Tra serio e faceto, tre (anzi quattro) trend primavera estate 2019 dall’origine alla… pericolosità

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Trend o tendenze, ovvero gli orientamenti, gli indirizzi e i gusti che caratterizzano i settori più disparati, dalla statistica all’economia, dalla musica alla moda.

Soprattutto per quanto riguarda la moda, ogni stagione rivela le proprie tendenze: occorre dire che se un tempo erano i creatori di moda a dettarle, oggi si verifica spesso un’inversione.

Naturalmente conta tuttora quanto uno stilista sia capace di far diventare trendy un capo o un accessorio oppure conta quanto una celebrità trasformi un oggetto nel nuovo desiderio di tutti eppure, nell’epoca dei social network, i trend nascono spesso direttamente dalla strada e fanno dunque il tragitto inverso.

Tra serio e faceto, ecco alcuni trend primavera estate 2019: dall’origine alla diffusione – spesso attraverso i cosiddetti influencer – ecco tre (anzi quattro) tendenze con le quali ci troveremo (forse) a fare i conti… pericolosità inclusa.

PANTALONCINI DA CICLISTA (CYCLING O BIKE SHORTS)

Si sa, la moda è caratterizzata dai grandi ritorni, come nel caso dei pantaloncini da ciclista.

Era già successo ai leggings (ex fuseaux) e ora tocca a loro: più o meno corti (a metà coscia o al ginocchio) e sempre aderenti, i cycling o bike shorts sono stati riproposti su tante passerelle come capo versatile che può essere indossato con le sneaker e una t-shirt, ma anche con giacca e tacco alto.

Alcuni stilisti li hanno declinati nella loro versione più basica, magari monocromatica e semplicemente in elastam, mentre altri hanno lasciato correre la fantasia realizzandoli in pizzo, denim, metallizzati, stampati, coloratissimi.

La gamba è il motore di ogni ciclista e il pantaloncino da corsa è diventato nel tempo un oggetto sempre più fondamentale per l’atleta e le sue performance: i primi shorts erano neri e in lana poi, nella seconda metà degli Anni Settanta, arrivarono i primi modelli in elastam (nome comune della Lycra inventata oltreoceano dall’americana DuPont nel 1959).

Anche questi modelli furono dapprima declinati in nero poi, durante il Giro d’Italia del 1981, ci fu l’introduzione dei primi pantaloncini colorati: all’epoca c’era una regola che obbligava le squadre a indossare solo pantaloncini neri e dunque si trattò di una vera e propria rivoluzione, tant’è che gli atleti furono obbligati a sostituirli.

Ma ormai i semi della rivoluzione erano stati piantati e i pantaloncini raggiunsero livelli sempre più alti nel giro di pochi anni: di pari passo con lo sviluppo e la ricerca, la mutazione e l’evoluzione non si è mai fermata e ha portato a netti miglioramenti nelle prestazioni degli atleti.

Oggi i bike shorts sono una seconda pelle che si adatta perfettamente alla gamba del ciclista senza ostacolarne il movimento: la compressione del muscolo è curata nei minimi dettagli e i pezzi termosaldati possono essere di materiali differenti in base alle zone del corpo.

La passione per sportwear e activewear e la loro decontestualizzazione dall’ambito puramente sportivo ha portato i cycling shorts anche sulle passerelle, esattamente com’è accaduto alle sneaker.

Ed è, appunto, un ritorno: i pantaloncini da ciclista avevano infatti già conosciuto un periodo di grande fortuna negli Anni Ottanta, la decade innamorata dell’aerobica e della cultura del corpo, e poi nei Novanta, l’epoca in cui molte ragazze li sfoggiavano non solo in palestra, ma – insieme ai leggings – anche sotto abitini e maxi t-shirt prendendo esempio da telefilm come Bayside School.

E se in quegli anni perfino una icona di stile imperitura come Lady Diana aveva anticipato la tendenza (indossandoli in verità solo come capo sportivo), è ai giorni nostri che i bike shorts si sono elevati grazie a personaggi come Kim Kardashian, Bella Hadid e Hailey Baldwin che li indossano in ogni combinazione possibile.

Il trend non è stato portato in passerella solo da brand di sportswear, ma anche da case di moda dal gusto apparentemente lontano da quello del ciclismo: giusto per fare qualche nome, si possono menzionare Fendi, Chanel, Blumarine, GCDS, Roberto Cavalli, Zadig & Voltaire, Prada, Stella McCartney, Sportmax, MSGM, Mugler, Byblos.

Insomma, stilisti e celebrità hanno deciso a stragrande maggioranza di riportare in auge i calzoncini da ciclista, un capo che ha fatto parte dell’immaginario – o dell’incubo – collettivo.

Popolarità del trend: stabile dalla scorsa stagione con buona possibilità di ascesa.

Livello di pericolosità: elevato. Restano perfetti in ambito sportswear e activewear per attività come ciclismo, spinning e più in generale palestra, risultano divertenti come moderna alternativa alla sottoveste per giocare con abiti e gonne dagli spacchi vertiginosi; in… total look rappresentano la dimostrazione di come i trend non vadano accettati a ogni costo, ma fatti nostri solo se davvero ci rappresentano.

MINI (O MICRO) BAG

I fenomeni di massa sono spesso incomprensibili, soprattutto quando ciò che dà loro origine è il privilegio quasi assoluto dell’estetica a discapito totale o quasi dell’utilità: negli ultimi tempi è accaduto con la tendenza a portare ai minimi storici le dimensioni delle borse.

Una delle massime espressioni è stata l’apparizione della più piccola delle borse di Jacquemus, borse amate da celebrità come Rihanna e l’onnipresente Kim Kardashian: l’ormai celebre Mini Le Chiquito, versione micro del modello Le Grand Chiquito, larga solo pochi centimetri, è l’ultima arrivata tra le miniature ideate dal designer francese Simon Porte Jacquemus che, conscio di quanto questo trend abbia ormai preso piede, l’ha portato all’estremo.

I trend primavera estate 2019 prevedono insomma borse sempre più piccole, vere e proprie mini anzi micro o nano bag che, a stento, possono contenere un pacchetto (piccolo) di caramelle, un rossetto o qualche moneta, forse la carta di credito: sono accattivanti, e su questo non ci sono dubbi, ma possono davvero avere un’utilità visto che non contengono nemmeno il nostro tanto amato smartphone o le chiavi di casa?

Ma nonostante le mini borse rinuncino a quella che dovrebbe essere la loro fondamentale ragion d’essere (portare con sé le proprie cose), le ricerche condotte nel web dagli utenti parlano chiaro, almeno secondo Lyst, il Google della moda.

Un loro studio ha preso in esame oltre 100mila ricerche effettuate in rete nel periodo gennaio – febbraio 2019: è emerso un interesse esponenziale da parte degli utenti per le mini, micro e nano borse.

Il 65% dei potenziali clienti cerca principalmente brand storici, come Gucci e Valentino, lasciando il 35% ai marchi più piccoli e giovani, ma che hanno lanciato sul mercato delle mini borse diventate oggetto del desiderio, come appunto Jacquemus.

Insomma, soprattutto quando si parla di moda, il potere iconografico di un oggetto può assumere un valore inestimabile rispetto alla sua funzione originaria e dunque questi modelli degni di Barbie, adatti a essere portachiavi più che vere borse, da appendere al dito più che alla spalla, sono destinati a una lunga e felice ascesa.

E intanto, nel web, fiorisco i meme per prendere in giro questa mania dai risvolti in effetti talvolta bizzarri.

Popolarità del trend: in ascesa.

Livello di pericolosità: basso. L’unica e oggettiva controindicazione può essere quella per le nostre finanze: pare infatti che il prezzo delle mini, micro e nano bag sia inversamente proporzionale alle loro proporzioni. Più si fanno piccole tanto più alto è il prezzo.

HAIR CLIP (MOLLETTE) E PADDED HEADBAND (CERCHIETTI IMBOTTITI)

Grazie ai trend primavera estate 2019, i capelli sono pronti ad acquisire nuova importanza attraverso ben due tendenze: le mollette e i cerchietti imbottiti, ovvero hair clip e padded headband per chi preferisce l’inglese.

La tendenza che vede vistosi fermagli per capelli è pronta a invadere tutte le chiome, siano lunghe o corte, e – ancora una volta – parliamo di un ritorno agli Anni Novanta.

Le mollette 2019 sono in plastica o in metallo, argentee o dorate, lisce o tempestate di (falsi) brillanti a formare aggettivi come cool o sweet oppure a raccontare sentimenti come love: diventano così un modo per esprimere un mood o un pensiero, mentre tra le più gettonate c’è sicuramente la versione logata con il nome del brand in bella vista.

Un altro accessorio chiave della stagione è il cerchietto imbottito, bombato e voluminoso.

A cavallo tra le fasce e i foulard degli Anni Sessanta e Settanta e i maxi cerchietti Anni Ottanta (ci risiamo…), questo accessorio combina gusto vintage e desiderio di praticità.

Il capello raccolto in una coda bassa oppure i capelli sciolti, magari con un’ordinata riga centrale, sono gli stili che meglio si abbinano al cerchietto bombato in velluto, raso, vinile, eventualmente con dettagli gioiello e applicazione di perle, pietre o strass, come quelli presentati da Prada e Chanel, ovvero il modello che le it-girl di tutto il mondo sembrano preferire e indossare.

D’altro canto, dopo aver attraversato una fase minimal negli Anni Novanta, il cerchietto non rappresenta più solo un semplice abbellimento per i capelli ma è diventato una vera e propria icona per gli Anni Duemila anche grazie a una delle protagoniste della celebre e amatissima serie tv Gossip Girl, Blair Waldorf, alias Queen B, che grazie al suo stile chic-vintage ha fatto tornare in auge un accessorio che ormai era quasi snobbato da tutte.

Tra le amanti di questo trend figura oggi – ancora una volta – una testa (quasi) reale (come accadde con Lady D e i bike shorts): è quella di Kate Middleton alla quale si aggiunge poi l’onnipresente Chiara Ferragni.

Alla MFW di febbraio 2019, l’outfit bon ton firmato dalla maison milanese Prada è stato tra quelli più amati: su Stylight (piattaforma per lo shopping online di moda e design) i click sui prodotti Prada sono cresciuti di oltre il 50% rispetto alla settimana antecedente i post di Chiara.

Ma è proprio il dettaglio del cerchietto rétro ad aver visto il maggior impatto: +200% è la crescita registrata su Stylight per i click su cerchietti simili.

Volete sapere il Media Impact Value (in sintesi l’impatto di placement e citazioni) generato dai due post taggati #SuppliedByPrada? Ben 475 mila dollari per il primo post pubblicato e ben 416 mila dollari per il secondo con lo stesso outfit. Sfioriamo, insomma, il milione di dollari.

Popolarità del trend: in decisa ascesa.

Livello di pericolosità: basso, anzi, praticamente nullo. Ce ne sono per tutte le tasche e l’aspetto ordinato è garantito così come è garantito un ritorno ai tempi felici dell’infanzia, quando mamme previdenti proponevano il cerchietto a bambine che lo indossavano contro voglia e che, ora, lo inseguono invece come oggetto del desiderio. Corsi, ricorsi e capricci della moda.

La foto in alto, di apertura, proviene dal profilo Instagram di Jacquemus ( https://www.instagram.com/jacquemus/?hl=it )

Docente di Accademia Del Lusso
Emanuela Pirré