Italian Lifestyle

Stefano-Sacchi

Stefano Sacchi: Luxury Marketing e Accademia del Lusso

in Interviste

Abbiamo incontrato Stefano Sacchi, consulente commerciale e di marketing per differenti brand in Italia e all’estero e docente di Visual Merchandising, Buying Techniques, Licensing & Luxury Marketing presso Accademia del Lusso.
Il professore in questo periodo si sta dedicando ad alcune lezioni per un Intensive Course, tenuto dalla nostra scuola di Moda e Design, per delle professioniste che dalla Cina hanno avuto la possibilità di venire a Milano per un approfondimento sul Made in Italy. Siamo stati accolti da un grande sorriso e da un’altrettanto grande disponibilità a condividere con noi la sua esperienza professionale e di docente. Il prof. Sacchi ci ha così raccontato come ha impostato il corso, quali sono gli obiettivi e in generale il suo approccio al metodo di insegnamento…

Nei miei corsi solitamente creo un percorso finalizzato alla formazione del fashion buyer o nell’altro caso del visual merchandiser, quella figura che deve fare vivere l’atmosfera del negozio creando la shopping experience dando quindi l’idea di uno store multisensoriale. Ho cercato di estrapolare dai miei corsi argomenti che potessero creare una visione d’insieme, anche utile alle ragazze che fanno delle visite in esterna, e che quindi fungesse un po’ da volano. Nello specifico, essendo uno short course, faccio un introduzione sul forecast, quindi sulle tendenze e sulle previsioni del fashion made in Italy, non solo relativamente alla moda intesa come abbigliamento, ma soprattutto sul lifestyle. Il lusso ha cambiato un po’ il suo obiettivo, ha allargato enormemente il suo raggio d’azione per cui non è importante solo come ci si veste, ma anche come e dove si mangia, come si impiega il proprio tempo libero, il tipo di palestra piuttosto che il tipo di frequentazione, il tipo di libri che si leggono, il tipo di cibo che si acquista che oggi tende ad essere vegano, ecologico, bio. Il lifestyle inteso come puzzle della propria personalità.

Partendo da questo presupposto focalizziamo la nostra attenzione su tutti quei trend attuali che sono particolarmente rivolti al passato: il vintage, l’heritage e il retrò, chiarendo la differenza tra i significati che spesso vengono utilizzati come sinonimi pur non essendolo (ho scritto anche un libro a tal proposito). Tento di far capire come il marketing sia passato da “ricerca di innovazione” a “recupero della memoria”: sembra strano che in una società così piena di oggetti vada di moda la scarsità, la limited edition e la personalizzazione non solo dei capi di abbigliamento ma anche degli oggetti di uso comune, anche del food che per assurdo viene personalizzato per creare un upgrade delle proprie abitudini di consumo.

Analizziamo dei trend di moda ripresi dal passato, non come moda top down, quindi dall’alto verso il basso, ma anche come forma di protesta, quasi fenomeni di controcultura, che partono dal basso creando lo streetwear che oggi è imperante, riprendendo ad esempio i fenomeni dei punk degli hipster. Per concludere il nostro percorso identifichiamo come queste tendenze siano utilizzate dai grandi marchi, prendendo ad esempio casi pratici, come il punk rivisitato da Valentino piuttosto che l’hippy rivisitato da Choloè, vedendo come maison, tutt’altro che secondarie, hanno ripreso dei dati dal passato e li hanno tradotti emotivamente in nuove tipologie di collezioni e dunque in nuove abitudini di consumo.

Sicuramente utilizzo un approccio diverso per questo tipo di corsi rispetto ad i corsi che svolgo annualmente seguiti per la maggior parte da studenti italiani. Gli studenti cinesi arrivano con una grandissima sete di conoscenza, sono molto attratti dal Made in Italy e anche da una serie di cliché che da un certo punto di vista non si vogliono scardinare. Mentre gli studenti italiani o più in generale europei sono avvezzi a cercare la particolarità, quindi magari anche nelle esemplificazioni tendiamo a citare dei brand e delle collezioni di nicchia e di ricerca, per loro è assolutamente necessario rafforzare la discussione con esempi di nomi conosciuti che rappresentino anche il loro sapere. Non ne faccio ovviamente una questione di differenza qualitativa, per esempio le ragazze che sto seguendo in questi giorni lavorano in un azienda che fa collaborazioni anche con realtà europee come la Francia, quindi sanno perfettamente come si muove il fashion business del mondo della moda e del lifestyle. Bisogna solo avere l’accortezza di non tralasciare le differenze culturali, che ci sono tra noi e certi Paesi come la Russia, i paesi Arabi, piuttosto che la Cina. Là ci sono ancora persone che amano lo showoff del logo. Per carità, i loghi in vista sono parte anche della moda contemporanea occidentale, però se noi li viviamo con maggiore distacco e più ironicamente, loro questa ironia non ce l’hanno ancora. Prendono più seriamente sia il brand che il loro ruolo nel fashion world, ed io ne ho tutto rispetto, ma bisogna sapere che ragionano in questa maniera.

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