Etica e sostenibilità, Accademia del Lusso sfila con i suoi talenti con lo show intitolato eth|n|ikon

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Etnico.

È un aggettivo particolarmente in voga in questi ultimi anni e tutti sappiamo bene cosa significhi, eppure a me è venuta la curiosità di andare a cercarlo in uno dei più famosi e autorevoli vocabolari italiani, quello di Treccani.

«ètnico agg. [dal lat. tardo ethnĭcus, gr. ἐϑνικός, der. di ἔϑνος «razza, popolo»] (pl. m. -ci). – 1. a. Che è proprio di un popolo, in sé o contrapposto ad altri popoli: affinità, differenze e.; per ragioni e., ecc. Gruppo e., espressione usata talvolta, imprecisamente, come sinonimo di gruppo razziale, ma più comunemente per indicare un aggregato sociale contraddistinto da una determinata lingua (o dialetto) e cultura, anche se risultante dalla fusione di più elementi razziali diversi.»

«Risultante dalla fusione di più elementi razziali diversi»: è questa la parte che ha catturato la mia attenzione.

Perché?

Perché la fusione (il cosiddetto melting pot, il crogiolo che permette la fertile commistione e convivenza di elementi di origini diverse allo scopo di costruire una identità condivisa) è una delle risposte possibili rispetto a questioni oggi fondamentali, per esempio quella dei flussi migratori che – sempre più e in ogni parte del mondo – ci mettono appunto davanti all’esigenza di fare nostro il concetto di mescolanza e aggregazione.

Da sempre attenta ai principi di etica e sostenibilità, Accademia del Lusso ha deciso di dedicare la sfilata che ha coronato l’Anno Accademico 2018 – 19 proprio a questi temi fondamentali, presentando uno show dal titolo emblematico: eth|n|ikon.

Il progetto eth|n|ikon è il proseguimento ideale di in_materia che, già lo scorso anno, aveva indagato come la materia stessa possa ispirare il risultato finale di un processo creativo: stavolta, l’indagine è stata spinta oltre, applicandosi con estrema passione alla ricerca di lavorazioni e tenendo fede alla precisa volontà di recuperare tradizioni locali e popolari.

Proprio in questo modo, eth|n|ikon è diventato un inno alla diversità e alle etnie, in chiave contemporanea e contaminata da trend ben precisi quali l’evoluzione dell’athleisure con #athleticity, l’etnico-metropolitano con #metro-etnico, il mix no gender con #maschile_femminile; sopra ogni cosa, però, si è anche badato a non farsi influenzare dai diktat di quei trend che ci vogliono tutti uguali e perfetti.

E così, sussurrando il mantra #not_obsessed, giovedì 6 giugno, presso l’affascinante quanto ideale scenario offerto dalla Fabbrica Orobia, sono andate in passerella le creazioni di 56 studenti dei corsi di Fashion Design e Accessories & Footwear Design, provenienti dall’Europa (Italia, Francia, Serbia, Albania, Ucraina), dalla Cina, dal Sud America, dalla Russia, dall’Africa, dalla Corea e dall’ India.

I giovani talenti si sono impegnati nel creare, in assolo o in team, un’interpretazione personale del mood di sfilata: come ben racconta Barbara LG Sordi, Direttore di Accademia del Lusso Milano, «la vision di eth|i|kon affonda le sue radici nel pensiero di un grande artigiano del passato, William Morris, che comprese, in un periodo di grande industrializzazione, l’importanza di recuperare la tradizione artigianale puntando su innovazione e tradizione.»

E ha avuto ben ragione il direttore Sordi a volersi ispirare al lavoro di William Morris (1834 – 1896), poeta, artista e agitatore sociale britannico considerato un antesignano dei moderni designer e che ebbe una notevole influenza sull’architettura e sugli architetti del suo tempo.

Morris caldeggiava il ritorno dell’artigianato e del lavoro manuale e sosteneva che le arti applicate avrebbero dovuto godere della stessa dignità di cui godevano pittura e scultura: fu tra i principali fondatori del movimento Arts and Crafts, movimento che auspicava una riforma delle arti applicate e che rappresentò una sorta di reazione da parte di artisti e intellettuali davanti all’industrializzazione galoppante del tardo Ottocento.

«La moda dovrebbe oggi far sempre più propria questa filosofia – aggiunge Barbara Sordi – abbracciando l’artigianalità e utilizzando la tecnologia per migliorare il prodotto, in totale rispetto dei principi di sostenibilità ed etica.»

La sfilata ha dato ai giovani talenti di Accademia del Lusso proprio tale opportunità: applicare alle proprie creazioni una o più tecniche artigianali (stampe, ricami, manipolazioni, tinture).

Alcuni lo hanno fatto recuperando ispirazioni dalle proprie origini; altri, invece, hanno rivolto lo sguardo verso culture lontane.

Il tema della sostenibilità ha portato inoltre al riciclo e alla rigenerazione: materiali da tempo acquistati e mai utilizzati hanno finalmente avuto un impiego creativo; materiali di scarto di qualsiasi tipo sono stati manipolati sino a diventare decori d’effetto; quelli acquistati ex novo o ricevuti in dono provengono invece da aziende dalla filiera sostenibile oppure sono ottenuti con materie prime eco.

E così, nell’ottica del tanto auspicato matrimonio tra artigianato e tecnologia, etica ed estetica, contenuto e apparenza, ecco convivere negli stessi outfit nylon e parachute, tessuti tecnici performanti e, allo stesso tempo, twill di bambù e mussola di ortica.

Tutto, alla fine, si è amalgamato alla perfezione nella totale imperfezione che è propria dell’essere umano: il progetto eth|n|ikon è diventato un inno alla diversità e all’inclusione attraverso i suoi outfit, imperfetti e speciali in quanto simboli di quel crogiolo etnico rammentato in principio, risultato di tanti elementi diversi.

Esiste forse miglior messaggio da lanciare in un momento in cui si parla di economia circolare e di come salvare il pianeta, in un momento in cui i nuovi agitatori sociali sono i Millennials e la Generazione Z?

Fashion education è anche questo, è insegnare e imparare il valore della diversità e dell’inclusione perché la moda è linguaggio ed è specchio della società e dei suoi cambiamenti.

Emanuela Pirré
Docente Accademia Del Lusso