, la giornalista di moda GIUSY FERRÈ e il filosofo STEFANO ZECCHI.

Un’altra serata speciale per i nostri studenti e docenti di Accademia del Lusso, che hanno avuto il piacere di poter sentire raccontata la nascita del prêt-à-porter milanese nei lontani anni ’70, da chi la moda allora l’ha non solo vista nascere, ma concretamente ha contribuito a farla diventare un successo internazionale.
Ospiti d’eccezione, ed eccezionali aggiungo, del talk sono stati Bob Krieger, grande fotografo di moda, quello che tra gli altri ha immortalato Giorgio Armani negli scatti più belli di sempre, e Giusy Ferrè, meravigliosa testa scrivente e scrigno prezioso di ogni scibile sulla storia della nostra moda. Ad accompagnarli, per il piacere delle orecchie e del cervello dei presenti, il filosofo Stefano Zecchi, che indagando in maniera profonda sul senso e significato intrinseco del bello ha elevato anche il mondo della moda, troppo spesso e troppo facilmente associato all’effimero e al superficiale.
La fotografia che ha il potere immenso di fermare il tempo, di trasmetterlo e renderlo così immortale, è spesso associata al bello, che sia atipico o canonico, soprattutto quando il suo protagonista è la moda. La bellezza è per Krieger ‘un antidoto alla guerra’ e per questo ‘bisognerebbe conoscerla di più, approfondirla’, lasciarsi rapire e innamorarsene.

Una riflessione che nasce dal suo status di apolide in giovane età, dopo che la sua famiglia era stata cacciata da Alessandria d’Egitto durante il periodo nazista.

‘La bellezza in sé ti costringe a dei comportamenti che non sono aggressivi’.

Parlare di moda con Krieger e Ferrè significa ripercorrere le tappe salienti dalla sua origine naïve alla sua attualità globalizzata e inglobata dai grandi gruppi. E così è stato. Partendo dal ricordo dell’incontro casuale e fortunato con Beppe Modenese, presidente onorario di Camera Nazionale della Moda Italiana, che vide in lui un talento da non lasciarsi scappare e che ne diede immediata prova con le prime foto scattate per Mila Schön, con modella d’eccezione la madre di John Elkan.
Sino ad arrivare a quello del periodo di confusione politica degli anni del terrorismo e alla riflessione su come Krieger abbia sempre trovato ‘commovente l’idea che ci siano stati dei signori che studiavano un modo nuovo di vestire’, riferendosi con quei signori a Armani, Versace e Albini.
Questa nuova moda, in contrasto con la couture romana, rappresentava una società che stava cambiando profondamente. Bellissimo il racconto ‘dell’’amicizia discreta’, come lui stesso l’ha definita, con il re Giorgio, di cui centrale è l’episodio che lo vide accompagnare nel 1984 il giovane designer nel suo primo viaggio di lavoro negli USA, per aiutarlo come traduttore.
Il Times gli aveva già dedicato una copertina nel 1982, eleggendolo il nuovo fenomeno della moda italiana (il solo precedente nella moda era stato Dior), utilizzando una foto di Bob.
Il rientro in Italia corrispose al grande cambiamento per Giorgio Armani, che esplose con il suo marchio.
Questo racconto è stata occasione per il professor Zecchi di riallacciarsi al concetto di bellezza e di estetica, che proprio negli anni ’70 erano considerati vecchi e tradizionalisti, perché legati al mondo classico. E proprio grazie ad Armani si copriva un vuoto culturale. Riapriva un discorso di educazione estetica e i pionieri nel promuovere la bellezza sono proprio stati personaggi come Krieger e Ferrè.
Il seminario è stato anche momento di riflessione sull’attualità della moda, ed in particolare del ruolo degli Influencer e dei Social Media, che volenti o nolenti ne hanno cambiato le regole.

La definizione di Zecchi in merito al ruolo professionale dei primi merita di essere citata, perché racchiude l’essenza stessa del fenomeno: ‘Queste figure nascono all’interno di una fragilità culturale e ci si appoggia a qualcuno che pare più decisionale, cogliendo il momento di debolezza ti suggerisce che cosa scegliere o fare. Sono soprattutto i giovani a seguirli: hanno più paura di avere una propria individualità.’

Grazie ancora una volta alla Fondazione Zecchi e al nostro Pierangelo Tomaselli per aver reso possibile questa serata.

Barbara LG Sordi
Direttrice Didattica e Tutor di Accademia del Lusso Milano