Milano e la moda, omaggio a Gian Paolo Barbieri - foto Aly Dunne per Gianfranco Ferré, Milano, 1991, GP Barbieri

Milano e la moda, omaggio al fotografo Gian Paolo Barbieri in una mostra

in Eventi

Nella sezione ‘Eventi culturali’ di questa edizione di Milano Moda Donna (17 – 23 settembre), brillano varie mostre capaci di raccontare ed evidenziare le diverse sfaccettature dell’universo moda.
Una di queste mostre è dedicata a Gian Paolo Barbieri, brillante fotografo contemporaneo e grande professionista che ha saputo guadagnarsi uno spazio prestigioso, non solo in Italia ma a livello internazionale.
Dal 17 al 30 settembre 2019, il Consiglio Regionale della Lombardia ospita un omaggio al fotografo lombardo: la mostra, promossa e curata dalla Fondazione Gian Paolo Barbieri in collaborazione con Martina Corgnati e organizzata da Marta Menegon e Sara Arrigoni, raccoglie presso lo Spazio Eventi di Palazzo Pirelli (il celeberrimo grattacielo progettato da Gio Ponti) circa 70 opere fotografiche che ripercorrono la vita creativa di Barbieri, dagli albori fino ai primi Anni Duemila.
‘Milano e la moda, omaggio a Gian Paolo Barbieri’ – questo il titolo – non è solo una mostra: è un viaggio attraverso la vita del fotografo ed è il racconto del legame indissolubile con la sua città natale, Milano, fondamentale per la sua ricerca artistica e per la sua produzione creativa.
Non per nulla, l’Assemblea Consiliare di Regione Lombardia accoglie la mostra a Palazzo Pirelli, sua sede e prestigiosa icona della laboriosità lombarda, sottolineando come la Lombardia, centro di pensiero, di invenzione, di creatività e di storia sia il contenitore ideale della produzione di Barbieri.
L’esistenza di Gian Paolo Barbieri a Milano – città ricca di storie, teatri e gallerie d’arte – è stata profondamente segnata dalla cultura rinascimentale, così come da quella moderna.
Il fotografo nasce in via Mazzini, nel cuore del capoluogo meneghino, da una famiglia di commercianti di tessuti grazie ai quali acquisisce le prime competenze che saranno poi utili per la fotografia di moda: fin da piccolo, il padre lo porta con sé permettendogli di proporre accostamenti di colori nelle scelte delle stoffe ed è così che materia e colore con le loro infinite combinazioni entrano a far parte del suo immaginario e diventano oggetto del suo lavoro.
Barbieri si lascia dunque ispirare da Milano, tra cultura e architettura, e dalla tradizione di famiglia che determina in lui una tale pratica del tessile da far sì che la comprensione del mondo della moda sia naturale: quando muove i primissimi passi, la ‘moda’ così come la intendiamo oggi era agli albori e le riviste italiane riciclavano le foto di Haute Couture scattate a Parigi.
Gian Paolo Barbieri rimane dunque sorpreso quando Gustave Zumsteg, proprietario di Abraham Tessuti, gli fa intendere di considerarlo tagliato (e sensibile) per la fotografia di moda: da qui nasce il suo interrogativo… da dove cominciare?
Accetta in un primo momento l’offerta di lavorare a Parigi e inizia così la sua carriera come assistente con Tom Kublin, fotografo di Harper’s Bazaar: sarà un periodo breve ma intenso (Kublin manca per un ictus solo 20 giorni dopo) e nel 1964 Barbieri torna a Milano dove apre il suo primo studio fotografico cominciando a lavorare nella moda.
Scatta semplici campionari e pubblica servizi fotografici su Novità, la rivista che, nel 1966, diventerà Vogue Italia: da quel momento, inizia la sua collaborazione con Condé Nast che lo porta a pubblicare anche su riviste internazionali come Vogue America, Vogue Paris e Vogue Germania.
Ma fondamentale è l’esperienza con Vogue Italia insieme alla realizzazione delle più grandi campagne pubblicitarie per marchi nazionali e internazionali come Valentino, Gianni Versace, Gianfranco Ferré, Armani, Bulgari, Chanel, Yves Saint Laurent, Dolce & Gabbana, Vivienne Westwood e tanti altri: Barbieri interpreta le famose creazioni degli Anni Ottanta in concomitanza con il successo definitivo del Made in Italy e del prêt-à–porter italiano.

«Barbieri sceglie l’Italia, al riparo da un mondo forse troppo snob, troppo sofisticato e auto-referenziale per mantenere una qualche forma di contatto con la realtà. Diana Vreeland, l’onnipotente art director di Vogue America, lo scopre sulle pagine di Vogue Italia, lo vuole conoscere e lo invita più volte negli USA, con minimi garantiti di mesi e mesi di lavoro. Ma Gian Paolo Barbieri rifiuta; è colpito ma non sedotto dalle stanze rivestite di pelliccia di leopardo, dalla profusione di sangue blu che forma l’entourage, dalle cascate di rose rosse e tacchi a spillo. Per quanto elaborato sia lo stile di Barbieri, artificiale, prezioso, in lui è rimasto qualcosa del ragazzo lombardo, una certa schiettezza, una ricerca di perfezione che lo porta a pretendere di più non dal mondo ma da sé stesso, a superarsi continuamente, andando incontro sempre a nuove sfide.»

Così scrive di lui Martina Corgnati, storica dell’arte e saggista, nel catalogo della mostra antologica che Palazzo Reale di Milano dedica nel 2007 a Barbieri: è – naturalmente – un racconto perfettamente calzante.
Gian Paolo Barbieri riesce a dare un volto unico alla moda italiana, diventando complice e compagno di quegli stilisti che la diffusione del Made in Italy trasforma in protagonisti di una nuova era del costume e della moda: oltre ai nomi già citati, è bello ricordare anche Walter Albini.
Ci sono lavori che descrivono perfettamente la voglia di Barbieri di mantenere l’Italia, e in particolare Milano, sempre al centro dell’attenzione: uno tra tutti è lo scatto realizzato per Gianfranco Ferré nel 1991 in Piazza Duomo con l’elegantissima Aly Dunne, immortalata sullo sfondo del Duomo e che emerge dal fondo bianco attorniata dai piccioni.
Gli Anni Novanta portano poi Barbieri a compiere diversi viaggi spinto dalla curiosità per paesi lontani e gruppi etnici, per la natura e per gli oggetti più disparati secondo le sue ispirazioni: dà vita a meravigliosi libri fotografici in cui luoghi e realtà lontane vengono raccontati attraverso il suo impeccabile gusto.
Nonostante le foto siano in esterno e spesso immediate o fugaci, esse risultano talmente perfette da sembrare scattate in studio, con uno stile che lo contraddistingue sempre, riuscendo a intrecciare la spontaneità della fotografia etnografica al glamour della fotografia di moda.

Classificato nel 1968 dalla rivista Stern come uno dei quattordici migliori fotografi di moda al mondo, Barbieri vince il premio Lucie Award 2018 come Miglior Fotografo di Moda Internazionale.
Continua oggi a essere richiesto come fotografo e artista per campagne pubblicitarie e redazionali, oltre a essere presente con le sue opere in sedi museali prestigiose tra le quali il Victoria & Albert Museum e la National Portrait Gallery di Londra, il Kunsforum di Vienna, il MAMM di Mosca, il Musée du quai Branly di Parigi.

Come ha ricordato Martina Corgnati in occasione dell’inaugurazione della mostra ‘Milano e la moda’, il lavoro di Barbieri ha una caratteristica costantemente presente: le sue foto creano una narrazione poiché dietro ogni scatto c’è sempre una storia – e questo è un ottimo motivo per avvicinarsi alla sua fotografia.

Altro sua caratteristica è lo sguardo rivolto al futuro e prova ne è la Fondazione che porta il suo nome e che è stata costituita nel 2016 dal fotografo stesso: è un’istituzione culturale che opera nel settore delle arti visive e che persegue finalità di promozione della figura artistica di Barbieri nonché, più in generale, di promozione della fotografia storica e contemporanea e di ogni altra forma di espressione culturale nelle sue diverse realizzazioni.
«È un nostro compito lasciare alle generazioni future qualcosa che possa essere utile loro nell’ intraprendere questo mestiere, sempre più difficile e complesso.»

Così afferma Gian Paolo Barbieri dimostrando attenzione e generosità verso i giovani.
Ed ecco un ennesimo ottimo motivo per cui la mostra – a ingresso gratuito – di Palazzo Pirelli è imperdibile.

Emanuela Pirré
Docente di Accademia Del Lusso

MILANO E LA MODA, OMAGGIO A GIAN PAOLO BARBIERI
Spazio Eventi Palazzo Pirelli
Ingresso da via Fabio Filzi 22
Dal 18 settembre al 30 settembre 2019

Ingresso libero

Dal lunedì al giovedì dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17.30
Venerdì dalle ore 9.30 alle 12.30
Domenica 29 settembre apertura straordinaria al pubblico dalle 11.00 alle 18.00
Il progetto si avvale della collaborazione di 29 Arts in Progress, la galleria di Milano che rappresenta Gian Paolo Barbieri.

Cover: Aly Dunne per Gianfranco Ferré, Milano, 1991, © Gian Paolo Barbieri