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Future Visioni Bodytelling: il progetto di Marie Claire e la partecipazione di Accademia del Lusso

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Il nostro corpo.

L’involucro che ci accompagna per tutta l’esistenza.

Il corpo ha un suo linguaggio, ricco e immediato; è dunque un involucro narrante.

Alla luce di tutto ciò, dovremmo amarlo; dovremmo rispettarlo, prenderci cura di lui, ringraziarlo per tutto ciò che ci permette di fare.

E invece non è sempre così.

Perché? Cosa ci porta a entrare in conflitto con ciò che dà concretezza alla nostra parte eterea?

È il confronto con gli altri e con la società che, soprattutto oggi, trasmette messaggi che possono pericolosamente assomigliare a diktat: tali diktat ci fanno sentire inadatti o, quanto meno, confusi, tanto da far nascere un conflitto con noi stessi.

Esiste un corpo ’giusto’ e uno ’sbagliato’?

È ’normale’ essere messi in discussione da un pugno di standard che non potranno mai comprendere ognuno di noi?

È giusto che esista una sorta di ’dominio sociale’ sul nostro corpo?

Quanto tutto ciò influisce sulla Generazione Z alla quale stiamo lasciando una gravosa eredità fatta di modelli che diventano talvolta pregiudizi?

Quale è la visione dell’identità femminile per questi giovanissimi?

Come è cambiato il rapporto delle donne con il loro corpo e come vivono tutto ciò i giovani nati a cavallo tra vecchio e nuovo millennio? E non solo le ragazze, ma come vedono tutto ciò anche i loro coetanei di sesso maschile?

Su tutto ciò si è concentrato il magazine Marie Claire, prestigiosa testata del gruppo editoriale Hearst, nel proporre il progetto Future Visioni Bodytelling.

Bodytelling, espressione che è fusione di body (corpo) e storytelling (l’arte di raccontare storie), ovvero ’il corpo che racconta’. E di cose da raccontare il corpo ne ha moltissime, ben oltre i modelli, gli stereotipi, i tabù, i pregiudizi.

Le domande menzionate e molte altre ancora hanno trovato risposta il 20 giugno, al Teatro NO’HMA di Milano, luogo non certo casuale.

Spazio No’hma è stato fondato dalla drammaturga e attrice Teresa Pomodoro: dal 2008, anno della sua scomparsa, è diretto da Livia Pomodoro (giurista italiana, ex Presidente del Tribunale di Milano) che, ispirandosi ai princìpi e alla poetica della sorella, ha rilanciato lo spazio, conferendogli un respiro internazionale.

«È un unicum nel panorama italiano e mondiale – racconta Livia Pomodoro – è un teatro per tutti, a ingresso gratuito, di frontiera, aperto a tematiche escluse dalla cultura di tradizione così come al nuovo che matura in Italia e nel mondo.»

È stato dunque il luogo perfetto in cui celebrare la conclusione del progetto Future Visioni Bodytelling: sono stati premiati tre lavori, i primi classificati, frutto di una iniziativa davvero innovativa che ha coinvolto gli studenti di ben 20 tra università e accademie italiane della comunicazione, producendo oltre 150 elaborati di grande interesse.   

Tutto era iniziato quasi sei mesi fa, a gennaio 2019, con il lancio del progetto che è diventato un osservatorio privilegiato sulla Generazione Z: i ragazzi hanno raccolto la sfida lanciata dalla testata e in questi mesi hanno studiato, dando voce alla loro creatività e raccontando l’identità femminile e il corpo della donna con gli strumenti della loro formazione e con i linguaggi a loro più congeniali quali video, servizi fotografici, articoli, racconti, layout editoriali, web doc. 

Tutti i 150 lavori pervenuti – racconta la redazione di Marie Claire – hanno ben recepito l’obiettivo del progetto e sono stati sette i giurati che hanno valutato il lavoro dei venti finalisti, uno per ogni scuola: Antonella Bussi, direttore della rivista, Erika Brenna, produttore creativo e curatrice del progetto, Malika Ayane, cantante e giudice di X-Factor, Alberto Giuliani, fotografo e scrittore, MYSS KETA, performer e rapper, Helen Nonini, brand advisor e Sara Serraiocco, attrice. 

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La valutazione della giuria ha tenuto conto di diversi criteri, ovvero l’efficacia del messaggio, l’innovazione, l’originalità e lo stile.

Primo classificato è stato ‘Color’ di Ana Gabriela Teran e Yara Ghaouch di Domus Academy (cortometraggio che parla delle sensazioni vissute universalmente dalle donne durante il periodo delle mestruazioni); secondo classificato è stato il progetto ‘La Muta’ di Martina Domenici di Scuola Mohole (racconto sul tema della trasformazione dell’identità di genere); al terzo posto c’è stato un ex aequo tra ‘The shame of water’ di Giovanni Palomba dell’Università Suor Orsola Benincasa (video che racconta storie di donne e del rapporto con il proprio corpo attraverso la metafora di una bottiglia che cambia forma) e ‘Autoerotismo e tabù’ di Cristina Sinelli di IED (viaggio/sondaggio attraverso la masturbazione femminile).

«Il bodytelling fa parte della storia di Marie Claire e ci appartiene – spiega il direttore Antonella Bussi – e con questo primo progetto con le università abbiamo voluto scoprire l’immaginario della prima generazione di nativi digitali. Ci hanno sorpreso per l’entusiasmo e la profondità del loro messaggio, per i temi trattati, alcuni finora tabù, e un’attenzione nuova verso l’identità femminile in evoluzione. Temi che saranno al centro del dibattito di questi anni e che loro esplorano con spontaneità mai superficiale. Per questo è importante dare visibilità al loro pensiero e al loro talento. Oltre a un premio in denaro, infatti, ospiteremo i tre primi classificati come guest editor di un numero prossimo di Marie Claire. E ai talenti migliori sarà anche offerto uno stage in Hearst».

Il percorso ha visto la redazione di Marie Claire fare tappa negli atenei in tutta Italia, da nord a sud, durante i primi tre mesi del progetto: gli incontri sono stati occasioni di lezioni reciproche, di scambio proficuo, di dialogo tra generazioni.

«Bodytelling ha dato voce a sensibilità differenti e al tempo stesso ha tracciato una linea comune: quella della curiosità e del bisogno di espressione, così urgente nei giovani, ma troppo poco accolta»: a sottolinearlo è Erika Brenna che ha coinvolto e mantenuto i rapporti con docenti e studenti.

«Questa generazione parla di accettazione liberandosi dal pudore di mostrarsi, gioca con il proprio corpo, mette temi come mestruazioni e masturbazione al centro, e lo fa traducendo i contenuti, storicamente stigmatizzati, in arte. E sottolinea anche come il tema dell’identità sia cruciale».

L’identità è in effetti un tema così cruciale che, in uno degli interventi che hanno scandito la presentazione dei progetti, Antonio Mancinelli, caporedattore di Marie Claire, ha voluto ricordare una frase significativa di Simone de Beauvoir (1908 – 1986): «donna non si nasce, lo si diventa» scrisse la celeberrima saggista e filosofa, una figura tra le più importanti e fondamentali nella storia del femminismo.

La ricerca e la scoperta del talento è una precisa missione di Marie Claire: dal 2013, con l’attività di talent scouting Future Visioni (progetto di cui Bodytelling fa parte), Marie Claire stabilisce una vicinanza con le lettrici più giovani e che aspirano alle professioni della moda, del cinema, della comunicazione.

Anche Accademia del Lusso ha preso parte al progetto: in qualità di docente e di editor di ADL Mag, ho avuto il piacere di essere testimone della finale del 20 giugno e di ascoltare Yasmine Utama Fiorini, studentessa del Master in Comunicazione, che ha presentato il suo progetto davanti a giuria e pubblico.

L’ho incontrata per porle alcune domande a proposito del suo interessante lavoro.

Yasmine, il tuo lavoro si intitola ’Oltre il filo rosso’ e, già da questa scelta, lascia presagire un concept ricco e con molti significati: raccontaci quale è stato il tuo punto di partenza e in quale direzione hai deciso di sviluppare il progetto.

Alla domanda ‘cosa è per te Bodytelling’ è stato immediato, quasi naturale, pensare alle donne forti che ogni giorno sono fonte d’ispirazione per me. Le donne della mia famiglia, donne che per me sono un esempio e che, appunto, sono andate oltre il filo rosso. Oltre i propri limiti, sogni, convinzioni sociali, pregiudizi, paure, oltre l’immaginazione.

Ho amato molto la pulizia visiva che hai dato al tuo lavoro: ho apprezzato l’idea delle parole ricamate sulla maglia candida con il filo rosso, parole emozionanti e significative, e ho apprezzato anche l’idea dei bigliettini trattenuti dalla rete delle calze o dal filo rosso.

Le parole ’cucite nell’Anima’ sono parole che secondo me appartengono un po’ a tutte noi, a tutte le donne. Parole, o meglio valori, che talvolta oscuriamo; dimentichiamo di avere CORAGGIO, di COMBATTERE, di essere GENTILI, di AMARCI, di SOGNARE.

Le parole hanno un grande potere! 

Da qui la scelta ulteriore di intrecciarne alcune tra i fili rossi, come passaggio di esperienze passate: be sad, awake, save yourself, beyond future. Infine, ho voluto concludere con HOPE e DREAMS, parole chiave e significative, volte alle SPERANZE del futuro.

Immagino che questo contest sia stato uno step importante nel tuo percorso: che cosa ti lascia? E, riprendendo proprio l’ultima immagine del tuo progetto fotografico, quali sono i tuoi sogni e le tue speranze oggi?

Il contest Bodytelling è stata un’esperienza davvero speciale: ho potuto riflettere non solo sulla mia persona da donna, ma anche sul mio percorso artistico e professionale. Riuscire a trasformare un tema in un progetto fotografico e di styling è per me una sfida che accetto sempre volentieri.

Mia intenzione è riuscire a proseguire nell’ambito del fashion communication al fine di trasmettere emozioni, sensazioni, stupire, sorprendere, far riflettere grazie ai miei lavori.

Grazie, Yasmine.

Grazie per la tua forte volontà di trasmettere e condividere; grazie per aver sottolineato un concetto importante.

Le parole hanno un grande potere – hai detto: hai ragione e occorre pertanto sceglierle con cura e rispetto, di noi stessi e degli altri, soprattutto quando si affrontano temi che toccano e fanno vibrare le nostre corde più profonde.

Emanuela Pirré
Docente di Accademia Del Lusso