Italian Lifestyle

Presentazione del libro “Improvvisamente…L’abito scorso” che racconta lo stile vintage

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Giovedì 30 novembre, nell’atmosfera retro e calorosa di Cavalli & Nastri in via Brera 2, Stefano Sacchi ha presentato il suo libro “Improvvisamente…L’abito scorso” che racconta lo stile vintage, limited edition, heritage come strategia di marketing del settore moda. Marisa Berenson, nipote della grandissima Elsa Schiaparelli, ne ha scritto la prefazione.

 Non basta ripescare dagli armadi dei genitori e nonni giacche, gonne e accessori per provare il fascino dello stile retrò! Nostalgia, accessori e abiti che hanno fatto la storia.

 Negli ultimi dieci anni il vintage è diventato un vero e proprio fenomeno in tutti campi dell’industria culturale: dalla moda alla musica, dalle serie TV ai libri, sempre più spesso sono i ricordi del passato a raccontarci il presente.

 Stefano Sacchi ha avuto la gentilezza di chiedermi di partecipare alla presentazione del suo lavoro e con molto piacere ho raccolto il suo invito, scrivendo un testo sulla mia percezione del Vintage.

La parola “Vintage” viene dal francese “vendange”, e significa un’eccezionale raccoltadi uva destinata a produrre i vini più prestigiosi, i millesimati.

Sono nata nella regione dello Champagne, in mezzo ai prestigiosi vigneti e celebre maisons di champagne: Moët & Chandon, Krug, Bollinger, Taittinger, Roederer.

Tutte queste maisons hanno in comune un valore: la ricerca dell’eccellenza.

L’eccellenza di coltivare la materia prima, un amore unico per il proprio lavoro e il rispetto della terra, un processo di fabbricazione eccezionale, l’esperienza di generazioni di savoir-faire,la ricerca del prodotto perfetto guidata dalla passione.

La passione di creare emozioni. Lo Champagne non è altro che emozione.

Il vintage è emozionante.

Emozioni legate adorigini storiche, alla storia del fondatore come Christian Dior, Coco Chanel, Cristobal Balenciaga, Gianni Versace, Giorgio Armani e tanti altri stilisti innamorati del proprio mestiere, a tessuti e modelli prodigiosi. Raccontano storie, fanno emozionare. Ciascun oggetto, accessorio, vestito ha una storiasingolare,sono modelli rari per creare un racconto che unisce passato e presente alla ricerca di uno stile unico e personale.

L’emozione come chiave per creare un rapporto tra la marca e il suo pubblico, per creare un’esperienza mozzafiato alla ricerca di un tesoro tra ammirazione, piacere ed eccitazione, un modo ludico di reinventarsi e sognare.

Il vintage richiede pazienza, non è immediato, non è di consumo veloce e facile. Come lo Champagne che può richiedere 10 anni di maturazione, ci vuole cultura e passione per capire il vintage e apprezzarne lo stile. Vintage è memoria, è stile, sono radici, è passato, presente e futuro nella sua permanente influenza sui cicli della moda.

 

Il vintage ci prende per mano per entrare in un mondo fatto di storie, di passione e di piacere.

 

Chloé Payer

Klimt dalla mostra al MUDEC all’influenza sulla moda contemporanea

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Tra le tante mostre interessanti attualmente in programma a Milano, il MUDEC – acronimo di Museo delle Culture – ne presenta una intitolata Klimt Experience.

Aperta fino al 7 gennaio 2018, la mostra offrein effetti una vera e proprio esperienza in quanto è una rappresentazione multimediale e immersiva interamente dedicata all’artista più rappresentativo della Secessione Viennese.

Gustav Klimt e la sua vita, ma anche la pittura, l’architettura, le arti applicate, il design e la moda della Vienna di fine Ottocento – inizi Novecento: sono questi i protagonisti assoluti di un excursus multimediale e multisensoriale che racconta l’universo pittorico e anche il contesto culturale e sociale in cui visse e operò il pittore austriaco.

L’obiettivo del percorso è quello di proporre al visitatore un nuovo modello di fruizione dell’opera d’arte attraverso le potenzialità sempre più allargate delle nuove tecnologie: la volontà è quella di entusiasmare, affascinare, emozionare e meravigliare il pubblico, invitando giovani e adulti ad approfondire la conoscenza di Klimt, la comprensione dei suoi lavori, la tecnica pittorica e la lettura stilistica attraverso macro-ingrandimenti dei dettagli delle opere.

Il visitatore può così vivere un’esperienza a 360° che coinvolge tutto lo spazio disponibile senza soluzione di continuità: le pareti, il soffitto e perfino il pavimento vengono colorati dalle immagini dell’arte di Klimt, dagli esordi agli ultimi dipinti.

Pensate: sono comprese ben settecento opere per una visione completa dell’opera del pittore altrimenti impossibile da ammirare in un unico evento espositivo. Il suo mondo – simbolico, enigmatico e sensuale – viene riprodotto con eccezionale impatto visivo grazie a un sistema progettato in esclusiva per questa video installazione.

In principio, ho parlato anche di musica: compositori del calibro di Strauss, Mozart, Wagner, Lehár, Beethoven, Bach, Orff e Webern accompagnano il visitatore con una coinvolgente colonna sonora proprio per testimoniare quanto la musica influenzò la vita e il lavoro di Klimt.

Accanto alla sua arte, è inoltre possibile ammirare fotografie d’epoca nonché ricostruzioni in 3D della Vienna dei primi del Novecento con la moda e i luoghi simbolodi una capitale europea in pieno fermento: trovano per esempio spazio le architetture innovative del Palazzo della Secessione, il luogo in cui è conservato il magnifico Fregio di Beethoven, dipinto da Klimt nel 1902, sviluppato su tre pareti per una lunghezza di 34 metri.

Tra le interazioni, ho citato – non certo a caso – quella con la moda: l’artista ha infatti collaborato con la sartoria di Emilie Louise Flöge, sua compagna nella vita.

In perfetta corrispondenza con il suo stile pittorico, le creazioni moda di Klimt rappresentavano un’interpretazione europea delle forme morbide dei capi dei popoli dell’Oriente: caratterizzati da un’eleganza raffinata, avevano linee sciolteche liberavano i movimenti del corpo e, alla razionalità dei tagli, si accompagnava e quasi si contrapponeva un ricco decorativismo.

I capi, disegnati da Klimt per sé e per la sua compagna e musa Emilie, nascevano come abiti d’artista, indipendenti dalle esigenze di mercato, ma ebbero una diffusione proprio grazie al lavoro che Emilie svolse insieme alle sorelle: basta digitare il nome della Flögenella stringa di un motore di ricerca per vedere apparire centinaia di splendide immagini d’epoca.

Il rapporto Klimt – moda non si è peraltro esaurito con la sua scomparsa avvenuta nel 1918: il celebre artista austriacoha continuato a influenzare la moda fino ad arrivare ai giorni nostri, tanto che molti stilisti contemporanei si sono ispirati e si ispirano alle sue opere immortali.

Tra i primi a rendergli omaggio vi fu Pierre Cardin: un editoriale con suoi capiin tributo al grande pittore apparvenell’edizione di settembre 1965 di Vogue UK, fotografato da Norman Parkinson.

John Galliano, il geniale enfant terrible della moda, ha invece reso il proprio omaggio a Klimt con la collezione primavera / estate 2008 disegnata per Dior.

Aquilano Rimondi, il brand creato da Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, si è invece ispirato a Klimt per le stampe della propria collezione primavera / estate 2011.

Anche la maison Alexander McQueen ha ceduto al fascino senza tempo del pittoreviennese: per la collezioneresort 2013,la designer Sarah Burton ha fatto incontrare lo stile Anni Settanta di David Bowie e i dipinti di Klimt.

L’Wren Scott, modella e stilista tragicamente scomparsa nel 2014, ha anch’essa dedicato la sua ultima collezione, quella per l’autunno / inverno 2013-14, a Klimt e in particolare alla sua passione per Adele Bloch-Bauer.

Maria Grazia Chiuri e PierPaolo Piccioli, quando erano insieme al timone di Valentino, hanno reso un tributo a Emilie Louise Flöge con la collezione autunno / inverno 2015-16.

L’esempio più recente è infine quello di Alberto Zambelli: per la collezione autunno / inverno 2016-17, lo stilista italiano si è ispirato a Maria Viktoria Altmann e, nel backstage della sua sfilata, mi ha raccontato come questa donna straordinaria, sopravvissuta all’Olocausto, abbia lungamente fronteggiato il governo austriaco per riuscire a recuperare l’iconico quadro di Gustav Klimt Ritratto di Adele Bloch-Bauer I,appartenuto a sua zia e confiscato dai nazisti a Vienna poco prima della Seconda Guerra Mondiale.

Adele Bloch-Bauer, colei che ha ispirato anche L’Wren Scott, era appunto lazia della Altmann e fu protettrice e musa di Klimt al quale commissionò diversi quadri prestandosi per due ritratti: il più importante e famoso fu eseguito nel 1907 e la figura di Adele si staglia in mezzo all’oro tipico del lavoro del grande pittore.

Dopo la guerra e dopo la fuga negli Stati Uniti per scampare all’Olocausto, la Altmann intraprese una lunga battaglia legale per riottenere i beni confiscati alla sua famiglia dai nazisti tra i quali il ritratto della zia: Alberto ha reso omaggio alle due donne attraverso i suoi capi.

A cento anni dalla morte, il grande artista austriaco non smette dunque di affascinare attraverso la sua arte, la sua vita e le persone che l’hanno attraversata: questa è la formula dell’immortalità ed ecco perché consiglio di vivere la Klimt Experience proposta dal MUDEC.

Emanuela Pirré

 

Il sito del MUDEC

 

Le foto della mostra provengono dal sito e dalla pagina Facebook del MUDEC.

Per le foto della collezione Alberto Zambelli FW 16-17 si ringrazia invece l’ufficio stampa dello stilista.

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Christian Dior, lo stilista del sogno, e i 70 anni del New Look

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Il 2017 è l’anno di Dior: mentre l’iconico e imperituro New Look ha compiuto 70 anni a febbraio, lo scorso 24 ottobre è stato invece il 60esimo anniversario della scomparsa di monsieur Christian Dior, creatore e fondatore dell’ormai leggendaria Maison.

Nato il 21 gennaio 1905 a Granville, città situata in Normandianel nord della Francia, ma poi cresciuto nel sud, vicino a Grasse, il couturier si spense prematuramente a Montecatini Terme il 24 ottobre 1957, a soli 52 anni e a causa di un infarto: il grande successo era arrivato per lui nel 1947, soltanto dieci anni prima, eppure quel decennio gli fu sufficiente per cambiare i codici della moda femminile dell’epoca e per lasciare un segno indelebile.

Christian Dior, figlio di un industriale, era però destinato a un’altra carriera, quella diplomatica.

Assecondando il desiderio dei propri genitori, frequentò infatti l’Écoledes Sciences Politiques: alla fine, lasciò però gli studi e, grazie all’aiuto del padre, nel 1928 riuscì ad aprire una piccola galleria d’arte che però dovette chiudere pochi anni dopo a causa del crollo dell’azienda di famiglia.

Dal 1937 al 1939, Dior lavorò con Robert Piguet, stilista e profumiere svizzero, finché non fu chiamato per il servizio militare: nel 1942, cominciò a lavorare nella casa di moda di Lucien Lelong presso la quale lui e Pierre Balmain diventarono i principali stilisti.

Nell’ottobre 1946,lo stilista aprì infine un suo atelier a Parigi con l’aiuto finanziario di Marcel Boussac, il re del cotone; da lì, un anno dopo, riuscì nell’impresa di rivoluzionare la moda degli Anni Quaranta introducendo un’idea di femminilità e uno stile completamente nuovi.

Il 12 febbraio 1947, il 42enne Christian Dior presentò la sua collezione Corolle nei saloni dell’atelier di Avenue Montaigne pieni, per l’occasione, di fiori: la collezione era fatta di abiti ricchi e romantici che ottennero una popolarità istantanea.

La donna presentata da Dior aveva spalle arrotondate rispetto a quelle imbottite precedentemente in uso; la gonna lunga a forma di corolla arrivava a venti centimetri dal suolo; il punto vita era stretto, ottenutotramite un leggero bustino, la guêpière; tessuti raffinati e costosi avevano sostituito il panno usato durante la Seconda Guerra Mondiale.

CarmelSnow, storica redattrice della rivista statunitense Harper’s Bazaar,parlò di Dior utilizzando il termine New Look, espressione in lingua inglese adottata per definire ciò che ella considerava il massimo della Haute Couture francese.

La celebre giornalista credeva nel talento di Dior che aveva notato fin dal 1937 con un modello disegnato per Robert Piguet e il New Look, la novità della quale lei annunciava la nascita, fu come una detonazione.

La Grande Guerra era finita da due anni e, con la sua collezione Corolle, Monsieur Dior voleva segnare una svolta lasciando al passato restrizioni e austerità: l’abbondanza di stoffa dei suoi modelli fu in effetti di non poco aiuto alla ripresa dell’industria tessile.

Il couturier intendeva restituire alle donne il gusto di piacersi e di piacere, gusto che era stato sacrificato dalla guerra.

«Volevo che gli abiti fossero modellati sulle curve del corpo femminile. Sottolineavo la vita e i fianchi, mettevo in evidenza il seno. Per dare più struttura ai miei modelli, feci foderare tutti i tessuti di percalle o taffetà, riprendendo una tradizione da tempo abbandonata.»

Così dichiarò Christian Dior.

Ma il suo spirito innovativo non si esaurì certo con la creazione della collezione Corolle: da allora, ogni anno, immise sul mercato nuove idee, creando una continua attesa.

Nel 1949 fu la volta di una linea a pannelli intercambiabili; nel 1950 la linea verticale portò le gonne a tubo; nel 1951 la linea diventò lunga con gonne strutturate per dare più slancio al busto; nel 1952 la linea divenne sinuosa con la vita sciolta e la gonna più corta; nel 1953 la linea tulipano valorizzò il seno; nel 1954 la linea a H uniformò invece il seno alla linea del corpo; nel 1955 la linea ad A portò gonne ampie e spalle strette; nel 1956 la linea a freccia assottigliò la figura; nel 1957, infine, apparve la linea a sacco.

Christian Dior fu anche tra i primi couturier ad associare in maniera sistematica accessori e vestiti: ai modelli affiancò infatti scarpe, borse, foulard, profumi e perfino lo smalto per le unghie.

Sempre nel 1947, per esempio, vide la luce Miss Dior, primo profumo della Maison: prendeva il nome da Catherine, la sorella del couturier.

Proprio per festeggiare i 70 anni – ormai 71 – dalla fondazione della maison e dal lancio del New Look, il prestigioso Muséedes Arts Décoratifs di Parigi ha inaugurato una mostra intitolata Christian Dior, couturier durêve ovvero lo stilista del sogno.

La retrospettiva – iniziata lo scorso 7 luglio e aperta fino al 7 gennaio 2018 – include non solo i capi, ma anche fotografie e documenti, da illustrazioni, schizzi e pubblicità fino a reportage di moda, oltre a un’ampia gamma di accessori, borse, scarpe, cappelli, gioielli e boccette di profumo.

I curatori Florence Müller e Olivier Gabet hanno progettato la mostra installando dipinti e oggetti d’arte che dialogano con sette decenni di creazioni Dior e hanno inserito nel percorso espositivo più di 300 capi: l’esposizione annovera così modelli disegnati non solo dal fondatore, ma anche dagli stilisti che si sono succeduti alla guida della maison dopo di lui.

Diorè infatti sopravvissuta alla scomparsa del suo fondatore e, oggi, è uno dei marchi globali di lusso dalla holding LVMH: dopo Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano e Raf Simons, vede attualmente una donna nel ruolo di direttore creativo.

Si tratta dell’italiana Maria Grazia Chiuri che, dal 1999 al 2016, ha lavorato per Valentino in coppia con Pierpaolo Piccioli: la Chiuri è la prima donna in una dinastia di soli uomini e c’è da scommettere che – come ha già dimostrato di poter fare – continuerà a tenere viva quell’attesa che Monsieur Dior fu capace di creare.

Emanuela Pirré

La mostra al Muséedes Arts Décoratifs

In foto: scenografie dell’esposizione Christian Dior, couturier durêve © Le arti decorative, Parigi  foto @LucBoegly – dalla pagina Facebook del Museo

Con Apritimoda! Milano scopre gli atelier

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Milano viene spesso definita città della moda e manifesta oggi un nuovo desiderio: aprire i luoghi segreti delle sue maison alla visita del pubblico.

Le case di moda sono una delle anime più importanti della creatività non ché dell’economia e lo sono non solo per il capoluogo meneghino, ma più in generale per tutto il nostro Paese; eppure, il cuore della loro attività è spesso sconosciuto ed èquasi sempre inaccessibile.

Ecco in quale ottica è nata l’iniziativa Apritimoda! – nome scritto proprio così, con il punto esclamativo, come a parafrasare la formula magicache in una nota fiaba serve ad aprire la caverna in cui è celato il tesoro.

Il progetto, realizzato con importanti sostegni quali il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, del Comune di Milano, di Camera Nazionale della Moda Italiana e di Altagamma, si inserisce nell’immagine che Milano ha costruito negli ultimi anni, quella di città affascinante balzata tra le primissime posizioni in Italia per attrattiva turistica, «the place to be», come l’hanno definita testate prestigiose quali il New York Timesoppure il China Daily.

La città ha ottenuto questi risultati aprendosi al mondo ed è proprio il concetto dell’apertura, che è innanzitutto nuovo approccio culturale, una delle ragioni del cosiddetto Rinascimento milanese.

Milano, città del design, ha conquistato il mondo con il Fuori Salone; Milano, città della musica, ha inventato PianoCity, centinaia di pianoforti a suonare ovunque; Milano, città dell’editoria, ha inventato BookCity, attraendo lettori in tutti i luoghi della cultura; Milano, capitale Expo nel 2015, ha lanciato per prima il format del FuoriExpo; Milano, città della moda, apre oggile porte dei suoi atelier.

L’apertura di tali atelier non è – comed’abitudine – quella destinata a esperti, tecnici, buyer e giornalisti, bensì a tutti coloro che, dotati di una dose di sana curiosità, vogliano conoscere più da vicino la moda e i suoi ingranaggi.

Aprire le porte delle maison e dei loro spazi privati – svelandoluoghi all’interno dei quali nasce il processo creativo – significa offrire ai visitatori un’occasione straordinaria per toccare con mano la bellezza e l’unicità di tali luoghi; significa avviare un dialogo diretto tra chi crea la moda e chi vive la città, tra chi crea la moda e chi la studia.

Conoscere vuol dire apprezzare e amare, coinvolgere significa rendere tutti orgogliosi dell’eccellenza del Made in Italy: ecco perché Apritimoda!è importante.

In occasione della conferenza stampa di presentazione, Ivan Scalfarotto, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, ha ben spiegato l’intento del progetto.

«Troppo spesso pensiamo al sistema della moda come al mondo dell’effimero: iniziative come Apritimoda! permettono al pubblico di vedere che ‘dietro le quinte’ esistono persone,organizzazioni, risorse, processi creativi che poi si concretizzano in ‘produzioni’ che, oltre a far sognare, generano sviluppo e lavoro. E quando la conoscenza arriva alle persone gli stereotipi, per fortuna, svaniscono.»

Sabato 21 e domenica 22 ottobre, ogni maison ha organizzato visite su misura per raccontarsi, per svelare il proprio modo di intendere la moda e il proprio lifestyle. Le modalità delle visite e gli ambienti hanno dunque esplicitato l’idea che ogni stilista o brandvuole dare di sé.

Le maison e le istituzioni coinvolte sono state ben quattordici: in rigoroso ordine alfabetico, elenco Agnona, Alberta Ferretti, Antonio Marras, Curiel, Ermenegildo Zegna, Etro, Fondazione Gianfranco Ferré, Gianni Versace, Giorgio Armani, Laboratori della Scala, Missoni, Moncler, Prada e Trussardi.

Le visite sono state tutte gratuite e la risposta non è mancata: quasi 15 mila persone hanno varcato la soglia delle quattordici realtà coinvoltein questa prima edizione, realizzando il sogno alla base di Apritimoda!, ovvero quello che la moda e la città potessero prendersi per mano.

Milano è riuscita ad aggiungere un nuovo tassello alla sua immagine di città che vuole realmente aprirsi al mondo e ha dato il via a una nuova dimensione della comunicazione della moda, attraverso un format che ha già in programma successive edizioni non solo nel capoluogo lombardo.

Brindiamo, allora, a quella che si spera possa essere una lunga amicizia libera da pregiudizi e stereotipi.

Emanuela Pirré

 

Le foto provengono dalla pagina Facebook di Camera Nazionale della Moda Italiana

Post Diploma Treinnale Fashion Styling & Communication

in Interviste by

Elena Pallavera
Post Diploma Treinnale Fashion Styling & Communication
Sto attualmente frequentando il terzo anno in Fashion Styling & Communication. Ad oggi non
posso che giudicare la mia esperienza in Accademia del Lusso interessante e stimolante sotto
tutti i punti di vista. Accademia per me non è stata solo un luogo di formazione, ma un ambiente
in cui potersi confrontare e rapportare con realtà e persone diverse.
Parte integrante del mio percorso è stata sicuramente la presenza di un corpo docenti
estremamente competente e disponibile. Tutti gli insegnanti, oltre ad insegnare, mettono la loro
esperienza lavorativa a disposizione degli studenti, arricchendo così le lezioni con consigli utili per
il futuro.
Ogni docente è diverso, ognuno ha un’esperienza e un bagaglio personale differente. Sicuramente
i docenti che mi hanno colpito maggiormente sono stati quelli che, nonostante tutto, mi hanno
trasmesso la loro passione e il loro amore per il mondo della moda, non sempre facile da
comprendere.
Avendo frequentato il corso triennale di Fashion Styling and Communication ho acquisito
competenze che spaziano dall’ideazione all’organizzazione di un servizio fotografico, alla
stesura di testi e comunicati stampa.
Appena entrata in Accademia non avevo ben chiaro cosa volessi fare; non conoscevo le mie
effettive capacità o le professioni che girano attorno al mondo della moda. Durante il percorso
formativo ho imparato però ad acquisire competenze che mi hanno permesso di conoscere le mie
potenzialità, i miei punti di forza e di debolezza, così che fossi poi pronta ad affrontare al meglio il
mondo del lavoro.
Durante il mio percorso ho infatti avuto la grandissima opportunità di iniziare uno strage presso
l’agenzia MM Company come supporto nella realizzazione dei contenuti per un nuovo sito. È stata
un’esperienza che mi ha dato la possibilità di mettermi in contatto sin da subito con le dinamiche della
professione e che mi ha regalato moltissime soddisfazioni.
un’altro degli aspetti che più mi hanno colpito di Accademia del Lusso è senz’altro il clima che si vive a
scuola; amichevole e cordiale ma allo stesso tempo professionale.
In Accademia tutti, dai dipendenti in ufficio ai direttori, sono sempre disponibili verso gli studenti.
Per qualunque problema c’è sempre una persona pronta ad aiutarti al meglio delle sue possibilità.
Si respira un’aria di casa in un ambiente comunque diligente.
Grazie ad Accademia ho potuto assistere a diverse sfilate, presentazioni ed eventi esclusivi durante la
Milano Fashion Week. Ho anche avuto la possibilità di imparare a conoscere da vicino come lavora il mondo
della moda dietro le quinte, partecipando a casting, fitting e backstage di numerosi fashion show.
Ringrazio tutte le persone che ho incontrato nel mio percorso che hanno contribuito in tutti i sensi a
rendere speciale la mia esperienza e mi hanno aiutato a trovare la mia strada.

In mostra a Torino gioielli e ornamenti di Gianfranco Ferré

in Eventi/Lifestyle by

«Credo che il gioiello sia l’elemento più immediato per esprimere un desiderio di bellezza innato, senza tempo, antico quanto la storia dell’umanità, radicato nella nostra sensibilità perché capace di tradurre in realtà emozioni e sensazioni. Il gioiello ha avuto in passato straordinarie valenze rappresentative, come simbolo di ricchezza, potere, prestigio, autorità. Ora è soprattutto manifestazione di personalità. È un mezzo per la rappresentazione di sé. Come l’abito e forse più dell’abito.»

Queste parole – forti e importanti – sono di Gianfranco Ferré, anzi, del Maestro Gianfranco Ferré.

Nato a Legnano nel 1944 e spentosi prematuramente nel 2007, Ferré ha attraversato la moda lasciando un segno indelebile.

Dopo la Laurea in Architettura conseguita al Politecnico di Milano, lo stilista ottenne un primissimo successo come creatore di bijou e accessori.

Nel 1978, nacque il suo Prêt-à-Porter femminileseguito, nel 1982, dal lancio dell’abbigliamento maschile: si aggiunsepoi l’esperienza dell’Alta Moda, tra il 1986 e il 1989, con la presentazione delle collezioni a Roma.

A seguire, il Maestro ricevetteun prestigioso incarico presso la maison Christian Dior: Gianfranco Ferré diventòinfatti Direttore Creativo per le linee femminili dal 1989 al 1996.

Nonostante gli innumerevoli successi e le geniali creazioni come stilista di abiti, Ferré non dimenticò mai l’ornamento che per lui ha costantemente rappresentato una passione legata in modo inscindibile alle collezioni moda: all’ornamento, il Maestro ha sempre riservato un approccio appassionato e spesso innovativo, con un’attenzione mai inferiore rispetto a quella riservata all’abito.

Ecco perché Torino dedica a questo aspetto una mostra importantissima che si intitola Gianfranco Ferré – Sotto un’altra Luce: Gioielli e Ornamenti.

La mostra è allestita nella Sala del Senato di Palazzo Madama ed è stata inaugurata lo scorso 12 ottobre per proseguire fino al 19 febbraio 2018: organizzata e prodotta da Fondazione Gianfranco Ferré e Fondazione Torino Musei con la curatela diFrancesca Alfano Miglietti, teorica e critica d’arte, l’esposizione presenta in anteprima mondiale 200 oggetti-gioiello che ripercorrono per intero la vicenda creativa del celeberrimo e amatissimo stilista italiano.

Gli oggetti in mostra, realizzati per sfilate dal 1980 al 2007, sono raccontati come complemento dell’abito e suo accessorio, ma vengono anche esposti insieme ad alcuni capi in cui è proprio la materia-gioiello a inventare e costruire l’abito, diventandone sostanza e anima.

Anche in questo caso, l’attenzione di Gianfranco Ferré ai materiali si rivela determinante in quanto parte essenziale della sua ricerca.

Oltre alla mostra, è interessante anche il progetto espositivo che è stato realizzato dall’architetto Franco Raggi.

Detto progetto gioca sul contrasto esistente tra la Sala del Senato di Palazzo Madama, ambiente di vertiginosa altezza e di immenso pregio architettonico, e le strutture minimaliste ed essenziali in ferro e vetro create con il preciso intento di andare a mettere in risalto la fantasiosa bellezza dei gioielli disegnati dal Maestro Ferré.

Gianfranco Ferré, bracciale PE 1993 Contenuti all’interno di gabbie e non delle classiche vetrine, i gioielli sembrano così librarsi in volo, staccandosi dalla penombra e regalando una forte emozione.

Per invitare tutti a visitare la mostra vivendo l’emozionesulla propria pelle, prendo in prestito ancora una volta le parole del Maestro.

«Nel gioiello, un mondo. O meglio il mondo. Da sempre oggetto di incommensurabile valenza simbolica, per me il gioiello concretizza un’infinità di riferimenti, di rimandi, di sguardi alle realtà più disparate, tanto reali quanto oniriche da cui traggo ispirazione.

In ciò non sento la minima differenza tra ‘sognare’ un abito o un gioiello. Perché è del tutto simile l’impulso a ritrovare stimoli e suggestioni in un orizzonte infinitamente eterogeneo, privo di confini temporali non meno che spaziali.»

Un orizzonte infinitamente eterogeneo – così scriveva Ferré.

Esiste forse un modo più bello per riferirsi all’immenso patrimonio di possibilità che si apre davanti a noi se solo abbracciamo fantasia e creatività, evitando di chiuderci in confini di qualsiasi genere?

Ecco in cosa risiede il genio nonché la straordinaria attualità del Maestro Gianfranco Ferré e della sua lezione.

Emanuela Pirré

 

Gianfranco Ferré – Sotto un’altra Luce: Gioielli e Ornamenti

Sede: Palazzo Madama, Piazza Castello, Torino

Date: dal 12 ottobre 2017 al 19 febbraio 2018

Orari:da lunedì a domenica 10 – 18 / martedì chiuso

Prezzi dei Biglietti Museo/Mostra: intero € 12,00 / ridotto € 10,00

 

Il sito della Fondazione Gianfranco Ferré: http://www.fondazionegianfrancoferre.com/home/intro.php

Il sito di Palazzo Madama: http://www.palazzomadamatorino.it/it

 

Si ringrazia la Fondazione Gianfranco Ferré per le foto

Post Diploma Fashion Design 2017_18

in Interviste by

NOME: CHIARA

COGNOME: ERRICA

CORSO: Post Diploma Fashion Design 2017_18

Il mio percorso di studi in Accademia del Lusso ha costituto una vera a propria crescita, sia dal punto di vista personale e caratteriale, sia, e soprattutto, nel contesto creativo.  Gli anni trascorsi qui sono stati impegnativi ma sempre molto stimolanti e mi hanno permesso sin da subito di poter raccogliere i primi piccoli frutti del mio lavoro e della mia dedizione.

Il corpo docenti si è confermato molto preparato. Mi sono sempre sentita molto fortunata ad avere professori come quelli che incontrato durante il mio percorso, tutti affermati professionisti del settore; quello che ho sempre apprezzato di loro sono la costante passione ed interesse per noi studenti, l’amore nel trasmettere il loro sapere e, soprattutto, il cercare di comprendere le esigenze e la  visione creativa della classe riuscendo a sviluppare un percorso personale diverso con ognuno di noi “futuri professionisti”.

Barbara Sordi è sicuramente la docente che più mi ha colpito per la sua ecletticità, la sua capacità di spaziare in campi diversi in modo dettagliato, per il rapporto umano e al contempo professionale che riesce ad instaurare con i suoi alunni, per la sua dedizione al lavoro e perché non trascura di gratificare chi si impegna.

Durante il mio percorso nel Post Diploma Fashion Design in Accademia ho appreso l’importanza dei vari passaggi di un progetto creativo e della costante ricerca necessari per produrre un lavoro artistico di livello. Ho imparato ed apprezzato soprattutto a costruire un mio pensiero e un mio metodo di ricerca che concentrato prevalentemente nell’ambito sociale attuale.

Il mio percorso di studi in Accademia e le esperienze lavorative che ne sono derivate sono state fondamentali per capire molto di me stessa e i valori che fanno parte della mia personalità.

In Accademia mi sono sempre sentita a casa. Il corpo docenti e lo staff didattico sono sempre molto disponibili e disposti ad avere un vero scambio o a dare un consiglio. A differenza di altre realtà in cui è  facile rischiare di sentirsi soltanto un numero in Accademia non mi sono mai sentita messa in disparte e ho sempre avuto modo di dare voce ai miei pensieri e alle mie idee.

Sin dai primi mesi sono stata coinvolta durante le Milano Fashion Week in numerosi backstage delle sfilate. Ho avuto poi l’opportunità di mettere a frutto le mie esperienze e di cominciare a lavorare ufficialmente come assistente per una Fashion Editor e per una Stylist e di scattare e fare ricerca per gli editoriali di rinomate riviste, in particolar modo per Vogue, l’Officiel, D larepubblica e Marie Claire.

Se dovessi pensare ora ai ricordi che conservo più gelosamente legati al percorso in Accademia  vengo assalita da una forte nostalgia. Tutto ciò che è legato alla scuola mi ha dato le basi per potermi realizzare professionalmente e la possibilità di toccare da vicino e vivere il mondo della moda che, prima di iniziare, mi sembrava solamente un sogno.

 

 

 

Post diploma Fashion Design

in Interviste by

Cecilia Morales

Post diploma Fashion Design

A.A. 2017_18

 

L’esperienza intrapresa presso Accademia del Lusso la definirei come un sogno che sta prendendo forma quotidianamente.

I primi pezzi del mosaico sono costituiti senza dubbio dai docenti che ho incontrato durante la mia esperienza e che hanno contribuito a trasformare una naturale passione in concrete capacità professionali. Li considero come le colonne portanti di Accademia che con le loro capacità sanno trasferire conoscenze e passioni.

Ogni docente ha un’importanza unica all’interno. Pur apprezzando la professionalità di tutti posso dire che i docenti che più di altri hanno lasciato un segno indelebile sono stati Manuel Barbieri, docente di Personal Branding, Simona Serra, docente di Maglieria e Barbara Sordi, docente di Prodotto Moda e Direttrice Didattica di Accademia del Lusso.

La mia grande passione per la moda mi è stata tramandata da mia madre. Crescendo ho capito che lei aveva intuito forse prima di me il talento da coltivare. Arrivando in Accademia del Lusso ho portato con me solo l’entusiasmo e lo staff è riuscito in questi anni a sorprendermi e stimolare la mia creatività, grazie ad un’alta qualità dell’insegnamento e alla disponibilità delle persone che ci lavorano.

Ho imparato a sviluppare la mia creatività, professionalità e ad avere amore per la cura dei dettagli; tutto ciò, unito alla condivisione dell’esperienza dei docenti, ha migliorato le mie competenze e mi ha insegnato a spenderle nel mondo del lavoro.

Quando ho varcato la soglia di Accademia per la prima volta ero in preda a tante paure ed incertezze. Queste si sono però subito dissolte grazie alla professionalità e alla gentilezza dello staff che accoglie tutti gli studenti, dando a ciascuno la propria importanza. Essi trasmettono professionalità e passione per il proprio lavoro, sempre pronti ad incoraggiare e correggere, tra sorrisi e affabilità. Dopo due anni di duro lavoro, perché no, posso affermare che i loro metodi di insegnamento ed il valore aggiunto, quello umano, stanno contribuendo a formare tutti noi sotto il profilo professionale ma anche dal punto di vista personale.
Accademia del Lusso ha un principio di base che la rende “wow” (!) ossia fornisce opportunità. Durante il percorso di studi, ho avuto il piacere di mostrare le mie creazioni durante due eventi, ovvero le sfilate di fine Anno Accademico Now Generations_2016 e You|nique_2017.

Prendo molto sul serio ciò che faccio, tra impegno, fatica, passione e prerogative per raggiungere un’eccellente risultato. E sono fiera di ammettere che i risultati ci sono stati, ed anche molto soddisfacenti. Ogni voto e commento dei professori mi ha sempre dato una forte sensazione. L’apice è stato raggiunto sul palco dove il mio impegno (ed il loro) è stato premiato dall’approvazione altrui: è stata fantastica l’adrenalina che ho provato sfilando con le mie creazioni, una soddisfazione molto personale ma anche legata alla famiglia. È una sensazione che ti fa stare bene e ti rende fiero e appagato di tutta la fatica spesa. Ed è altrettanto bella la sensazione del giorno dopo quando ti trovi sola con te stessa, sorridi e pensi: “è accaduto davvero”!

 

Studente Post diploma Fashion Design Terzo anno

Master Fashion Communication Management

in Interviste by
Master in Fashion Communication Management

NOME: Grace

COGNOME: Venanzetti

CORSO: Master Fashion Communication Management 2016_17

Definirei la mia esperienza in Accademia del Lusso semplicemente bellissima. Forse è un aggettivo banale, ma è davvero così.  Questo percorso mi ha insegnato tanto e ha cambiato tutto di me. E’ stata la ragione per cui mi sono trasferita a Milano, il sogno che custodivo da anni e che finalmente si è avverato.

In Accademia ho frequentato il Master in Fashion Communication Management. Posso dire in tuttà tranquillità che il livello dei docenti è molto alto. Sono tutti professionisti disponibili e dalla forte personalità. Ognuno ha il suo stile di insegnamento, ma tutti sono risultati per noi studenti importanti ed efficaci.

Chloé Payer, fra tutti, è stata la professoressa che mi è rimasta maggiormente impressa. Lei mi ha aiutato a credere in me stessa, mi ha insegnato tantissimo, sia a livello scolastico sia a livello personale. E’ stato molto piacevole lavorare anche con Sarah Tarves, lei ha sempre ascoltato e accolto le nostre idee e opinioni, guidandoci ma avendo sempre il massimo rispetto per i nostri pareri. Anche Marco Magalini è da annoverare tra i docenti che mi hanno colpito maggiormente. Lo sento molto vicino a me ed è per me una grande fonte di ispirazione, è molto giovane eppure è riuscito ad ottenere così tanto dal punto di vista professionale. Senza contare che il suo modo di insegnare è stato per me uno dei migliori. E poi, ovviamente, Alberto Mantegna, il mio tutor di tesi, che stimo moltissimo.

Dal momento che provengo da un settore completamente diverso, avendo studiato Psicologia, tutto è stato nuovo per me e dunque tutto è stato oggetto di apprendimento.  Il corso mi ha permesso di entrare in profondità nei concetti che allora conoscevo solo vagamente. Inoltre ho decisamente migliorato le mie competenze informatiche, che, devo ammettere, erano quasi inesistenti. Aggiungo anche che, prima della mia esperienza in Accademia, non ero abituata a lavorare in gruppo, anzi, preferivo lavorare individualmente. In Accademia ho imparato invece a lavorare in team, in vista del futuro lavorativo che prevede quasi sempre il lavoro di squadra.

L’anno di master trascorso in Accademia mi ha dato molta più fiducia in me stessa, e non è una cosa da poco. Mi ha dato fiducia in me e in tutto quello  che stavo facendo; anzi mi ha addirittura fatto sentire brava e appagata dal punto di vista professionale.

In  Accademia del Lusso manca solo un bel caminetto per l’inverno e poi si può dire che è come casa. L’aria che si respira è quella di una famiglia, di persone sempre disposte a chiarire i tuoi dubbi, a venirti incontro, ad aiutarti a realizzare i tuoi progetti e sogni. Di solito nell’immaginario comune ci si aspetta che una scuola di moda sia colma di persone piene di sé, che si prendono troppo sul serio, che non socializzano, che credono che il loro modo di vestire sia l’unico giusto. In Accademia del Lusso questo non succede: sei libero di essere chi vuoi, di vestirti come vuoi, di diventare quello che vuoi. Certo, ci sono le eccezioni, non sono tutti così aperti e disponibili, ma sono, appunto, eccezioni. Non è la norma, fortunatamente. Un giorno un mio amico che studia lì si è presentato con dei pantaloni del pigiama… Ci siamo fatti una risata e basta! Nessuno sguardo strano, nessuna chiacchiera di corridoio al riguardo. Lui era se stesso, e a noi tutti piaceva così.

Durante il mio percorso di studi ho potuto lavorare come vestiarista per conto di Sunnei e ho lavorato ai casting per le sfilate insieme ad altri miei compagni. Senza contare tutti gli eventi a cui abbiamo potuto partecipare durante la Milano Design Week, la fashion week donna e uomo, le visite all’Armani Silos, alla mostra di Antonio Marras e ai negozi di Louis Vuitton e Coach in Via Montenapoleone, dove i dipendenti ci hanno fornito una panoramica dei brand in questione, oltre ad arricchirci della loro esperienza personale e dei loro preziosi consigli per il nostro futuro. Ah, e naturalmente, le sfilate!

Sono davvero tanti i ricordi che conservo. È stato un anno che purtroppo sarà irripetibile. Indubbiamente tra i giorni più emozionanti vi è il primo e anche l’ultimo, quello della discussione della tesi. La mia classe, i miei amici, le risate, la paura degli esami e della presentazione dei progetti, gli shooting. Tutto è stato indimenticabile e tutto rimarrà sempre nel mio cuore.

Ultimo, ma non in ordine di importanza, la formazione in Accademia mi ha permesso di entrare a far parte del mondo del lavoro immediatamente concluso il mio percorso di studi.

Da quattro mesi sono Press Office Review Intern presso Dolce & Gabbana.

Post diploma Fashion Design Terzo anno

in Interviste by

Sonia Ciamprone

Post diploma Fashion Design Terzo anno

A.A. 2017_18

 

Definirei la mia esperienza in Accademia del Lusso fantastica poichè mi concede di vivere quotidianamente in un ambiente ricco di umanità, professionalità e arte nella moda.

Il corpo docenti è composto da persone molto competenti, professionisti che dedicano il loro tempo ad insegnare, con amore e rigore, una disciplina difficile da trasmettere.

La docente che mi ha colpito maggiormente è stata sin dal primo momento la docente di fashion design, nonché Direttrice Didattica di Accademia del Lusso,  Barbara Sordi, una donna speciale, che si occupa di ogni suo studente con cura e dedizione. Grazie al suo atteggiamento positivo e alla sua profonda conoscenza nell’ambito moda riesce a trasmettere la passione necessaria per ogni nuovo progetto da ideare.

Il corso Post Diploma in Fashion Design mi ha fornito le necessarie competenze sia teoriche, legate alla  conoscenza dei materiali e del processo produttivo del settore moda, sia pratiche, legate alla conoscenza della  modellistica e della confezione dei capi di abbigliamento.

Il percorso in Accademia del Lusso ha contribuito a sviluppare non solo le mie competenze professionali ma anche quelle personali dandomi la possibilità di imparare a relazionarmi con persone di diverse culture nel mondo.

L’ambiente che si vive in Accademia è un ambiente tanto professionale quanto familiare nel quale ampliare la rete dei contatti personali e di lavoro.

Accademia del Lusso mi ha permesso di partecipare a molti eventi e occasioni di pratica sul campo (come ad esempio il gratificante supporto backstage durante Milano Fashion Week). Personalmente ho attribuito tuttavia  maggiore valore alle sfilate di fine anno organizzate dalla scuola, e che vedono la partecipazione attiva si tutti gli studenti selezionati, e al contest ComON che ha dato visibilità internazionale alla mia creazione esponendola durante la prestigiosa  fiera tessile Premiere Vision a Parigi.

Non esiste un singolo ricordo che custodisco maggiormente della mia esperienza in Accademia del Lusso: ogni singolo giorno passato a scuola mi permette di vivere emozioni e creare sempre qualcosa di nuovo e stimolante.

 

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