Italian Lifestyle

ComON 2018 Creativity Sharing a Milano Unica

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Anche questo anno Accademia del Lusso ha preso parte alla preview del contest comON 2018 Creativity Sharing, che vede coinvolte molte prestigiose scuole e università di moda, e che si è tenuta a Milano Unica dal 10 al 12 luglio.

Il contest nasce dalla volontà di Unindustria Como di promuovere i giovani talenti e la tradizione tessile comasca. Quest’anno il tema è THE NEW ECO, sulla moda eco-sostenibile e le nuove possibilità di ri-uso e re-invenzione dei materiali.

‘La moda eco-sostenibile pone infatti l’obiettivo di realizzare capi di abbigliamento con materiali ecologici e rinnovabili. Nel corso degli anni, l’ecosostenibilità è divenuto uno degli obiettivi più ambiti da raggiungere in diversi settori, compreso quello dell’abbigliamento’.

Accademia del Lusso ha selezionato per questo primo appuntamento i progetti di Bruno Veizaj, Camilla Giolito, Lorenzo Boeri, Ouafa Amzil, Marisa e Sebastian Carboni. I capi, presentati in occasione della sfilata di fine anno accademico #in_materia sono infatti stati realizzati con materiali avanzati dalla scorsa edizione di comON e forniti dall’azienda comasca Penn Italia Spa. Il concept della sfilata di fine Anno Accademico verteva infatti sulla manipolazione dei materiali semplici, così da poter dar loro una nuova faccia e una nuova vita. Proprio come è avvenuto a 360° nel progetto di questi giovani talenti.

Lo Stand, ideato da Monica Sampietro e in cui troneggiava lo slogan It makes ideas grow, era perfettamente in linea con questo pensiero green: piante e fiori a decorare la struttura metallica in cui erano esposti i book contenenti immagini e sketches dei capi realizzati. Presenti i nostri talentuosi Bruno Veizaj e Ouafa Amzil, in uscita con la classe di Fashion Design della prof. Sara Riciardelli.

Dopo questo primo appuntamento seguirà la selezione di altri progetti da realizzare per la mostra in programma a fine Ottobre, a cui sarà presente l’Art director di Première Vision, Wilhelmine Pascal, per la selezione di alcuni pezzi.

Stay tuned…

Intervista a Wenting Wang, studentessa dell’Intensive Course in Collection Planning & Merchandising

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Abbiamo avuto modo di incontrare un gruppo di studentesse cinesi che ha scelto Milano e Accademia del Lusso per frequentare uno dei suoi Intensive Course, per aggiornamento e ampliare la propria formazione professionale.

Conclusa una lezione con il prof. Stefano Sacchi abbiamo approfittato per fare qualche domanda sull’esperienza a Milano a Wenting Wang, che molto gentilmente si è offerta per una breve intervista.

In Cina lavori già nel settore moda da tempo. Di che cosa ti occupi nello specifico?

Mi occupo del marketing della mia azienda, che produce principalmente abbigliamento di alta gamma. Di solito mi dedico alla promozione del corporale brand e allo sviluppo della parte visual (ad esempio di come i prodotti vengono presentati negli store), ma anche di promuovere altri brand europei che sono gestiti dalla mia azienda in Cina.

Perché hai scelto di seguire questo corso ad Accademia del Lusso?

Mi è stato proposto dalla mia azienda, che ha reputato di fondamentale importanza venire qui in Italia per potermi formare in maniera più completa.

Perché pensi che Milano sia la città giusta per studiare moda o formarsi professionalmente in questo settore?

Perché Milano è famosa per la sua Fashion Week, una delle quattro principali fashion week nel mondo, e può essere considerata la città più alla moda di tutta Italia. In Cina, Milano ha fama di essere la capitale della moda. Tra l’altro, in questi giorni, soggiornando nella zona di via Montenapoleone, ho potuto ammirare anche il gusto nel vestire e lo stile di chi passeggia per quelle vie. Inoltre dalle lezioni che stiamo seguendo, sto imparando moltissimo sulla storia della moda e dell’arte italiane. Milano è decisamente la città giusta.

Quale delle tante esperienze che stai facendo qui ad Accademia del Lusso porterai nel cuore?

Quando siamo andati all’Armani Silos è stata un’esperienza incredibile, che ha completamente ribaltato tutte le mie convinzioni su questo brand: in Cina, Armani è una firma per un target più adulto, anziano, mentre al Silos ho potuto scoprire tutta una gamma di prodotti più giovanili, toccando con mano i tessuti, i materiali… Un’esperienza che mi ha aperto gli occhi su un mondo del tutto diverso da come lo pensavo.

Pensi che questa esperienza possa farti crescere professionalmente?

Assolutamente sì, perché durante le lezioni frequentate in questi giorni, ho avuto modo di approfondire alcuni argomenti che prima conoscevo solo vagamente, ma con cui comunque ho a che fare quotidianamente nel mio lavoro. Grazie a questi corsi, ho preso maggiore coscienza di cosa faccio e di cosa devo fare, e questo naturalmente migliorerà la qualità dei miei futuri progetti per l’azienda. Un’esperienza che consiglierò sicuramente a tutte le mie colleghe.

Stefano Sacchi: Luxury Marketing e Accademia del Lusso

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Abbiamo incontrato Stefano Sacchi, consulente commerciale e di marketing per differenti brand in Italia e all’estero e docente di Visual Merchandising, Buying Techniques, Licensing & Luxury Marketing presso Accademia del Lusso.
Il professore in questo periodo si sta dedicando ad alcune lezioni per un Intensive Course, tenuto dalla nostra scuola di Moda e Design, per delle professioniste che dalla Cina hanno avuto la possibilità di venire a Milano per un approfondimento sul Made in Italy. Siamo stati accolti da un grande sorriso e da un’altrettanto grande disponibilità a condividere con noi la sua esperienza professionale e di docente. Il prof. Sacchi ci ha così raccontato come ha impostato il corso, quali sono gli obiettivi e in generale il suo approccio al metodo di insegnamento…

Nei miei corsi solitamente creo un percorso finalizzato alla formazione del fashion buyer o nell’altro caso del visual merchandiser, quella figura che deve fare vivere l’atmosfera del negozio creando la shopping experience dando quindi l’idea di uno store multisensoriale. Ho cercato di estrapolare dai miei corsi argomenti che potessero creare una visione d’insieme, anche utile alle ragazze che fanno delle visite in esterna, e che quindi fungesse un po’ da volano. Nello specifico, essendo uno short course, faccio un introduzione sul forecast, quindi sulle tendenze e sulle previsioni del fashion made in Italy, non solo relativamente alla moda intesa come abbigliamento, ma soprattutto sul lifestyle. Il lusso ha cambiato un po’ il suo obiettivo, ha allargato enormemente il suo raggio d’azione per cui non è importante solo come ci si veste, ma anche come e dove si mangia, come si impiega il proprio tempo libero, il tipo di palestra piuttosto che il tipo di frequentazione, il tipo di libri che si leggono, il tipo di cibo che si acquista che oggi tende ad essere vegano, ecologico, bio. Il lifestyle inteso come puzzle della propria personalità.

Partendo da questo presupposto focalizziamo la nostra attenzione su tutti quei trend attuali che sono particolarmente rivolti al passato: il vintage, l’heritage e il retrò, chiarendo la differenza tra i significati che spesso vengono utilizzati come sinonimi pur non essendolo (ho scritto anche un libro a tal proposito). Tento di far capire come il marketing sia passato da “ricerca di innovazione” a “recupero della memoria”: sembra strano che in una società così piena di oggetti vada di moda la scarsità, la limited edition e la personalizzazione non solo dei capi di abbigliamento ma anche degli oggetti di uso comune, anche del food che per assurdo viene personalizzato per creare un upgrade delle proprie abitudini di consumo.

Analizziamo dei trend di moda ripresi dal passato, non come moda top down, quindi dall’alto verso il basso, ma anche come forma di protesta, quasi fenomeni di controcultura, che partono dal basso creando lo streetwear che oggi è imperante, riprendendo ad esempio i fenomeni dei punk degli hipster. Per concludere il nostro percorso identifichiamo come queste tendenze siano utilizzate dai grandi marchi, prendendo ad esempio casi pratici, come il punk rivisitato da Valentino piuttosto che l’hippy rivisitato da Choloè, vedendo come maison, tutt’altro che secondarie, hanno ripreso dei dati dal passato e li hanno tradotti emotivamente in nuove tipologie di collezioni e dunque in nuove abitudini di consumo.

Sicuramente utilizzo un approccio diverso per questo tipo di corsi rispetto ad i corsi che svolgo annualmente seguiti per la maggior parte da studenti italiani. Gli studenti cinesi arrivano con una grandissima sete di conoscenza, sono molto attratti dal Made in Italy e anche da una serie di cliché che da un certo punto di vista non si vogliono scardinare. Mentre gli studenti italiani o più in generale europei sono avvezzi a cercare la particolarità, quindi magari anche nelle esemplificazioni tendiamo a citare dei brand e delle collezioni di nicchia e di ricerca, per loro è assolutamente necessario rafforzare la discussione con esempi di nomi conosciuti che rappresentino anche il loro sapere. Non ne faccio ovviamente una questione di differenza qualitativa, per esempio le ragazze che sto seguendo in questi giorni lavorano in un azienda che fa collaborazioni anche con realtà europee come la Francia, quindi sanno perfettamente come si muove il fashion business del mondo della moda e del lifestyle. Bisogna solo avere l’accortezza di non tralasciare le differenze culturali, che ci sono tra noi e certi Paesi come la Russia, i paesi Arabi, piuttosto che la Cina. Là ci sono ancora persone che amano lo showoff del logo. Per carità, i loghi in vista sono parte anche della moda contemporanea occidentale, però se noi li viviamo con maggiore distacco e più ironicamente, loro questa ironia non ce l’hanno ancora. Prendono più seriamente sia il brand che il loro ruolo nel fashion world, ed io ne ho tutto rispetto, ma bisogna sapere che ragionano in questa maniera.

L’esperienza di Luz ad Accademia del Lusso

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Tra le cose a cui Accademia del Lusso tiene di più ci sono la soddisfazione e la realizzazione dei propri studenti, sia durante il corso degli studi sia successivamente nel mondo del lavoro. È quindi sempre gratificante ottenere feedback positivi, come nel caso di Luz Del Carmen (PD Fashion Styling & Communication), che ha accettato molto volentieri di raccontarci la sua esperienza…

Ciao, io sono Luz e sono un ex studendessa di Accademia del Lusso, ho fatto la triennale di Styling. Sono del Messico e ho scelto Milano perché mi sembrava una città piuttosto trasgressiva nel settore moda, e mi sembra molto importante l’opinione italiana sull’argomento. Penso che se fossi andata a Londra o a New York, avrei trovato così tanto di tutto, una varietà così ampia, senza un vero canone, senza una vera guida di cosa è bello e cosa non lo è. Invece l’Italia, con una storia così antica di estetica e di arte, così ben definita, mi sembrava il posto giusto per formarmi.

Ho scelto in particolare Accademia del Lusso perché è una scuola che ti permette di avere un tuo stile, a differenza delle altre in cui sai già che cosa aspettarti dagli studenti e dai professori. Qui c’è completa libertà di espressione. Durante la mia esperienza in Accademia mi sono divertita molto, ho incontrato insegnanti davvero professionali che mi hanno sempre seguita, anche quando le mie scelte personali erano un po’ al di fuori del programma di studio, non avendo intenzione di fare dello styling la mia professione futura.

Ricordo con particolare piacere le sfilate, non per il mio lavoro nella creazione di vestiti, ma perché mi affascina molto tutta la parte organizzativa: vedere la nascita e la “costruzione” di un’idea fino al suo trasformarsi in una sfilata, attraverso la collaborazione di tanti stylist diversi, con personalità e percorsi diversi.

La mia esperienza ad Accademia del Lusso mi ha aiutato molto anche per i miei primi passi nel mondo del lavoro, soprattutto grazie ai docenti che hanno saputo sempre darmi il loro consiglio su come affrontare le mie scelte e agire nel modo migliore per raggiungere i miei obiettivi. Ci hanno messi in guardia sul difficile mondo che ci aspettava fuori di qui, nel settore moda, nel quale è essenziale essere introdotti dall’esperienza di chi già ci lavora. Mi hanno fatto capire come approcciarmi con chi mi sarei trovata di fronte, per mettere in mostra al meglio il mio impegno, il mio talento.

Attualmente lavoro come assistente presso diversi professionisti, ma mi piacerebbe poter approfondire maggiormente la mia tesi e farne un libro. Partendo dallo studio di Umberto Eco, mi ero concentrata sulle diverse tipologie di bellezza; in futuro mi piacerebbe poter concludere la mia ricerca affrontando anche il tema della bruttezza, sempre sotto la cura della prof.ssa Laura Del Zoppo, che mi ha aiutata molto per quanto riguarda la parte estetica e di storia della moda e dell’arte.

Un altro bellissimo ricordo di Accademia del Lusso è legato allo shooting che poi avrebbe portato il mio volto in tutte le metropolitane milanesi. Io ero andata in Accademia solo per un esame, nel giorno in cui stavano scattando le foto, e dato che alcune modelle non arrivavano mi hanno chiesto di prendere il loro posto. Mi ero da poco rasata la testa e probabilmente il mio nuovo look, un po’ particolare, li ha colpiti. Evidentemente lo hanno visto adatto alla tipologia di vestiti scelti, che erano molto particolari.

Ora è davvero strano, stranissimo, andare in giro per le metropolitane milanesi e vedermi nei cartelloni di Accademia. Ho comprato una bicicletta per muovermi senza prendere la metro, per non sentirmi in imbarazzo ogni volta che ci passo davanti. In compenso tutti i miei amici mi inviano le foto: «Non sapevamo che fossi diventata così VIP!» Un po’ mi vergogno, ogni volta mi viene da ridere, però è bello, sono contenta…

Annunciata la nuova collaborazione tra Accademia del Lusso e Pambianco Communication

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Dal 1977 Pambianco assiste le società della Moda, del Lusso, del Beauty e del Design nella creazione dell’immagine della propria Azienda. Accompagna queste realtà nelle scelte più delicate, partendo dall’interpretazione delle nuove esigenze dei mercati, passando per la verifica delle strategie, del posizionamento competitivo, delle politiche e delle strutture organizzative, seguendo i cambiamenti di cultura e di gestione delle aziende e pianificando tempi e modi di attuazione dei progetti di sviluppo.

Per questo motivo Accademia del Lusso – una delle più importanti scuole di moda e design nel panorama nazionale – è lieta di annunciare una nuova collaborazione con Pambianco Communication, divisione del gruppo Pambianco.

Come fine ultimo l’incremento ulteriore della brand awareness di Accademia del Lusso sia tra gli studenti che fra le Maison di Moda. In maniera particolare l’obiettivo principale sarà quello di comunicare al meglio l’alta specificità di una realtà, che dal 2005, offrendo diversi livelli di formazione, sia in italiano che in inglese, come corsi Post Diploma triennali, corsi Master annuali e corsi Professionali intensivi, si è posta da subito come leader di questo settore.

Su Libero quotidiano, Pietro Luigi Polidori parla di Accademia del Lusso

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Settimana scorsa a Parigi ha sfilato il meglio del lusso e della creatività della moda mondiale: da Christian Dior a Chanel, da Giambattista Valli a Valentino, fino a Giorgio Armani Prive. Ma dove nascono i nuovi talenti, gli stilisti capaci di rivoluzionare le tradizioni e reinterpretare gli archivi dei grandi maestri?

Questa la domanda che si è posta Francesca Carollo, nell’articolo pubblicato su Libero Quotidiano il 5 luglio 2018. E dopo una breve panoramica delle numerose scuole di moda in Italia e nel mondo, passando da Londra, New York, Roma e Firenze, la giornalista si è soffermata con particolare interesse su Accademia del Lusso, riconoscendole il merito di essere, fin dal 2005, il luogo di incontro tra le esigenze del mercato del lavoro e le aspirazioni dei giovani che scelgono di intraprendere una carriera in questo bellissimo e complesso ramo.

«Accademia del Lusso in questo settore si posiziona come scuola esclusiva, i nostri corsi sono aggiornati ogni anno per creare competenze sempre in linea con quello che il mercato della moda richiede ai giovani. Abbiamo circa l’85% dei nostri (ex studenti) alunni che lavorano presso case di moda o che hanno creato dei loro brand e stanno lanciando adesso le loro prime collezioni. Il concept della nostra scuola è quello di essere a contatto con ogni studente, le nostre classi non superano i 12 studenti, con questa metodologia didattica riusciamo a far crescere il talento di ogni studente e carpirne le potenzialità. Si va verso un’educazione personalizzata anche sulla moda, ognuno di noi è diverso sia come background che come metodo di apprendimento e talento personale», le ha spiegato Pietro Luigi Polidori, Ceo di Accademia del Lusso.

«Per il futuro abbiamo il progetto a breve di aprire una nuova sede in Italia al fine di offrire un’altra location per apprendere, sicuramente sarà di massimo prestigio ed esclusiva come lo è già via Montenapoleone a Milano. Per quanto riguarda i corsi vogliamo sempre più esperienze dirette e pratiche con aziende del lusso oltre ai contenuti teorici necessari», ha concluso Polidori.

Carollo ha anche sottolineato meraviglia e interesse per i 47 talenti provenienti da Accademia del Lusso, autori dei capi che da poco hanno sfilato a Milano, esprimendo al meglio l’unione tra materia e forma. Un risultato ottenuto in mesi di lavoro coi materiali più diversi e impreziosendoli con dettagli ispirati ai capi e agli stili dei grandi maestri della moda.

Alberta Ferretti per Alitalia, il Made in Italy… prende il volo, letteralmente

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Alberta Ferretti è stata incaricata di disegnare le nuove divise Alitalia: così si leggeva in una nota ufficiale della compagnia aerea dello scorso novembre.

Proprio in quei giorni, infatti, la celebre stilista aveva accettato di collaborare al restyling dell’immagine di Alitalia, garantendo a tutto il personale, di volo e di terra, comfort, praticità, benessere e qualità in ogni occasione lavorativa e in tutte le stagioni.

Il compito preso in carico da Alberta Ferretti è importante: le divise indossate dal personale di volo della compagnia di bandiera rappresentano un ottimo modo di far prendere il volo – letteralmente! – al Made in Italy, veicolando in maniera estremamente concreta i concetti chiave che caratterizzano la nostra idea di moda, proprio come ha affermato la stilista stessa nella sua dichiarazione ufficiale.

«Alitalia è un simbolo iconico e istituzionale del nostro Paese. Per questo ho subito accettato con entusiasmo la proposta di disegnare le nuove divise della compagnia. Mi piace l’idea di portare la creatività, l’eleganza e la qualità del nostro Paese nel mondo.»

D’altro canto, divise e uniformi esercitano da sempre un certo fascino ed entrano a pieno titolo nell’immaginario comune quando si pensa a bellezza, eleganza e anche autorevolezza.

Il rapporto tra moda, stilisti, uniformi e italianità è stato per esempio recentemente portato avanti da marchi prestigiosi come Luisa Spagnoli in ambito istituzionale e da stilisti del calibro di Giorgio Armani in ambito sportivo.

Nicoletta Spagnoli, Cavaliere del Lavoro nonché Presidente e Amministratore Delegato della maison che quest’anno celebra l’anniversario dei 90 anni, ha annunciato lo scorso marzo di aver realizzato le divise per le staffiere del Quirinale, una serie di tailleur tinta unita nei colori rosso e blu.

EA7 Emporio Armani è stato invece official outfitter della squadra Olimpica e Paralimpica italiana per i Giochi Invernali di Pyeongchang 2018, rinnovando così la collaborazione avviata in occasione dei Giochi di Londra 2012 e proseguita con l’edizione invernale di Sochi 2014 e dei Giochi di Rio del 2016.

Tornando ad Alitalia, la storia degli stilisti che ne hanno disegnato le uniformi è alquanto ricca: le prime furono le mitiche Sorelle Fontana nell’ormai lontano 1950.

La loro scelta fu quella di offrire sobrietà ed eleganza: per le hostess, fu scelta una giacca a tre bottoni dalla linea aderente e una gonna a tubo che sfiorava il polpaccio.

Dieci anni dopo e precisamente nel 1960, Delia Soldaini Biagiotti – madre di Laura Biagiotti – mantenne la stessa linea elegante sebbene la foggia dei capi cambiò lievemente per permettere maggior movimento alle assistenti di volo: la giacca mantenne i tre bottoni, ma la silhouette fu ammorbidita.

Tita Rossi, nel 1966, progettò una giacca doppiopetto con scollo arrotondato che lasciava vedere la camicia bianca.

Nel 1969, toccò a Mila Schön la quale mirò a dare una superba interpretazione dell’immagine dell’Italia e della compagnia aerea concependo una divisa severa ma, al tempo stesso, estremamente femminile: venne introdotta la giacca verde smeraldo abbinata alla gonna a tubo rossa che si fermava sopra il ginocchio. Gli accessori iniziarono a diventare parte fondamentale della divisa.

Nel 1973, il progetto fu affidato ad Alberto Fabiani: lo stilista romano ritornò a un look austero, declinandolo nelle tonalità calde del giallo.

Due anni dopo, nel 1975, fu Florence Marzotto a rinfrescare l’immagine delle assistenti di volo: il suo completo – giacca con scollo a V, camicetta, gonna plissettata – fu in seguito soppiantato dalla proposta di Renato Balestra che, nel 1986, introdusse il gessato.

Poi, nel 1991, arrivò Giorgio Armani: Re Giorgio, com’è soprannominato da molti per il suo ruolo indiscusso di portabandiera della moda italiana in tutto il mondo, creò ancora una volta un’uniforme rigorosa e austera, come da suo stile.

Successivamente, nel 1998, Alitalia si affidò a Mondrian: foulard a cingere il collo, giacca con spalle squadrate, guanti di pelle, questa divisa è stata utilizzata per ben diciotto anni, fino al passaggio di testimone, in maggio 2016, a Ettore Bilotta.

Le nuove divise firmate Alberta Ferretti e presentate ufficialmente lo scorso 15 giugno a Milano nella splendida cornice dello scalone dell’Arengario di Palazzo Reale in Piazza Duomo, andranno infatti a sostituire quelle disegnate da Ettore Bilotta, divise che – ahimè – sono state molto criticate e che vengono dismesse dopo soli due anni di impiego.

Lo stilista ha un curriculum di tutto rispetto: studi accademici allo IED di Roma e successiva formazione con Lella Curiel e con Lancetti, Bilotta è un designer italiano indipendente che firma già dal 2003 le divise di un’altra compagnia aerea, Etihad.

Eppure, pare che la sua uniforme non sia stata apprezzata dalle stesse hostess, per la linea d’ispirazione retrò (Bilotta si era ispirato al glamour della moda degli Anni Cinquanta e Sessanta) e per il tessuto.

Il colore dominante delle sue divise è stato il rosso, simbolo della passione italiana, insieme al verde, in rappresentanza dei paesaggi e delle ricchezze culturali e storiche del nostro Paese: tra le scelte più criticate figura proprio quella delle calze, verdi, scelta che lo stilista ha sempre strenuamente difeso in nome dell’armonia

A causa del naturale logoramento dei capi, passato un certo periodo di tempo, è necessario procedere al riassortimento delle divise, ha spiegato lo scorso novembre Alitalia, intenzionata a non dare ulteriore adito alle tante polemiche già consumate negli ultimi due anni. E così, in vista della prossima fornitura di magazzino, si è deciso di sostituire l’attuale modello con un nuovo disegno firmato dalla Ferretti, stilista di indiscussa fama mondiale.

Il guardaroba dedicato al personale di terra e di bordo prevede il completo da uomo e l’abito da donna realizzati in fresco di lana color blu, un tessuto no season dalla mano sottile e traspirante, in grado di assicurare comfort e libertà di movimento durante il volo e le varie attività in aeroporto. I capi sono personalizzati con bottoni incisi con l’iniziale A di Alitalia in oro satinato e il punto vita della giacca da donna è segnato con un nastro in gros-grain logato con i colori del Tricolore.

È stato eliminato il cappellino e i capispalla consistono in un impermeabile maschile e uno femminile in cotone e nylon waterproof, rifiniti internamente con un’imbottitura rimovibile leggermente trapuntata.

Il look include infine camicie in popeline di cotone con taschino, foulard e cravatte coordinate in twill di seta, guanti in pelle e maglieria in pura lana. Per il servizio di bordo sono stati disegnati un gilet e un abito-grembiule in tessuto jacquard anche in questo caso logato Alitalia.

A completare il lavoro della Ferretti c’è anche una capsule collection see now buy now destinata al grande pubblico e fatta di T-shirt e felpe con il logo del vettore aereo: c’è da scommettere che i capi andranno a ruba, complice anche il fatto che siano stati immediatamente scelti da alcuni influencer. Un esempio su tutti è quello della celeberrima Chiara Ferragni.

Polemiche e critiche sono però ancora una volta nell’aria: la decisione della compagnia di cambiare le divise arriva infatti nel pieno di una crisi pesante che ha portato il vettore aereo verso l’amministrazione controllata.

Ma, in realtà, la polemica non ha ragione di esistere: la collaborazione con la casa di moda non comporta alcun esborso finanziario per Alitalia.

Secondo quanto è stato reso noto dall’autorevole agenzia di stampa ANSA, nell’accordo tra Alitalia e Aeffe, il gruppo di Alberta Ferretti, c’è infatti proprio la possibilità, per la stilista, di usare liberamente il logo del marchio per la propria capsule collection, in una moderna visione dalla quale possono trarre beneficio sia Alitalia sia la maison di moda.

Visto il successo delle proposte see now buy now che sembrano il miglior strumento per intercettare il desiderio continuo di novità nell’epoca di Instagram, quella di Alberta Ferretti è sicuramente una scelta intelligente e vincente.

Emanuela Pirré

 

Le immagini provengono dall’account ufficiale Instagram di Alitalia

Fashion begins to Pitti

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La carovana della moda maschile ha invaso in questi giorni le strade di Firenze in occasione della 94esima edizione di Pitti, che si concluderà venerdì 15, quando tutto la carovana si sposterà a Milano per celebrare fino al 19 di giugno Milano Moda Uomo.

Dopo l’athleisure, focus della scorsa edizione con l’iniziativa Athlovers, la manifestazione questa volta punta i riflettori sull’outdoor, a cui dedica I go out, nuovo progetto espositivo di scena alla Sala della Ronda: 30 collezioni, in arrivo da tutto il mondo, con la partecipazione speciale di Reda Active, linea di tessuti high performance.

Il Gruppo Roberto Cavalli sceglie Pitti Uomo 2018 come piattaforma per il lancio worldwide del suo nuovo progetto di moda maschile, con un evento speciale – mercoledì 13 giugno – realizzato nello stile distintivo della maison e dedicato al suo nuovo corso.

Il designer londinese Craig Green presenterà a Firenze la sua collezione S/S 2019 attraverso una sfilata esclusiva, mentre FUMITO GANRYU dopo l’esperienza nel gruppo Comme des Garçons – presenterà in occasione di Pitti Uomo 2018 la sua etichetta indipendente.

Spazio ai nomi emergenti della scena creativa dalla Georgia grazie alla collaborazione di Fondazione Pitti Immagine Discovery con la MERCEDES BENZ FASHION WEEK TBILISI, piattaforma dinamica che punta i riflettori sulle collezioni dei principali fashion designer del Paese e dell’area circostante. In scena allo Spazio Carra in Fortezza, un progetto realizzato grazie anche al supporto di LEPL Enterprise Georgia l’agenzia che fa capo al Ministero dell’Economia georgiano e che favorisce e promuove lo sviluppo economico del paese.

Due importanti anniversari nel calendario di Pitti Uomo: HERNO celebra 70 anni con LIBRARY e Lardini compie 40 anni.

Tra glie eventi speciali in calendario l’inaugurazione due nuove sale nella GUCCI GARDEN GALLERIA, Il progetto MONCLER Genius, Lo showcase di MCM e Il lancio della menswear capsule di COS che con una sfilata, mercoledì 13 giugno, ha presentato “Soma”, una capsule di capi menswear essential basata su comfort ed elevato design.

Un calendario come sempre ricco di eventi e numerose presentazioni che fanno di Pitti Uomo 2018 ancora una volta un contenitore d’eccellenza per le tendenze che interessano la moda uomo.

Foto di http://www.pittimmagine.com

 

Il fashion show ‘In_Materia’ e la manipolazione di tessuti e superfici

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Michelangelo Buonarroti è il grande protagonista del Rinascimento italiano nonché uno dei maggiori artisti di sempre: le sue opere sono dimostrazione di un ingegno creativo senza eguali – il David, la Pietà, la Cupola di San Pietro, il ciclo di affreschi nella Cappella Sistina, il Mosè – e chiunque le abbia ammirate dal vivo non può più dimenticarle.

Prendiamo, per esempio, proprio il Mosè: la scultura marmorea creata attorno al 1513-1515 dal geniale quanto irrequieto artista è così imponente – supera i 230 cm – e appare tanto viva da aver sempre attirato ammirazione e stupore: a proposito della sua maestosa barba, Giorgio Vasari (1511-1574, pittore, architetto e storico dell’arte) disse che è scolpita con perfezione e finezza tali da sembrare più «opera di pennello che di scalpello».

Ma l’aneddoto più significativo legato a questa meravigliosa scultura è quello secondo il quale Michelangelo, contemplandola al termine delle ultime rifiniture e stupito egli stesso dal realismo delle sue forme, abbia esclamato «Perché non parli?» percuotendone il ginocchio con il martello che impugnava.

Mi piace chiudere gli occhi e immaginare il volto accigliato del Maestro davanti alla sua stessa creazione: egli era stato tanto eccezionale nel manipolare la materia da stupirsi che quella stessa materia non potesse prendere vita.

Qualcuno – forse – si starà chiedendo perché io abbia chiamato in causa Michelangelo: perché Barbara LG Sordi, direttore didattico di Accademia del Lusso nonché direttore artistico di ‘In_Materia’, il fashion show che ha chiuso l’anno 2017 – 18, ha creato il concept partendo proprio dall’idea michelangiolesca per cui è la materia stessa a ispirare la forma finale della creazione.

Tale idea vale per ogni manipolazione artistica, dalla pittura alla scultura fino ad arrivare alla moda, proprio come racconta la stessa Barbara Sordi.

«L’idea ispiratrice per il tema di ‘In_Materia’ è trovare un collegamento tra la dimensione fisica e quella onirica. È l’espressione migliore che può essere comunicata attraverso il suo modellamento e declinazioni cromatiche. Questo tema ha permesso ai designer di esprimere al meglio la loro creatività, senza lasciare nulla al caso. Ogni cosa ha un ciclo di vita che parte e finisce sempre con la materia.»

Tuto parte e finisce con la materia e ciò conduce in una precisa direzione: la manipolazione dei tessuti.

Manipolare i tessuti significa poter prendere possesso dell’elemento principale che costituisce un capo, che porta alla sua creazione: la materia viene plasmata, come in un processo artistico, lavorata come un marmo o come un colore a olio, per dare vita a modelli che esprimono al meglio la creatività dei diversi artisti.

Barbara ha chiesto agli studenti di andare oltre le convenzioni, di non porsi limiti fisici, di esasperare la propria visione e rappresentazione di spazio. Li ha invitati a intonare un inno totale alla creatività, generata dallo loro menti non ancora contaminate da imposizioni o cliché.

I designer hanno così lavorato per mesi con diversi materiali tra cui tulle, chiffon di seta, organza, taffetà, cotone (leggero come il popeline o strutturato), lino, cady, lana extra fine,  jersey e perfino plastica.

I tessuti sono stati impreziositi e personalizzati con dettagli ispirati al lavoro di alcune importanti figure della moda: i tagli dei capi di Maison Margiela, i tessuti in crêpe usati da Balenciaga, i fili strutturati di Rick Owens, gli strati e i volumi di Simone Rocha, le lavorazioni patchwork di Christopher Kane. Le superfici sono state manipolate e trasformate con tecniche varie, dalle spalmature fino ad arrivare alle bruciature; tattilità e manualità sono state riscoperte tra intrecci, onde, rilievi, strati e nodi.

Lavorando all’insegna di eclettismo e dinamismo, tra interiorità ed esteriorità, abbandonando ogni paura di giocare con i contrasti, cercando un equilibrio tra materiale e immateriale, volumi e leggerezza, artigianalità e tecnologia (inclusa quella 3D), è nata infine la collezione ‘In_Materia’, una collezione stimolante in quanto eterogenea, che alterna capi minimali ed essenziali a capi dalle ricche lavorazioni, realizzati da giovani talenti provenienti da tutto il mondo, studenti di Accademia del Lusso delle sedi di Milano, Roma, Palermo e Belgrado.

Accademia del Lusso ha poi scelto Milano, teatro della sinergia tra gli storici brand del lusso e i nuovi designer, per presentare il fashion show e l’incontro tra materia e forma: l’evento si è tenuto lo scorso 5 giugno presso la Pelota in via Palermo.

Naturalmente, anche la scelta della location è stata tutt’altro che casuale: la Pelota è situata in una delle zone più suggestive e vive di Milano, collocata tra i distretti di Brera, celebre quartiere degli artisti, e Moscova, entrambi luoghi d’ispirazione, di giorno attraverso vari luoghi di creatività e cultura, di notte attraverso la vivace movida.

L’edificio stesso può essere definito eclettico e multifunzionale: è un luogo in cui è possibile immergersi interamente in un mood atemporale, senza farsi distrarre dalla frenesia della vita meneghina.

È un luogo in cui le creazioni dei designer hanno trovato la loro giusta collocazione, catturando ogni sguardo: l’essenzialità della cornice ha accolto il quadro composto dalla materia manipolata, plasmata e reinventata attraverso testa, ingegno, cuore, fantasia, personalità, creatività, manualità.

Se solo quegli abiti potessero anche parlare…

Emanuela Pirré

 

Gli studenti che hanno partecipato al fashion show ‘In_Materia’:

SEBASTIAN CARBONI_MILANO / MANUEL FINO_MILANO / FELICIA AMORUSO_MILANO / OUAFA AMZIL_MILANO / LUCREZIA SGUALDINO_MILANO / SALVATORE SCARDINA_PALERMO / JACOPO FORMENTIN_MILANO / ELISABETTA SORTENI_MILANO / KRISTINA MAROVIC_BELGRADO / GIULIA SPITALERI_PALERMO / TIJANA MILUNOVIĆ_BELGRADO / LORENZO BOERI_MILANO / ILARIA GASPERINI_MILANO / ANNA BERENATO_MILANO / BELINDA HEALY_MILANO / GRETA VIANINI_MILANO / DARIO PRINCIOTTA_PALERMO / ELMIRA RIZZO_PALERMO / ELEONORA CATTELAN_MILANO / ILEANA GRILLO_MILANO / JELENA ZARIC_BELGRADO / IVA KUJUNDZIC_BELGRADO / CHEN YUYE_MILANO / FABIO PORLIOD_MILANO / NICOLE PLATZER_MILANO / CAMILLA GIOLITO_MILANO / CHIARA ERRICA_MILANO / CECILIA MORALES_MILANO / MARCELLA GIORGIS_MILANO / MARTINA ROGORA_MILANO / BRUNO VEIZAJ_MILANO / SIMONA ZARCONE_MILANO / SONIA CIAMPRONE_MILANO / FABRIZIO AGOSTINI_MILANO / CAMILLA PACI_MILANO

Gli Scollamenti Temporali di Giulio Ceppitra arte, moda e lifestyle

in Eventi by

Se è vero che la moda è un linguaggio, è allora altrettanto vero che non può vivere chiusa in se stessa: deve necessariamente relazionarsi con tutte le forme di comunicazione e di creatività, deve ibridarsi e contaminarsi.

Ed è in quest’ottica che alla prestigiosa Triennale di Milano si inaugura la mostra Scollamenti Temporali, un’ampia raccolta di collage realizzati da Giulio Ceppi, architetto e designer milanese: incentrata sulle relazioni impreviste esistenti tra arte, moda, lifestyle e curata da Elisabetta Longari,critica e storica dell’arte contemporanea, la mostra è in grado di riservare non poche sorprese ai visitatori.

Scollamenti Temporali, che apre il prossimo 7 giugno e resterà in calendario fino all’8 luglio, comprende più di 160 collage basati sulla relazione tra opere d’arte del passato e campagne pubblicitarie contemporanee.

È così che accostamenti a prima vista improbabili trovano invece una familiarità inaspettata, dando luogo a un dialogo e a una serie di contrasti, paradossi, provocazioni.

In questi montaggi su carta, Giulio Ceppi ha giocato con due tipi di frammenti: da una parte, ha scelto parti di immagini che riproducono capolavori della storia dell’arte dal Duecento al Moderno; dall’altra, ha utilizzato ritagli di riviste che illustrano campagne pubblicitarie di moda. Il tutto dà vita a relazioni fluide, aperte e imprevedibili.

«Il lavoro del progettista, architetto e designer, consiste sempre più nell’assemblare materiali, segni, codici, linguaggi, trovando ogni volta una nuova e diversa sintesi, originale quanto capace di produrre un senso condivisibile. Il frammento ha un grande valore in questo processo: che sia frammento fisico o intangibile, mnemonico o reale, figurativo o astratto… non importa. Da bambino, avrei voluto essere un archeologo capace di ricostruire un mondo dal frammento, di intuire una vita diversa e lontana nel tempo. Che sia un oggetto, un’immagine, un’architettura: il frammento non è però un dettaglio, ma l’inizio di una possibile storia.»

Così racconta Giulio Ceppi e, nelle tavole in mostra alla Triennale, opera una ricerca attraverso il collage, sperimentando liberamente nuove vie espressive e nuovi linguaggi, rivendicando il diritto alla materia e all’interazione sensoriale con gli oggetti in un mondo ormai sempre più digitale e immateriale.

È infine importante segnalare che, allo scopo di rendere ancora più vivo il dialogo e vivace il confronto, contemporaneamente alla mostra Scollamenti Temporali si svolgeranno, sempre in Triennale, due incontri che hanno l’intento di approfondire il valore delle ibridazioni e delle contaminazioni di genere nella cultura contemporanea.

Invito pertanto i nostri lettori e in particolare gli studenti di Accademia del Lusso a seguire i nostri social per avere i dettagli e l’invito per tali incontri, importanti per tutti coloro che desiderano comprendere la realtà che viviamo e avere gli strumenti per proiettarsi in quella futura.

Emanuela Pirré

 

Scollamenti Temporali

Mostra di collage di Giulio Ceppi a cura di Elisabetta Longari

Dal 7 giugno all’8 luglio, da martedì a domenica, dalle 10.30 alle 20.30

Triennale di Milano, Viale Alemagna 6, Milano (sito http://www.triennale.org/ )

L’opera di Giulio Ceppi verrà analizzata e approfondita grazie ai contributi di noti personaggi del mondo dell’arte, della moda e del giornalismo, raccolti nel catalogo pubblicato da Magonza Editore.

Elisabetta Longari, critica e storica dell’arte contemporanea, si concentrerà sulle matrici storiche del “fare” di Giulio Ceppi, sulla sua particolare modalità di creare un sistema di immagini basato sulla commistione dei linguaggi, mettendo in risalto le implicazioni concettuali della sua operazione.

Mariapia Bobbioni, psicanalista, studiosa di storia della moda e autrice di saggi tra moda e psicanalisi, analizzerà le opere di Ceppi attraverso il corpo-abito e la sua frammentazione.

Antonio Mancinelli, giornalista e scrittore, ama il pensiero laterale e la contaminazione tra diversi settori culturali, si interessa soprattutto agli interstizi tra un’area espressiva e un’altra per costruire e fondare connessioni inedite. Un saggio a sua firma affronterà il lavoro di Ceppi in quanto intellettuale che opera sulla “forma delle forme”.

Simona Segre Reinach, antropologa culturale e studiosa delle forme di espressione e rappresentazione della moda, commenterà l’opera di Giulio Ceppi dal punto di vista della relazione tra moda, arte e consumo.

 

Si ringrazia l’ufficio stampa per l’uso delle immagini.

La foto che mostra Giulio Ceppi al lavoro è di Raimondo Santucci

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