Italian Lifestyle

WORKWEEK ACCADEMIA DEL LUSSO MILANO GENNAIO 2018

in Eventi/News ADL by

Gli studenti iscritti nell’anno 2018 ai Master Communication, Collection e Brand Management hanno partecipato alla loro prima work week presso l’Accademia del Lusso dal 15 al 19 gennaio 2018 realizzando un progetto di Retail Merchandising sponsorizzato dal leader mondiale della bellezza, divisione Luxury cosmetica e profumo.
Fondato nel 1935 il marchio incarna l’essenza della bellezza e della felicità. È presente in circa 130 paesi, con 20.000 consulenti di bellezza e punti vendita.

L’Accademia del Lusso propone più volte all’anno delle simulazioni reali di lavoro con aziende importanti del settore moda e lusso.
Agli studenti di Accademia del Lusso è stato chiesto di realizzare uno studio di progettazione e comunicazione per un Eau de Parfum incarnato splendidamente da Julia Roberts.

L’obiettivo della work week puntava ad esprimere visualmente la brand essence del marchio e delle altre fragranze su uno scaffale all’interno di un mercato altamente competitivo e affollato.
Nello specifico si trattava di scegliere un punto di vendita e progettare una strategia di comunicazione per attirare l’attenzione dei consumatori sul profumo e creare un layout scaffale a 6 ripiani.

Gli studenti, divisi in 4 gruppi e seguiti dalla docente Chloé Payer, hanno realizzato un progetto e strategia di comunicazione O2O Offline/Online per i seguentitarget:
1. Silver shoppers
2. New discount seekers
3. Instagram shoppers
4. Test drivers

L’attività da svolgere era la seguente:
1. Analizzare la comunicazione e comprendere i codici di comunicazione del marchio
2. Analizzare il mercato e i competitori
3. Analizzare il target e il relativo comportamento di riferimento
4. Visitare i principali punti di vendita, fare un’analisi merchandising e realizzare una user experience
5. Scegliere il punto di vendita più adatto ad ogni target
6. Identificare un’idea creativa di story telling per attirare l’attenzione del consumatore e comunicare la brand identity del marchio e delle sue fragranze
7. Preparare una presentazione con strategia, creatività e simulazione scaffale
8. Fare un moke up dello scaffale (6 ripiani) con tutta gamma e prodotti cosmetici
9. Fare un budget

I quattro progetti sono stati presentati il 19 gennaio 2018 in Aula Magna davanti alla responsabile Retail design e merchandising del gruppo leader mondiale della bellezza, la PR di Accademia del Lusso e due docenti di Luxury Marketing e Editing.
La presentazione, il lavoro di gruppo, la comprensione degli obiettivi richiesti e l’attitudine al public speaking fanno parte integrante del progetto, quanto l’analisi, la creatività e la proposta di comunicazione e strategia.

La moda si mette in mostra, letteralmente: appuntamenti per il 2018

in Eventi by

La moda ha molteplici piani di lettura.

C’è il piano puramente estetico e di impatto visivo; c’è quello fatto di suggestioni, sogni, proiezioni, emozioni.

C’è l’aspetto della progettazione che si accompagna a sacrifici, notti insonni, esperimenti.

C’è il piano comunicativo poiché la moda è a tutti gli effetti un linguaggio e racconta gli umori e i cambiamenti della società in cui viviamo, influenzandola e venendone a sua volta influenzata; è – da questo punto di vista – un mezzo straordinariamente potente, un fenomenale specchio dei tempi, un contenitore ricco di storie tutte da scoprire per poter capire chi siamo stati ieri echi siamooggi. E per poter immaginare scenari futuri.

Le mostre che raccontano la storia e le storie della moda si moltiplicano, in Italia e all’estero; non solo, sempre più spesso, sono i grandi musei a mettere a disposizione iloro spazi.

Il 2018 è un anno particolarmente ricco da questo punto di vista ed ecco dunque una selezione di appuntamenti presentati in ordine rigorosamente cronologicoproprio per consentire a chi lo desideri di creare una sorta di agenda.

Partiamo dalla Reggia di Venaria di Torino: fino al 4 febbraio, è possibile visitare l’esposizione Peter Lindbergh – A Different Vision on Fashion Photography.Attraverso 220 realizzazioni, l’evento ripercorre la carriera di colui che viene considerato uno dei più importanti fotografi di moda viventi e che ha saputo immortalare i volti più influenti.

Info: http://www.lavenaria.it/it/mostre/peter-lindbergh

Fino al 14 febbraio, le Gallerie degli Uffizi presentano Capucci Dionisiaco – Disegni per il teatro:la mostra è allestita nelle sale dell’Andito degli Angiolini con72 opere su carta di grande formato che rivelano un Roberto Capucci inedito rispetto al suo primato di couturier. Lo stilista ha voluto infatti esporre una serie di disegni con un inaspettato e sorprendente repertorio di costumi maschili per il teatro, creati sin dagli anni Novanta nel più assoluto riserbo.

Info: http://www.pittimmagine.com/corporate/fairs/uomo/events/2018/capuccidionisiaco.html

Balenciaga –ShapingFashion omaggia il couturier spagnolo Cristóbal Balenciaga: allestita al Victoria & Albert Museum di Londra fino al 18 febbraio, la retrospettiva celebraun secolo della maison (la prima boutique fu inaugurata a San Sebastián nel 1919) attraverso oltre 100 creazioni che raccontano la rivoluzione che Balenciagaha condotto durante tutta la sua carriera fino alle proposte contemporanee degli ultimi direttori creativi.

Info: https://www.vam.ac.uk/exhibitions/balenciaga-shaping-fashion

A Torino, la Sala del Senato di Palazzo Madama ospita fino al 19 febbraio una mostra dedicata al grande maestro Ferré. Intitolata Gianfranco Ferré – Sotto un’altra luce, Gioielli e Ornamenti, la retrospettiva presenta in anteprima mondiale 200 oggetti-gioiello realizzati per le sfilate dal 1980 al 2007, anno della scomparsa dello stilista.

Ne ho parlato proprio per ADL Mag in un precedente articolo: http://www.adlmag.it/2017/10/27/mostra-torino-gioielli-gianfranco-ferre/

Fino al 28 febbraio, nelle sale della casa/museo Palazzo Tozzoni, dimora settecentesca nel centro storico di Imola, gli Archivi di Ricerca Mazzini espongono una selezione delle loro collezioni di abiti: Ricerche di Stile è un racconto sulle mille declinazioni di cui si è sempre nutrito il mondo della creatività in generale e quello della moda in particolare.

Info: http://www.mostrefondazioneimola.it/ricerche-stile-gli-archivi-mazzini-palazzo-tozzoni-2/

Fino al 17 marzo per la sezione documentaria (e fino all’11 febbraio per quella moda), l’Archivio di Stato di Milano presso il Palazzo del Senato ospita la mostra Rosa Genoni, una donna alla conquista del ‘900 per la moda, l’insegnamento, la pace, l’emancipazione. Sono esposti bozzetti, abiti, documenti inediti, giornali, libri, lettere, fotografie e memorabilia d’epoca: la sezione moda ospita inoltre importanti tributi dedicati alla grande pioniera del Made in Italy da alcuni brand e maison.

Info: http://www.archiviodistatomilano.beniculturali.it/it/21/news/468/rosa-genoni-una-donna-alla-conquista-del-900

Presso la Galleria dell’Accademia di Firenze, fino al 18 marzo, è in programma la mostra Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento – lana, seta, pittura. L’esposizione mostra l’importanza dell’arte tessile a Firenze nel Trecento, dal punto di vista economico, nel campo della produzione artistica e nei costumi della società del tempo.

Info: http://www.galleriaaccademiafirenze.beniculturali.it/tessuto-ricchezza-firenze-trecento/mostra/

Fino al 25 marzo, il Palazzo della Triennale di Milano ospita la mostra Rick Owens – Subhuman, Inhuman, Superhuman. Lo stilista stesso ha curato una selezione di abiti, accessori, arredi, opere grafiche e pubblicazioni scelti tra quelli che ha realizzato in oltre vent’anni di carriera: il fulcro è un’installazione scultorea che percorre l’intero spazio espositivo e che assume la forma di una gigantesca struttura materica, divenendo metafora dell’eterno e primordiale impulso creativo che porta avanti l’umanità, nel bene e nel male.

Info: http://www.triennale.org/mostra/rick-owens-subhuman-inhuman-superhuman/

A partire dal 30 gennaio e fino al 13 aprile, Berlino ospiterà Gianni Versace Retrospective, un’esposizione dedicata al celebre stilista italiano. Organizzata al Kronprinzenpalais, la mostra presenterà pezzi unici disegnati da Versace per diverse star come Prince, Madonna, Elton John, George Michael, Anna Wintour nonché per top model come Claudia Schiffer, Naomi Campell, Linda Evangelista.

Info: http://retrospective-gianniversace.com/en/gianni-versace-retrospective-2/

In Belgio e precisamente al Museo della Moda di Anversa, fino al 15 aprile, la mostra Olivier Theyskens – Shewalks in Beauty è un viaggio attraverso la ventennale evoluzione creativa del designer belga che, prima di fondare il proprio marchio, è stato direttore artistico delle case di moda francesi Rochase Nina Ricci.

Info: https://www.momu.be/en/tentoonstelling/theyskens-she-walks-in-beauty.html

Il mondo in un perla – La collezione di perle del Museo del Vetro 1820-1890 è la mostra in programma a Murano, presso il Museo del Vetro, fino al 15 aprile: straordinari concentrati di tecnica e inventiva, piccoli e preziosi manufatti di rara bellezza nelle loro molteplici tipologie, le perle venezianeaccompagnano la storia vetraria rappresentando anche oggi una produzione viva e importante, per la moda e per molti ambiti decorativi.

Info: http://museovetro.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/il-mondo-in-una-perla/2017/03/17164/collezione-perle/

Fino al 2 maggio, il Museo Salvatore Ferragamo di Firenze ospita la mostra 1927 Il ritorno in Italia,un’esposizione che analizza la cultura visiva degli Anni Venti partendo dalla celebrazione del 90esimo anniversario del ritorno nella Penisola dagli Stati Uniti di Salvatore Ferragamo.

Info: https://www.ferragamo.com/museo/it/ita/mostre

Fino al 6 maggio, è possibile visitare la prima retrospettiva dedicata a JilSander, allestita al Museum Angewandte Kunst di Francoforte. Intitolata JilSander – Present Tense,la rassegna è dedicata allo stile e alla filosofia della designer tedesca attraverso installazioni multimediali, fotografie, abiti e oggetti.

Info: http://www.museumangewandtekunst.de/en/museum/exhibitions/jil-sander-present-tense.html

Milano celebra la moda italiana nelle sale di Palazzo Reale: dal 22 febbraio fino al 6 maggio, il museo di Piazza Duomo ospita la mostra Italiana – L’Italia vista dalla moda 1971-2001promossa dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.Il piano nobile dell’edificio ospiterà 120 abiti, una selezione di oggetti di design e arte, materiale fotografico ed editoriale, tutto legato a un trentennio fondamentale per la moda italiana. L’esposizione aprirà in concomitanza con la Milano Fashion Week.

Info: http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale/mostre/inCorso/ITALIANA

Dall’11 febbraio al 27 maggio,il Museo del Tessuto di Prato ospita Marie Antoinette – I costumi di una regina da Oscar,grande mostra dedicata ai costumi del film di Sophia Coppola.I costumi – ritenuti dalla critica frutto della migliore reinterpretazione cinematografica mai realizzata dell’abbigliamento del XVIII secolo – sono straordinaria opera della costumista di fama mondiale Milena Canonero che nel 2007 ha ricevuto per questa produzione il Premio Oscar.

Info: http://www.museodeltessuto.it/maria-antonietta-costumi-regina-oscar/

Al civico 18 di rue de la Verrerie a Parigi, è possibile visitare la mostra Je suis couturier che comprende una selezione di 35 pezzi iconici diAzzedineAlaia, lo stilista scomparso lo scorso 18 novembre. Alaia visse e lavorò a questo indirizzo e desiderava che diventasse la sede della sua fondazione, il luogo in cui il suo lavoro e quello di molti altri talenti incontrati durante la sua vita sarebbero stati archiviati in modo sicuro e resi disponibili per ricerche e consultazioni. La mostra è aperta al pubblico fino al 10 giugno, tutti i giorni dalle 11 alle 19.

Sempre a Parigi, dal 3 marzo al 15 luglio, il Palais Galliera ospiterà una mostra incentrata sulla maison Martin Margiela:intitolata Margiela-Galliera 1989-2009, l’esposizione offre uno sguardo inedito su uno dei creatori più influenti – emisteriosi – dellamoda contemporanea.

Info: http://www.palaisgalliera.paris.fr/fr/expositions/margiela/galliera-1989-2009

Fino al 26 agosto, il Museo di Palazzo Mocenigo a Venezia ospita una mostra dedicata alle relazioni tra la città lagunare e l’Oriente. Si tratta di una preziosa kermesse di abiti e accessori inediti, una ventina di esemplari rappresentativi della preziosa raccolta di oltre cento pezzi fra abiti, tessuti e paramenti sacri che apparteneva alla famiglia materna di Mariano Fortuny: a tutto ciò si affianca anche un interessante approfondimento susimbologia e decorazione dei tessuti in Giappone.

Info: http://mocenigo.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/venezia-e-loriente/2017/12/17587/collezione-fondazione-venezia/ e http://mocenigo.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/katagmi-e-katazome/2017/12/17590/simbologia-decorazione-tessuti-giappone/

Dal 27 maggio fino al 30 settembre, il museo Kunsthal di Rotterdam presenterà una vasta esposizione intitolata Viktor&Rolf – Fashion Artists 25 Years. L’esposizione desidera illustrare il concetto di ‘arte indossabile’ della maisonViktor&Rolf, esplorando gli elementi che conferiscono unicità alle loro creazioni nell’universo della moda contemporanea.

Info: https://www.kunsthal.nl/en/plan-your-visit/exhibitions/viktorrolf-fashion-artists-25-years/

Dopo la mostra di Parigi, anche il Design Museum di Londra ospiterà un evento intitolato AzzedineAlaïa – The Couturier: in programma dal 10 maggio al 7 ottobre, si tratta di un progetto partito da un anno e che ha visto la collaborazione attiva dello stilista prima della sua scomparsa. La rassegna esplora la passione di Alaïa per la moda nonché la particolare verve creativa attraverso oltre 60 esempi degli ultimi 35 anni.

Info: https://designmuseum.org/exhibitions/future-exhibitions/azzedine-alaa-the-couturier

HeavenlyBodies – Fashion and the CatholicImagination è il titolo della mostra che sarà allestita dal 10 maggio all’8 ottobre al Metropolitan Museum of Art di New York. L’obiettivo è quello di creare un dialogo tra moda e capolavori dell’arte religiosa, sottolineando l’influenza dell’abbigliamento liturgico su stilisti di ogni confessione.

Info: https://www.metmuseum.org/exhibitions/listings/2018/heavenly-bodies

Fino al 4 novembre, Palazzo Morando a Milano ospita una mostra sulladonna nel Novecento: intitolata Outfit ‘900 – Abiti per le grandi occasioni, espone unaselezione  dicapi dal 1900 agli  anni ’90 del secolo scorso in grado di raccontare lo stile, le occasioni, lescelte e le storie personali di elegantissime signore.

Info: http://www.costumemodaimmagine.mi.it/

Dal 16 giugno al 4 novembre, il Victoria and Albert Museum ospiterà Frida Kahlo – MakingHer Self Up, un’esposizione basata su una straordinaria collezione di manufatti e abiti appartenuti alla celebre artista messicana, conservati per 50 anni negli armadi della sua Casa Azuled esposti per la prima volta fuori dal Messico.

Info: https://www.vam.ac.uk/exhibitions/frida-kahlo-making-her-self-up

Per tutto il 2018, fino al 31 dicembre, presso le Gallerie degli Uffizi di Palazzo Pitti, si può ammirare la mostra Tracce – Dialoghi ad arte che mette in evidenza le corrispondenze tra le creazioni di stilisti-artisti e artisti-couturier operosi dagli anni Trenta del Ventesimo secolo fino ai giorni nostri, sottolineando i diversi linguaggi che si sono avvicendati in un periodo denso di grandi stravolgimenti dei codici estetici e figurativi.

Info: https://www.uffizi.it/eventi/tracce

Eco perché – in definitiva – ho scelto il titolo La moda si mette in mostra.

Per tutto il 2018, si mette in mostra – letteralmente e a 360° – attraverso un ricco calendario di proposte che indagano e raccontano abiti, accessori, gioielli, storia dei tessuti, protagonisti, interrelazioni e, naturalmente, la fotografia, uno dei partner preferiti.

Emanuela Pirré

 

La foto di copertina mostra un’anticipazione della mostraMarie Antoinette – I costumi di una regina da Oscare provienedalla pagina Facebookdel Museo del Tessuto di Prato.

VISITA DA MISSONI

in Fashion/Lifestyle by

Venerdì 12 gennaio 2018 gli studenti di Master e Fashion Design dell’Accademia del Lusso sono stati invitati da Missoni per una visita della storica sede a Sumirago in provincia di Varese.

Siamo stati accolti da Ottavio Missoni, nipote del fondatore, attuale direttore commerciale Italia e Mondo di Missoni. Ha condiviso la sua grande passione per l’azienda, Missoni è una delle poche realtà del Made in Italy ancora a conduzione famigliare. CEO, CFO, PR sono stati reclutati ma le altre funzioni sono ricoperte dai membri della famiglia con il ruolo preponderante di Angela Missoni, direttrice creativa e di Margherita Missoni testimonial dell’azienda.

 

Missoni comprende circa 250 persone, di cui 100 sono dedicate alla produzione. Presso lo stabilimento di Sumirago viene prodotto il 20% dei tessuti, l’altra parte viene realizzata da aziende partner della provincia di Varese e vicino a Venezia. Le materie prime sono acquistate in tutto il mondo ma il processo di lavorazione dei tessuti e produzione è interamente realizzato in Italia, compreso l’arte della tintura.

I colori della collezione sono 28, cercando di limitare un’eccessiva quantità di colori da gestire e fibre da tingere.

I colori della collezione 2018/2019
Campionari
Campionari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo visitato i laboratori dove vengono realizzati la campionatura e prototipi delle collezioni. Su una collezione di 400/450 capi circa il 30% viene scartato prima della campagna vendita.

Sono i fashion buyer, i distributori, i buyer di negozi multimarca e departmentstores che scelgono i capi che avranno successo presso i consumatori, indicando la direzione da seguire per la produzione. E’ una collaborazione efficace per conoscere le attese dei consumatori e decidere quali capi avranno maggio successo. I mercati hanno attese e stili diversi e Missoni crea delle capsule collection per diversi mercati.

I mercati prioritari per Missoni sono l’Europa, l’America e il Giappone. Un distributore gestisce l’Estremo-Oriente, offrendo anche una piattaforma per le spedizioni e gestendo anche l’attività e-commerce in Cina, India e paesi Sud Asiatici. Missoni da tre anni investe nell’attività e-commerce tramite la piattaforme Yoox e ottiene buoni risultati.

Missoni detiene 7 negozi di proprietà, show room a Milano e a New York e 20 negozi in franchising.

 

Ottavio Missoni ci ha portato nel laboratorio di produzione dove lavorano secondo le stagioni 40/50 sarte e modelliste, producendo a manocapi d’eccezione.

Le sarte al lavoro
Il lavoro delle modelliste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto della famiglia Missoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono presenti sulle pareti numerose foto della famiglia e in effetti regna un’atmosfera serena e positiva negli uffici.

Missoni usa ancora una parte dei suoi macchinari da quando l’azienda fu fondata nel 1953, alcune macchine sono in funzione da più di 40 anni dando una trama e una finezza di tessuto inimitabile e irriproducibile da machine più moderne.

Dettaglio di un macchinario storico di Missoni
Il risultato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo visitato l’ufficio archivio che custodisce la memoria storica di Missoni, incontrando Lize, inglese diplomata alla St Martins di Londra, che collabora dal 1976 con Missoni.

La nostra visita è proseguita negli uffici stili Uomo e Donna dandoci una preview delle collezioni inverno 18/19 per la prossima fashion week. Moodboard, trame, colori appesi alle pareti, regna un’atmosfera di simpatico disordine creativo.

Nell’ufficio Stile Donna abbiamo incontrato Alberto Zanetti, stilista e braccio destro di Angela Missoni. Stava lavorando alla fashion week e alla pre estate 2019. Energia, creatività, simpatia e entusiasmo circondano Alberto. Ci ha presentato le sue fonti di ispirazione, spiegando che con 4 collezioni all’anno e 4 pre è sempre nel processo di creazione di un nuovo mood e storia per la prossima fashion week, curando insieme l’attualizzazionedi una collezione e l’idea della prossima. Ha insistito sull’importanza di raccontare una storia dietro ogni collezione e fashion show.

Ci vogliono circa 6 mesi per preparare ogni collezioni, un mese di campagna vendita e 4 mesi per produrre i capi.

Prossima metà: la visita della Boutique Missoni!

CHLOE PAYER

 

 

 

MFW is over!

in Eventi/Fashion by

Dal 12 al 15 gennaio 2018 Milano per il MFW Milano Fashion Week, capitale della moda italiana, è stata animata dalle presentazione delle collezioni uomo autunno-inverno 2018. Un calendario che ha visto 30 sfilate, 25 presentazioni, 8 presentazioni su appuntamento e 12 eventi in calendario, per un totale di 63 collezioni.

I grandi nomi della moda sono stati affiancati a delle new entry che hanno sfilato per la prima volta a Milano, tra questi: Isabel Benenato, brand italiano fondato da Isabel Vitiello, Hunting World, storico brand newyorkese fondato da Robert M. Lee nel 1959 e Represent, brand inglese nato nel 2012 dai fratelli George e Mike Heaton. Grazie al supporto di CNMI, ha sfilato per la prima volta in calendario anche SartorialMonk, brand italiano nato dal genio creativo di Sabato Russo e che ha affidato lo styling della sfilata a Nicola Pantano giovane e talentuoso studente di Accademia del Lusso, al terzo anno del corso Post Diploma di Fashion Styling and Communication.

Ma le soddisfazioni per Accademia non sono finite qui! Infatti anche altri studenti  hanno avuto la possibilità di essere parte integrante di questa settimana prendendo parte in prima persona, tra giornalisti e buyer, a sfilate e  presentazioni.

Una ventata d’innovazione anche fra le tendenze che pare metta definitivamente da parte il classico e tratti noioso completo da uomo a favore di uno stile giovane e fresco riassumibile in un’unica parola athleisure! Ovvero la tendenza a indossare anche in occasioni formali abiti sportivi e casual, che fino a qualche anno fa erano relegati al mondo dello sportswear. Felpe e denim sono portati con piumini dai volumi generosi e portati con sneakers hypertech e maxi marsupi logati.

Una settimana della moda che ha abbattuto le barriere tra sfilate ed altre modalità di racconto, tra brand affermati e nuove proposte, all’insegna di quella contaminazione che oggi fa rima con modernità.

Nicola Ievola

Luz Del Carmen Post diploma Fashion Styling

 

Ultra Violet è Color of the Year 2018 secondo Pantone

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Si chiama Ultra Violet e corrisponde al codice 18-3838: è il colore che il Pantone Color Institute ha scelto per il 2018 e che influenzerà ambiti tra i quali figurano moda e design.

Il Pantone Color Institute offre servizi di consulenza che includono previsioni sulle tendenze e ricerche sulla psicologia del colore: ogni fine dicembre, l’azienda indica la tinta che contraddistinguerà l’anno successivo e così Ultra Violet prende il posto di Greenery, il tono di verde che è stato il colore-simbolo per il 2017.

Ultra Violet

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Color of the Year viene scelto da un team di professionisti in grado di individuare le tendenze cromatiche in svariati settori: quest’anno tocca a Ultra Violet, varietà di viola con una forte predominanza di blu.

Il viola viene spesso associato al soprannaturale, alla spiritualità e al misticismo: per alcune religioni è il colore del lutto, del cordoglio e della penitenza.

È anche alla base di alcune superstizioni: per esempio, il viola è considerato di cattivo auspicio nel mondo dello spettacolo e in particolare a teatro.

Tutto nasce nel Medioevo quando, nei quaranta giorni della Quaresima contraddistinti dai paramenti liturgici di colore viola, tutte le rappresentazioni teatrali venivano vietate: ne derivava un periodo di disagio economico per gli attori che, naturalmente, vivevano di quel guadagno e l’avversione verso il viola rivela in questo caso motivazioni storiche precise.

Il viola è stato il colore delle suffragette, termine con il quale si indicavano le appartenenti ai movimenti nati per ottenere il diritto di voto per le donne (dalla parola suffragio nel suo significato di voto): le suffragette indossavano spesso il viola insieme al bianco, la purezza, e al verde, la speranza.

Il viola è anche simbolo di sperimentazione, controcultura, anticonformismo e genialità artistica.

Viene naturale l’associazione con Prince e con la sua Purple Rain (letteralmente pioggia viola), il brano musicale pubblicato come singolo nel 1984 nonché title track dell’omonimo album: proprio nel 2018, Prince avrebbe compiuto 60 anni ed è bello pensare che la scelta del viola come colore dell’anno possa essere una sorta di omaggio al genio di Minneapolis.

Hillary Clinton scelse il viola per il suo Concession Speech, il discorso di resa tenuto il 9 novembre 2016 a New York in seguito alla sconfitta elettorale contro il repubblicano Donald Trump, attuale presidente degli Stati Uniti d’America.

Per tale discorso, la candidata democratica optò per un completo pantalone firmato Ralph Lauren con revers e blusa di seta declinati in un intenso viola, la stessa sfumatura della cravatta indossata dal marito Bill.

Scelta casuale? Non secondo molti giornalisti e osservatori politici, visto che tale tinta ha significati sociali e culturali: non solo, è anche il colore che si ottiene quando si combinano il blu, tinta della calma, e il rosso, tinta dell’energia, e blu e rosso sono, rispettivamente, i colori che negli Stati Uniti rappresentano democratici e repubblicani.

«La nostra nazione è più profondamente divisa di quanto pensassimo, ma credo ancora nell’America e ci crederò sempre. Se ci credete anche voi, dobbiamo accettare questo risultato e guardare al futuro.»

Così disse la Clinton quel giorno: il viola da lei scelto non simboleggiava dunque né cordoglio né penitenza, bensì una ritrovata voglia di coesione pur partendo da elementi innegabilmente e profondamente differenti. La sua fu un’ottima dimostrazione di coerenza tra linguaggio verbale (le parole pronunciate) e non verbale (gli abiti scelti).

In definitiva, il viola è un colore affascinante e dalle molteplici implicazioni: Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute, afferma che potrà «illuminare il percorso verso ciò che deve ancora venire», mettendo in evidenza il fatto che il Colore dell’Anno diventa un riflesso del momento in cui viviamo ed è in grado di rappresentare e raccontare il mondo contemporaneo e i suoi umori.

Moda e design hanno prontamente abbracciato la tendenza: fioccano proposte di abiti e accessori in vibranti toni di viola, nascono oggetti e complementi d’arredo che da soli illuminano una stanza e pennellate di Ultra Violet non mancheranno tra i capelli e nel make-up.

Emanuela Pirré

 

Le foto provengono dal sito Pantone https://www.pantone.com/

Potete trovare altre ispirazioni a proposito del colore Ultra Violet nella pagina Facebook di Pantone https://www.facebook.com/PantoneColor

 

Pitti Uomo Live Now

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Al via la 93° edizione di Pitti Immagine Uomo: l’appuntamento fieristico per eccellenza dedicato alla moda maschile.

Anche quest’anno la Fortezza da Basso a Firenze torna ad ospitare  Pitti Immagine Uomo, l’appuntamento fieristico per eccellenza dedicato alla moda maschile, che giunge alla sua 93°edizione.

Per l’occorrenza questa stagione la Fortezza da Basso si trasforma in un Film Festival, con gli stili delle sue diverse sezioni da interpretare come generi diversi – dai thriller ai film d’avventura, d’azione e sportivi alle spy-stories – e con i padiglioni che diventano sale in cui godersi lo spettacolo. Un progetto con layout e
direzione creativa firmati dal lifestyler Sergio Colantuoni.

“Ogni edizione di Pitti Uomo è sempre un grande film sulla moda maschile – dice Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine– che ha per protagonisti marchi, buyers, giornalisti, influencere visitatori da tutto il mondo. Ma questa volta trasformiamo il salone in una rassegna cinematografica: sarà come partecipare a un grande festival di cinema, che racconta in modo unico e coinvolgente le sue sezioni al pubblico internazionale. Ci immergeremo in un animato movietheatredistrict, in cui si annunciano i blockbuster ma anche i film cult e le pellicole indipendenti”. 

Il tema, che caratterizza il salone di questa stagione, è stato lanciato in modo virale attraverso unnuovo digital art project, per la cui realizzazione Pitti Immagine ha richiesto la collaborazione di alcuni tra i più talentuosi video maker del momento. Sono state inoltre lanciate 40Stories – dallo stile grafico, iconico-centrico e scanzonato – ispirate a 40 film famosi, da “Rocky” a “Memorie di una Geisha”, da “Forrest Gump” a “A qualcuno piace caldo”, condivise sugli account di Pitti con l’hashtag#PittiLiveMovie.

Un’edizione, dunque, ricca d’innovazione ma anche di eventi, nuovi arrivi e ritorni, come ad esempio quello di Corneliani che rinnova la sua presenza al salone presentando le collezioni A/I 2018-19 Corneliani e CC Collection Corneliani. Una doppia esposizione per introdurre al pubblico l’universo del brand e il suo stile in continua evoluzione.

Birkenstock con uno spazio espositivo all’interno dell’area degli Archivi 3: ci introdurrà nell’universo stilistico del brand attraverso la presentazione della collezione A/I 2018 e mostrerà, in anteprima, il cortometraggio firmato da Dan Tobin Smith.

Grazie all’accordo tra Pitti Immagine e Tokyo Fashion Award – seconda puntata di una lunga serie di collaborazioni – saranno visibili in uno spazio dedicato all’interno di TOUCH, le collezioni di 6 talentuosi brand emergenti dal Giappone, selezionati da una prestigiosa giuria. I nomi: Body Song, Children of the Discordance, Digawel, F/CE, Kuon e Soe.

Il brand olandese DENHAM the Jeanmaker, leader nella produzione di denim, celebrerà il suo 10°anniversario, con il lancio del libro “A Decade of DENHAM” e la presentazione di tre modelli di jeans, in collaborazione con Candiani, storica azienda tessile italiana, leader nel campo del denim, che nel 2018 festeggia il suo 80° anniversario.

Questa edizione vedrà anche la partecipazione di Karl Lagerfeld che presenterà la nuova collezione maschile, in uno spazio espositivo all’interno della Sala dell’Orologio alle Costruzioni Lorenesi.

Al primo piano delle Costruzioni Lorenesi, T-Michael – designer conosciuto per l’innovazione nelle sue creazioni bespoke – presenta “5 CURATORS/ ONE SPACE/”: cinque fashion insider e designer – Gerold Brenner, Tom Stubbs, Harris Elliott, NoriakiMoriguchi e T-Michael, selezionati da quest’ultimo – raccontano l’abilità creativa di 9 brand, in uno spazio che riflette lo zeitgeist dello stile contemporaneo. I brand coinvolti: SoarRunning, Bianca Saunders, Infundibulum, Labrum., Neat, NorwegianRain, T-Michael, Y. &Sons e Marc Point.

Sintesi dell’evoluzione contemporanea del brand, collegamento tra passato e futuro, la nuova collezione Best Company by Olmes Carretti sarà presentata in anteprima a Pitti Uomo. Protagoniste le iconiche felpe con una capsule Spring-Summer che accompagnerà la collezione F/W 2018, introdotta da una campagna firmata da Oliviero Toscani.

foto http://www.pittimmagine.com

Nicola Ievola

Paolo Roversi: Storie.

in Eventi by

Gli studenti di Accademia del Lusso di Milano hanno incontrato “per caso” Paolo Roversi.

Dal 16 novembre al 17 dicembre le stanze di Palazzo  Reale di Milano hanno ospitato Storie, una monografica del fotografo Paolo Roversi, curata dalla photo editor di Vogue Italia Alessia Glaviano.

La personale ha esplorato le diverse sfaccettature del lavoro di Roversi, da quello più meditativo, intimista e sconosciuto fino a quello più glamour, ponendo particolare attenzione alla continua e costante ricerca legata al “sentimento della luce”.  9 storie hanno abitato le 9 stanze degli Appartamenti del Principe adibiti alla mostra.

Artista profondamente attento al processo fotografico, Roversi ha fatto della sperimentazione con la polaroid largo formato la base della propria cifra stilistica. La sua poetica, modulata sulla ricerca e la prossimità all’ineffabile “sentimento della luce”, è evidente in tutti gli scatti del fotografo, da quelli di alta moda fino ai nudi o agli still life.

Ed è stato proprio durante una visita guidata alla mostra che gli studenti di Accademia del Lusso di Milano hanno avuto la possibilità di incontrare casualmente Paolo Roversi.

Roversi stava tenendo una lezione di fotografia ad un giovane fotografo, ma non ha esitato ad interromperla quando i ragazzi con grande entusiasmo lo hanno fermato per chiedere una foto ricordo e scambiare due chiacchiere.

Un momento unico ed estremamente formativo per i ragazzi, che hanno avuto la possibilità di conoscere uno dei più grandi fotografi esistenti al mondo.

Nicola Ievola

Foto:http://www.arte.it

Moda e comunicazione: successi, insuccessi e risvolti sociali

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Qualche settimana fa, l’azienda Pandora è finita al centro di un piccolo caso mediatico: il celebre brand danese ha tappezzato i corridoi della metropolitana milanese con la campagna per il Natale 2017, campagna che non è però piaciuta a molte persone – moltissime, in verità.

Cosa recitavano i manifesti sotto accusa?

«Un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule, un bracciale Pandora. Secondo te cosa la farebbe felice?»

La risposta dei passanti non si è fatta attendere e, dai corridoi della metropolitana meneghina, la protesta si è rapidamente spostata sui social network dove in tantissimi hanno additato la campagna come sessista e mortificante per il genere femminile poiché infarcitadi luoghi comuni.

Il brand ha replicato postando due note sulla pagina Facebook allo scopo di chiarire la propria posizione: l’idea– ha spiegato – era in realtà «quella di strizzare l’occhio ad alcuni stereotipi che tutte noi conosciamo in maniera ironica e giocosa, assolutamente non offensiva, con il desiderio di regalare un sorriso».

Accettando di mettersi in discussione, Pandora ha però ammesso che, nonostante le proprie buone intenzioni, il messaggio poteva dar luogo a malintesi: «in realtà abbiamo visto che estrapolati dal loro contesto alcuni passaggi di questa comunicazione hanno generato interpretazioni opposte al nostro intento», si legge ancora nella nota che si chiude con le parole «quindi ci scusiamo con tutte coloro che si sono sentite toccate nella loro sensibilità».

Le scuse presentate da Pandora non sono però bastate a calmare gli animi e l’opinione pubblica si è divisa su due fronti: da una parte, si è schierato chi ha visto in tutto ciò una polemica esagerata; dall’altra parte, invece, si è schierato chi ha continuato a sostenere che lo sdegno fosse più che legittimo e giustificato. Altri ancora hanno affermato che, in fondo, è inutile prendersela con Pandora poi ché la pubblicità italiana in generale non fa altro che rifletteree sottolineare la condizione della donna nel nostro Paese.

Chi ha ragione? Chi ha torto?

Difficile dirlo ma, sicuramente, in comunicazione vale un principio: una campagna che necessita di troppe spiegazioni equivale a un insuccesso e così la vicenda ha causato un piccolo terremoto che, in realtà, non sorprende coloro che si occupano quotidianamente di comunicazione e che dunque ben sanno quanto situazioni come questa possano essere costantemente in agguato, nonostante – ripetiamolo – le migliori intenzioni.

Ogni addetto o responsabile comunicazione è costantemente in stato di allerta nel momentodel lancio di una nuova campagna, soprattutto se si tratta di una campagna trasversale condivisa su tutti i media, dalla carta al web, dalla televisione alle affissioni stradali.

Il pericolo di equivoci e conseguenti polemiche è sempre esistito, ma il rischio è diventato esponenziale proprio con l’avvento dei social network che hanno dato la possibilità a tutti di esprimere la propria opinione in tempo reale: talvolta, il brusio del web diventa più potente e più virale della campagna pubblicitaria stessa e ogni scelta può contenere una certa percentuale di rischio, dalle parole ai testimonial, passando – naturalmente – per le immagini.

Ne sa qualcosa la maison Saint Laurent: nel 2015,una loro pubblicità fu proibita in quanto la modella protagonista della foto fu giudicata troppo magra.

La Advertising Standards Authority, l’agenzia indipendente che regola il mercato pubblicitario britannico, prese posizione con parole molto chiare: «the model appeared unhealthily underweight».

L’immagine in bianco e nero era apparsa nell’edizione inglese della rivista Elle: la modella, sdraiata per terra, indossava un abito corto che lasciava vedere gambe lunghissime e magrissime.

La maison francese contestò le accuse, naturalmente, ma la pubblicità fu infine ritirata poiché la posizione dell’ASA fu dura, lapidaria e irremovibile quanto lo furono le motivazioni a fronte del procedimento di censura: «the ad wasirresponsible».

È evidente come il modo di comunicare e pubblicizzare un brand e i suoi prodotti possa avere un impatto sociale anche molto forte: in tutto ciò, la moda in tutte le sue declinazioni – dal lusso al fast fashion, dagli accessori allo sportswear – haun ruolo da protagonista poiché esiste uno stretto legame proprio tra moda e società.

La moda è a tutti gli effetti un linguaggio e racconta gli umori, le tensioni, i cambiamenti della società in cui viviamo, influenzandola e venendone a sua volta influenzata: è un mezzo potente e i grandi comunicatori ne sono sempre stati ben consci.

Tra di essi, va ricordata Franca Sozzani della quale, proprio in questi giorni e precisamente il 22 dicembre, ricorre il primo anniversario dalla prematura scomparsa: per quasi tre decadi, dal 1988 fino ai suoi ultimi giorni, la celeberrima direttrice di Vogue Italia ha usato le pagine della rivista non solo per parlare di abiti, ma anche per iniettare messaggi ecologici e sociali nella fotografia di moda.

Resta indimenticabile l’editoriale con la top model Linda Evangelista posseduta dai demoni della chirurgia estetica come anche il Black Issue, il numero datato luglio 2008 con modelle e celebrità unite dal colore della pelle: quello della direttrice fu un atto di sensibilizzazione rivolto all’opinione pubblica in merito allo scarso numero di modelle di colore rispetto alle colleghe di pelle chiara.

Franca Sozzani ha decisamente dato il proprio contributo nel rivoluzionarela comunicazione visivain ambito moda, mandando un messaggio forte e chiaro: la moda permette di puntare il riflettore sulle questioni sociali.

La sua visione è stata – edè – ampiamente condivisa da molti brand, come per esempio Benetton.

La collaborazione tra il brand e il celebre fotografo Oliviero Toscaniha sancito l’inserimento delle campagne Benetton in testi universitari e ambiti museali e ha prodotto alcune delle immagini più famose nel mondo della pubblicità tra gli Anni Ottanta e gli Anni Novanta: le collezioni del brand veneto sono state letteralmente usate per attirare l’attenzione su temi sociali quali il razzismo, la povertà, l’AIDS, la pena di morte.

Le immagini forti e l’irriverenza di alcuni scatti hanno fatto talvolta discutere, scandalizzando e creando polemiche, dando vita a ciò che viene definito shockvertising: il termine anglosassone nasce dalla fusione delle parole shock (letteralmente urto, scossa) e advertising (pubblicità) ed è impiegato per definire quelle campagne in grado di creare un impatto emotivo importante.

Oggi, dopo molti anni, Toscani torna a firmarele campagne Benetton con due fotografie che affrontano il tema dell’integrazione.

«Il problema del mondo attuale è l’integrazione – dichiara Toscani – e il futuro si giocherà su quanto e come sapremo usare la nostra intelligenza per integrare il diverso, superando le paure.»

Le due immagini – una che ritrae una classe di bambini sorridenti di 13 nazionalità da 4  continenti e l’altra di un gruppo di bimbi anch’essi di tante nazionalità riuniti attorno a una maestra che legge Pinocchio – sonole prime di un progetto più ampio sul tema dell’integrazione che Toscani porterà avanti attraverso Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton.

Ma il tema della diversità e dell’integrazione è caro anche ad altre aziende.

La pattinatrice sul ghiaccio Zahra Lari è uno dei volti della campagna con la quale Nike presenta il suo primo hijab (il velo o foulard che copre i capelli e il collo delle donne musulmane lasciando scoperto il viso) in versione sportiva.

L’atleta rappresenterà gli Emirati Arabi durante i prossimi giochi olimpici invernali: oltre a fungere da testimonial, ha collaborato con il brand allo sviluppo del Nike Pro Hijab.

«Unohijab sportivo ideale deve essere leggero, traspirante e stabile perché mi muovo molto velocemente sul ghiaccio e non posso usare le mie mani per sistemarlo», ha spiegato Zahra Lari: la sua immagine contribuirà senza dubbio a far parlare di integrazione e Nike avrà un ruolo di primo piano nella discussione.

Nike è infatti il primo brand di caratura mondiale a produrre hijab sportivi: non si tratta certo di un’invenzione visto che i veli sportivi esistevano già, ma finora erano stati prodotti da aziende piccole e spesso locali.

Il lancio conferma l’interesseverso i mercati emergenti islamici, ma è anche una dichiarazione sociale forte: Nike si è infatti sempre schierata a favore dell’inclusione culturale nello sport convarie campagne e progetti.

Le reazioni del pubblico sono state di vario tipo: molti hanno apprezzato il prodotto e la campagna basata sul concetto di empowerment e self-confidence delle donne sportive di fede islamica e la rivista americana Time ha inserito il Nike Pro Hijabnelle 25 invenzioni importanti del 2017.

Naturalmente, non sono mancate né mancheranno opinioni diametralmente opposte così come qualche accusa, per esempio quella di indebita appropriazione culturale – ma questa è un’altra storia che magari vi racconterò in una futura occasione.

E per chiudere questo viaggio, oggi, uso una citazione.

«Le parole sono importanti»: così affermava il protagonista in una scena celebre del film Palombella rossa, diretto e interpretato da Nanni Moretti.

Potremmo aggiungere che le immagini lo sono altrettanto e che oggi, nell’era della comunicazione globale, parole e immagini devono necessariamente lavorare insieme, con coerenza e chiarezza, senza offendere né aggredire.

È una missione impegnativa, ma solo così è possibile far sì che il riflettore che la moda rappresenta possa diffondere una luce utile e, dunque,positiva.

Emanuela Pirré

Le fotodella campagna Benetton provengono dalla pagina Facebookdel brand https://www.facebook.com/BenettonItalia/

La foto della pattinatrice sul ghiaccio Zahra Lari con il Nike Pro Hijab proviene dal sito Nike Newshttps://news.nike.com/news/nike-pro-hijab

STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DI FERRARI : INCONTRO CON STEFANO LAI, DIRETTORE COMUNICAZIONE FERRARI

in Eventi/News ADL by

Giovedì 23 novembre Stefano Lai, direttore della comunicazione di Ferrari, è stato invitato a parlare davanti agli studenti dell’Accademia del Lusso di strategie di comunicazione nel lusso e del valore di eccellenza e esclusività per un brand come la Ferrari. 

L’importanza del team

 Stefano Lai ha iniziato il suo intervento ponendo l’attenzione sul ruolo del leader e ha citato il VI presidente degli Stati Uniti John Quincy Adams “Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e diventare di più, sei un leader.”

Essere un buon comunicatore significa tenere conto delle persone che formano il team e chi sta intorno a voi. Un vero leader è quello che pensa cosa possa fare per gli altri.

Un leader deve essere capace di dare uno stimolo, trovare delle soluzioni, essere curioso, coinvolgere tutti e dare un riscontro a ciascuno.

Grande attenzione alle persone

Il direttore della comunicazione Ferrari ha insistito più volte sul valore più importante in azienda : le persone.

Si percepisce un grande senso di appartenenza sia da parte del team, sia dai clienti e dal mondo Ferrari allargato.

Le persone fanno la differenza e la Ferrari è un team fortemente ancorato al suo territorio. Considera che ciascuna persona, cliente, appassionato della Ferrari, fornitore rappresenta l’azienda e può esserne portavoce.

Comunicare è anche garantire un flusso consistente e continuo di informazioni sia nell’azienda sia all’esterno con il mercato. Ha sottolineato l’importanza della coerenza nella comunicazione del brand.

Il ruolo della comunicazione

 La comunicazione è capire la storia dell’altro per raccontare la propria storia. Le aziende e le persone comunicano per :

  • Educare
  • Informare
  • Collaborare
  • Motivare
  • Guidare

La comunicazione deve avere un obiettivo, essere coerente con i valori di marca, il prodotto e il mercato e il messaggio deve essere significativo per i destinatari del messaggio e per colui che lo comunica.

La comunicazione

Ogni azienda ha un proprio stile comunicativo basato sulla personalità, il ruolo e l’azienda stessa.

Lo stile della Ferrari è istituzionale :

  • Comunicare solo quando è necessario
  • Il prodotto parla da solo, comunicazione fattiva
  • Coerenza della comunicazione intorno ai valori di marca : esclusività, eccellenza, innovazione, competizione, performance, storia personale del fondatore Enzo Ferrari
  • Mantenere la legenda viva. La Ferrari non fa pubblicità (tranne per i sponsors della F1, secondo evento sportivo mondiale guardato dopo i giochi olimpici)

L’esperienza

 Ferrari vende prodotti che danno emozioni. Una parte fondamentale dell’esperienza è il suono.

 

Chloé Payer

 

I British Fashion Awards amano e premiano la moda italiana

in Eventi/Fashion by

Milano, Parigi, Londra, New York: le fashion week si moltiplicano, nel tempo, in tutto il mondo, eppure sono ancora queste le vere capitali della moda.

Le quattro città giocano un ruolo fondamentale e hanno caratteri profondamente diversi, così come diverso è il loro approccio alla moda e diversa è la visione: in questo risiede la ricchezza, nel fatto che – tutte insieme – riescano a comporre un quadro che racconta le molteplici sfaccettature del vestire contemporaneo.

In una cosa, però, le quattro città e irispettivi Paesi si assomigliano: in tutti esiste un ente che si occupa in maniera specifica e sistematica della promozione del settore moda.

Camera Nazionale della Moda Italiana, Fédération de la Haute Couture et de la Mode, British Fashion Council, Council of Fashion Designers of America: i quattro enti (rispettivamente italiano, francese, britannico e statunitense) non hanno scopo di lucro ma ne hanno uno ben più importante, quello di difendere e diffondere il patrimonio culturale di ogni Paese rispetto alla materia moda.

Non solo, i quattro enti lavorano insieme per darsi reciproco supporto e per creare un network internazionale di eccellenza che sia in grado di portare avanti tradizione e progresso allo stesso tempo: in questa ottica, vengono concertate le fashion week e vengono realizzate alcune manifestazioni il cui scopo è assegnare premi orientati a valorizzare il meglio della moda internazionale.

Il British Fashion Council(BFC in acronimo) ha appena celebrato i suoi Fashion Awards 2017, in partnerhip con Swarovski: i vincitori sono stati premiati il 4 dicembre durante una cerimonia di gala che si è tenuta presso la Royal Albert Hall di Londra.

Lanciati nel 1986, i Fashion Awards sono diventati uno dei premi più prestigiosi in Europa, una sorta di Oscar della Moda: l’evento ha anche il merito di raccogliere fondi per finanziare le future generazioni di talenti.

La giuria dell’edizione 2017 si è avvalsa di 2mila addetti ai lavori (tra cui giornalisti, esperti del retail e specialisti della creatività) provenienti da oltre 38 Paesi di tutto il mondo.

Tra le categorie più seguite della manifestazione, figurano due premi molto ambiti: quello per lo stilista e quello per il business leader dell’anno.

Le nomination per la categoria International Designer of the year vedevano quest’anno ben due italiani tra i cinque finalisti, ovvero Alessandro Michele per Gucci e Maria Grazia Chiuri per Dior: Alessandro Michele era inoltre in lizza anche per la categoria Accessories Designer of the Year.

Un altro italiano, Marco Bizzarri, CEO di Gucci, era invece in lizza nella categoria Business Leader.

Com’è andata?

Com’è infine andata per l’Italia nel corso della serata del 4 dicembre, presentata dall’attore Jack Whitehall e dalla top model Karlie Klossal cospetto di una platea di circa 4mila ospiti?

Per il nostro Paese i premi sono stati infine ben tre, quello riconosciuto a Marco Bizzarri – che ha vinto nella sua categoria – nonché due premi speciali e prestigiosi riconosciuti a Donatella Versace e a Maria Grazia Chiuri: la maison della Medusa e il suo direttore artistico hanno vinto il premio Fashion Icon,mentre al direttore creativo di Dior è andato invece lo Swarovski Award For Positive Change.

Sul palco della Royal Albert Hall, Donatella Versace ha ritirato il Fashion Icon Award, assegnatole in un anno molto speciale: nel 2017 ricorrono infatti i 20 anni dalla scomparsa del fratello Gianni. Inoltre, la maison celebrerà nel 2018 il 40esimo anniversario dalla fondazione.

La motivazione del premio è duplice: da una parte, è stato riconosciuto il ruolo attivo della designer nel proteggere l’eredità del fratello Gianni; dall’altra, il merito coincide con la capacità di far apparire powerful tutte le donne.

E proprio grazie al contribuito prestato a quello che viene oggi chiamato women empowerment, Maria Grazia Chiuri si è invece aggiudicata lo Swarovski Award for Positive Change: consegnato per la prima volta lo scorso anno a un’altra importantissima figura italiana, Franca Sozzani, il premio desidera riconoscere i personaggi che hanno avuto un ruolo chiave nella società.

Il premio è ben meritato: la Chiuri – prima designer donna nella storia di Dior – ha saputo portare in passerella il dibattito sull’emancipazione, legando moda e femminismo in risposta all’attuale clima politico e sociale.

A lei si deve anche la capacità di aver saputo traghettare la maison Dior verso una dimensione più attuale e contemporanea, avvicinando il marchio al pubblico dei Millennials senza però snaturarne l’essenza, grazie a una nuova idea di lusso in cui lo sportswear non rinnega gli abiti da sera.

La moda italiana, insomma, ha dimostrato ancora una volta di avere un ruolo importante e di essere in grado – grazie ad alcuni dei suoi protagonisti – di incontrare il gusto e l’apprezzamento di un pubblico internazionale, così come hanno ben dimostrato nomination e premi di questa edizione dei British Fashion Awards.

Emanuela Pirré

 

Il sito dei Fashion Awards

Il sito del British Fashion Council – BFC

La pagina Facebook

L’account Instagram:

Le foto provengono dalla pagina Facebookdel BFC

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