Vivienne Westwood disegna le divise per il Museo della Scienza L. da Vinci: la moda come progetto culturale

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Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano è un luogo capace di rendere il giusto omaggio all’eclettica figura alla quale è intitolato.

Uomo d’ingegno e talento universale del Rinascimento, Leonardo incarnò in pieno lo spirito della sua epoca, cimentandosi – con risultati straordinari – in molti ambiti dell’arte e della conoscenza: si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista, progettista, inventore.

Il Museo della Scienza di Milano onora questa visione aperta e si occupa di promuovere cultura e conoscenza in modo altrettanto eclettico, ospitando mostre ed eventi di vario carattere, coinvolgendo adulti e bambini, incrociando settori apparentemente lontani tra loro: riesce a fare tutto ciò anche quando si occupa di questioni che, apparentemente, possono sembrare normale routine o semplice amministrazione.

Un esempio? Scegliere le divise per il proprio staff.

È infatti Dame Vivienne Westwood a disegnare le nuove divise dello staff del Museo da Vinci: in questo sodalizio si possono leggere vari significati, dalla conferma della visione aperta del museo fino ad arrivare alla continuità all’impegno culturale della stilista britannica.

La Westwood ha realizzato due divise adatte alle diverse esigenze dello staff.

Lo staff di accoglienza indossa i classici tailleur Westwood nella variante colore blue navy.

Per le donne, l’iconica Alcoholic Jacket è abbinata a pantaloni o gonna tubino; per gli uomini, è stato scelto un completo classico giacca e pantalone da alternare a pull in maglia cammello.

Cotone biologico e lana vergine sono i tessuti usati per la mini collezione nel rispetto del credo Westwood.

Anche i responsabili dei laboratori e gli animatori scientifici del Museo vestono Westwood.

A loro è riservata l’iconica t-shirt in cotone biologico ecosostenibile con felpa, entrambi color malva, e i classici Tapered Jeans della collezione Vivienne Westwood Anglomania.

Ricercatezza e sartorialità, eleganza ed eccentricità sono i requisiti delle nuove divise che danno vita a uno stile dinamico perfettamente adatto al Museo.

Giorgio Ravasio, Country Manager Italia di Vivienne Westwood, racconta l’entusiasmo del brand per questa iniziativa.

«Siamo molto orgogliosi di annunciare questa collaborazione con una istituzione di prestigio come il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Per Vivienne Westwood, Milano ha avuto un ruolo di fondamentale importanza nella sua crescita e nel suo consolidamento come brand globale e ha permesso di distillare la nostra pura genialità creativa trasformandola in prodotti manufatti di grande qualità. Insieme alla città, con questa capsule collection celebriamo anche Leonardo da Vinci, creativo visionario e inarrivabile modello di riferimento, con la convinzione che creare abiti per chi opera nella diffusione della cultura sia un segnale forte a favore della consapevolezza e contro la superficialità dilagante.»

Giovani Crupi, Direttore Sviluppo del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, racconta un episodio avvenuto nel 2004, quando ebbe occasione di visitare una retrospettiva su Vivienne Westwood al Victoria & Albert Museum di Londra.

«Ho pensato che avrei voluto contaminare anche il nostro Museo con alcuni valori e caratteristiche che l’hanno resa una vera e propria icona mondiale: il coraggio e l’intraprendenza, la combattività e l’estrema positività (punk) accompagnate da una genuina passione per il proprio lavoro e per la propria arte, per non annoiarsi e non annoiare. Anche per questo Vivienne e il Museo si sono trovati e scelti vicendevolmente, mettendo in dialogo le loro storie attraverso il racconto del passato per guardare con responsabilità ed entusiasmo al futuro.»

Le parole di Giorgio Ravasio e di Giovani Crupi contengono tutti i motivi per cui questa collaborazione ci piace e per cui abbiamo pensato di parlarne nel magazine: la moda può e deve essere anche un progetto culturale e noi di Accademia del Lusso ci crediamo fortemente.

In passato, la moda è stata costantemente legata a progetti culturali, inclusi quelli di identità nazionale, esattamente com’è avvenuto proprio nel nostro Paese: come ben sa chi ama la storia e in particolare la storia della moda, insieme all’Unità d’Italia (17 marzo 1861) nacque anche l’idea di definire e diffondere una moda italiana come forma di patriottismo.

In realtà, nonostante vari appassionati tentativi (inclusi quelli portati avanti nel periodo fascista anche attraverso il concetto dell’autarchia), fu necessario aspettare altri 90 anni affinché il concetto di moda italiana venisse definitivamente sancito: tutti i testi di storia della moda concordano sul fatto che a fare ciò fu la sfilata organizzata per i buyer americani da Giovanni Battista Giorgini a Firenze il 12 febbraio 1951.

Oggi, all’estero e in Italia, la moda continua a essere un progetto culturale e lo è anche attraverso la scelta di un museo prestigioso, quella di collaborare con una stilista non solo famosa, ma soprattutto amata e celebrata in tutto il mondo, tanto da essersi guadagnata il titolo di Dame (una tra le onorificenze più importanti del Regno Unito) e da essersi recentemente aggiudicata lo Swarovski Award for Positive Change, il premio assegnato dal marchio austriaco ai designer che abbiano contribuito con il loro lavoro a cambiare in meglio la società e l’ambiente.

Vivienne Westwood l’ha ricevuto in occasione dei Fashion Awards 2018, gli “Oscar” britannici della moda consegnati lunedì 10 dicembre alla Royal Albert Hall di Londra.

Tra l’altro, è importante segnalare che quest’anno ricorrono i 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci (1519 – 2019) e Milano sarà in prima linea per i festeggiamenti, proprio a partire dal Museo della Scienza intitolato al grande genio.

L’Ultima Cena, il Codice Atlantico, le chiuse del Naviglio Grande e ancora affreschi, dipinti e moltissimi disegni: sono tante e preziose le tracce che Leonardo da Vinci ha lasciato nella città ambrosiana durante i suoi venti anni di permanenza nel capoluogo lombardo.

Non ultimo, infine, è il fatto che Leonardo sia stato un estimatore della moda attraverso i suoi studi.

Non tutti conoscono le straordinarie innovazioni che Leonardo ha introdotto nella meccanizzazione del processo di lavorazione dei tessuti: negli stessi anni in cui lavorava al Cenacolo, il grande genio studiava le fasi della realizzazione del tessuto, dalla filatura alla tessitura, realizzando disegni caratterizzati da un’incredibile completezza progettuale e da un segno grafico dettagliato e sofisticato.

Su questi studi è incentrata anche una mostra aperta fino al 26 maggio 2019, organizzata e ospitata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato in collaborazione con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e il Museo Leonardiano di Vinci. La mostra si avvale del patrocinio e del contributo del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Leonardo dispensava anche consigli sull’igiene e la cura del corpo e, oltre alle stoffe, amava le essenze.

Proprio nel Codice Atlantico, ha lasciato una serie di studi dedicati alla sua passione per la distillazione delle piante, studi che oggi vengono impiegati da nasi celebri per ottenere fragranze specialissime nell’ambito della profumeria artistica.

In definitiva… c’è ancora qualcuno che pensa che l’abito non faccia il monaco?

Ciò che è certo è che la moda trasmette messaggi, da sempre, e questo non può essere ignorato né la moda può essere considerata materia stupida o superficiale.

E, sicuramente, Leonardo approverebbe l’idea di affiancare moda e cultura in un sodalizio senza barriere.

Emanuela Pirré
Docente Accademia Del Lusso

 

Si ringrazia il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano per le foto.