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Per le Fashion Week di settembre, la moda si mette in mostra con 13 mostre per 4 città

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La moda ha molteplici piani di lettura – lo sa bene chi se ne occupa, studiandola o svolgendo un lavoro in questo ambito.

C’è il piano puramente estetico e di impatto visivo; c’è quello fatto di suggestioni ed emozioni.

A legare ogni aspetto è il forte potere comunicativo: la moda è a tutti gli effetti un linguaggio e racconta gli umori e i cambiamenti della società in cui viviamo, influenzandola e venendone a sua volta influenzata; è dunque un fenomenale specchio dei tempi capace di raccontare chi siamo stati, chi siamo e chi saremo.

Proprio in tale ottica, si moltiplicano le mostre che raccontano la storia e le storie della moda: in Italia e all’estero, sono spesso i grandi musei a mettere a disposizione i loro spazi e noi di Accademia del Lusso non possiamo che essere felici di questo approccio culturale alla moda.

Settembre è uno dei mesi consacrati alla presentazione delle nuove collezioni e, in occasione delle quattro principali Fashion Week (New York, Londra, Milano, Parigi), abbiamo pensato di collegare ogni città con alcune mostre dedicate proprio alla moda.

Dalla passerella al museo, ecco alcuni appuntamenti imperdibili: le fashion week dedicate alle collezioni donna per la primavera / estate 2019 prendono il via il 6 settembre a New York e saranno ricche non solo di sfilate e presentazioni.

In concomitanza con la New York Fashion Week (6 – 14 settembre)

Heavenly Bodies – Fashion and the Catholic Imagination è il titolo della mostra che, partita lo scorso 10 maggio, proseguirà fino all’8 ottobre al Metropolitan Museum of Art di New York. L’obiettivo è quello di creare un dialogo tra moda e capolavori dell’arte religiosa, sottolineando l’influenza dell’abbigliamento liturgico su stilisti di ogni confessione.

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La mostra ha già avuto oltre un milione di visitatori: il milionesimo ingresso è datato 23 agosto e così il MET ha dichiarato che Heavenly Bodies è diventata una delle sue mostre più visitate di sempre, precisamente la più visitata in assoluto della sezione Costume Institute e la terza nella storia complessiva dello storico museo americano.

Da non perdere, insomma, se ci si trova a New York.

Info: https://www.metmuseum.org

Il Museo del FIT – Fashion Institute of Technology si distingue per una mostra dal taglio singolare che mette in evidenza non tanto la bellezza dei vestiti quanto le loro imperfezioni: capi usati, incompiuti o destrutturati, volontariamente o meno, sono i protagonisti di questa presentazione che resterà aperta fino al 17 novembre.

Info: https://www.fitnyc.edu

Sempre il FIT ospita un’altra mostra tutta da scoprire: si intitola Pink – The History of a Punk, Pretty, Powerful Color e debutterà il 7 settembre, il secondo giorno della Fashion Week di New York, per rimanere aperta fino al 5 gennaio 2019.

Il rosa sarà il protagonista assoluto dell’esposizione, in tutte le sue sfumature e forme, costituendo un’occasione per interrogarsi sul significato di questo colore (almeno inizialmente esclusivo appannaggio femminile) e scoprire creazioni firmate Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Alessandro Michele per Gucci, Jeremy Scott per Moschino, Rei Kawakubo per Comme des Garçons.

Trend alert: visto che, insieme al rosso, proprio il rosa nelle sue sfumature più accese sarà uno dei protagonisti dell’autunno / inverno 2018 – 19, la mostra è quanto mai attuale. D’altro canto, fu proprio Elsa Schiapparelli a eleggere il rosa shocking a colore distintivo delle sue collezioni.

Info: https://www.fitnyc.edu

Una curiosità: oltre a sfilate e mostre, tra le inaugurazioni nella Grande Mela, ne figura anche una dal sapore tutto italiano. L’iconico concept store milanese 10 Corso Como ideato da Carla Sozzani inaugura infatti il 6 settembre un nuovo punto vendita in Fulton Street, con 2.800 metri quadrati al South Seaport District.

In concomitanza con la London Fashion Week (14 – 18 settembre)

La capitale britannica non è certo da meno di New York.

Fino al 27 gennaio 2019, il prestigioso Victoria and Albert Museum ospita Fashioned from Nature, una mostra che esplora i legami tra moda e natura: gli appassionati potranno apprezzare un’ampia selezione di creazioni dal 1600 ai giorni nostri, con pezzi ideati da Stella McCartney e Calvin Klein, marchi che continuano a innovare in materia di ambiente, e pezzi risalenti alla prima metà del Novecento con stilisti quali Madame Grès. Non mancano capi singolari e bizzarri, talvolta realizzati partendo da animali impagliati.

Info: https://www.vam.ac.uk

Fino al 4 novembre, sempre il Victoria and Albert Museum ospita un’ulteriore mostra: Frida Kahlo – Making Her Self Up, è un’esposizione basata su una straordinaria collezione di manufatti e abiti appartenuti alla celebre artista messicana, conservati per 50 anni negli armadi della sua Casa Azul ed esposti per la prima volta fuori dal Messico.

Info: https://www.vam.ac.uk

Fino al 7 ottobre, il Design Museum ospita invece una mostra dedicata ad Azzedine Alaïa, il grande couturier scomparso lo scorso 18 novembre.

Intitolato Azzedine Alaïa – The Couturier, il progetto (che ha visto la collaborazione attiva dello stilista prima della sua scomparsa) esplora la passione di Alaïa per la moda nonché la particolare verve creativa attraverso oltre 60 esempi degli ultimi 35 anni: è una meravigliosa occasione per ripercorrere la sua carriera, apprezzare molte delle sue creazioni più emblematiche e comprendere la sua visione della moda.

Info: https://designmuseum.org

In concomitanza con la Milano Fashion Week (18 – 24 settembre)

Anche Milano esplora storia e storie – e non solo dei brand – con un occhio alla fotografia.

Dal 18 al 23 settembre, la Triennale ospiterà Tutti in Fila: lo storico marchio italiano leader nel segmento sportswear, il 23 settembre sfilerà per la prima volta proprio sulle passerelle della Milano Fashion Week e, a sancire l’ingresso nella nuova fase, c’è anche questa mostra che celebra le radici per raccontare il presente e il futuro, a partire da quel primo stabilimento in Piemonte, a Biella, nel 1911, dove la capacità imprenditoriale e lo spirito di innovazione sono state l’energia propulsiva di sogni e intuizioni.

L’esposizione accompagna il visitatore in un viaggio con un percorso suddiviso in quattro momenti visivi, temporali e sensoriali.

Info: http://www.triennale.org

Per celebrare i 50 anni dalla sua fondazione, Etro inaugurerà invece il 22 settembre presso il Mudec una mostra che ripercorrerà il mezzo secolo di vita della griffe, fondata nel 1968 da Gerolamo Etro.

Protagonisti dell’esposizione saranno alcuni pezzi iconici delle collezioni del brand, oltre alla capsule collection di t-shirt, felpe e altri accessori realizzata per l’occasione con la scritta Faithful to Love and Tradition.

L’esposizione, che si prefigge di evitare un’impostazione troppo didascalica, mira ad arricchire il percorso con momenti di intrattenimento: alcuni pezzi delle collezioni personali di famiglia interagiranno, infatti, con le opere d’arte presenti permanentemente nella sede espositiva del Mudec.

Info: http://www.mudec.it

Fino al 4 novembre, Palazzo Morando ospita una mostra sulla donna nel Novecento: intitolata Outfit ‘900 – Abiti per le grandi occasioni, espone una selezione di capi dal 1900 agli Anni Novanta del secolo scorso in grado di raccontare lo stile, le occasioni, le scelte e le storie personali di elegantissime signore.

Info: http://www.costumemodaimmagine.mi.it

Dal 19 settembre fino al 6 gennaio 2019, l’Armani/Silos ospiterà la fotografa Sarah Moon, protagonista della mostra From one season to another.

La mostra ripercorre la carriera della Moon dalla metà degli Anni Settanta al 2018: organizzata dalla stessa artista, presenterà sia le sue emblematiche fotografie di moda sia opere meno conosciute, come foto di animali, di fiori e di edifici industriali.

Negli stessi giorni, la Moon sarà protagonista di una seconda esposizione intitolata Sarah Moon, Time at Work: ospitata presso la Fondazione Sozzani, comprende 90 fotografie, accompagnate da un documentario e da un cortometraggio, materiale che ripercorrerà la carriera dell’artista dal 1995 al 2018.

Info: https://www.armani.com e http://www.galleriacarlasozzani.org

Il talento di Azzedine Alaïa sarà protagonista anche durante Milano Moda Donna: la mostra Azzedine Alaïa couture sculpture sarà aperta dal 21 al 25 settembre a Palazzo Clerici e animerà la bella Sala degli Arazzi di Palazzo Clerici.

Promossa dalla Azzedine Alaïa Foundation (fondata nel 2007 da Carla Sozzani e Christoph Von Weyhe che, insieme al creativo, hanno lanciato il progetto con l’obiettivo di costruire un ponte tra la moda, l’architettura, l’arte e la fotografia), la mostra è stata curata dallo storico della moda Olivier Saillard e traccia il percorso creativo dello stilista dagli anni Ottanta fino alla sua ultima sfilata, andata in scena a Parigi a luglio 2017: protagonisti 21 creazioni disegnate dal designer, esposti su manichini ispirati a Naomi Campbell, amica e musa di Alaïa.

In concomitanza con la Paris Fashion Week (24 settembre – 2 ottobre)

Oltre che a Londra e Milano, Azzedine Alaïa sarà celebrato anche dalla mostra L’alchimia segreta di una collezione allestita a Parigi in rue de la Verrerie 18.

Alaïa visse e lavorò a questo indirizzo e desiderava che diventasse la sede della sua fondazione, il luogo in cui il suo lavoro e quello di molti altri talenti incontrati durante la sua vita sarebbero stati archiviati in modo sicuro e resi disponibili per ricerche e consultazioni.

La mostra permette di scoprire o riscoprire la collezione primavera / estate 1992 del couturier, in parte ispirata a Versailles e alla marchesa de Pompadour, la prima che lo stilista disegnò proprio in rue de la Verrerie: è aperta fino al 6 gennaio 2019.

Emanuela Pirré

La foto è tratta dal sito del Metropolitan Museum di New York e mostra una parte di Heavenly Bodies.

Intervista a Giulia Spitaleri | PD Fashion Design – Terzo Anno

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Giulia-Spitaleri

A Settembre inizierai il terzo anno del corso in Fashion Design, cosa ti ha dato fino ad oggi questo percorso e cosa ti aspetti che succeda a livello professionale una volta uscita da Accademia? 

Fino ad oggi questo percorso, che ho desiderato tanto e scelto, mi ha consentito prima di tutto di avere più consapevolezza di me stessa e di cosa voglio.

Intraprendendo questa strada sono stata introdotta nel mondo del design e ho avuto la possibilità di conoscere in parte ciò che mi aspetterà in futuro: attraverso le esperienze pratiche all’interno di Accademia, con il tempo ho maturato delle vere e proprie aspettative lavorative.

Fortunatamente Accademia ci prepara a trecentosessanta gradi e questo mi consente di credere che, una volta diplomata, avrò molte possibilità in quanto sarò in grado di lavorare come designer e non solo: Modellista, Graphic Designer, Trends & Cool Hunter.

Qual è stata fino ad oggi la tua esperienza in Accademia? 

L’esperienza che ho vissuto fino ad oggi è sicuramente positiva. Frequentare questo corso mi ha consentito, e mi consente, di vedere tutto con occhi diversi.

Ho scoperto una creatività di cui non ero consapevole, attraverso un intenso e costante allenamento pratico, alternato agli insegnamenti  teorici.

L’esperienza più bella che ho potuto vivere in questi due anni è stata quella di intuire chi sono io, qual è il mio stile, ma soprattutto scindere ciò che mi piace da quello che non mi piace affatto. E per me questo non era per niente facile.

Ad oggi mi sento più completa, e vado incontro all’ultimo anno con la voglia di approfondire sempre più ogni minima sfaccettatura di questo percorso.

Luz-Spitaleri

Che tipo di rapporti si instaurano all’interno di Accademia?

Entrare in Accademia è sentirsi a casa, questa è il primo pensiero che mi viene in mente pensando ad Accademia.
Nel mondo della moda spesso sembra difficile, per la competizione che ci si aspetta, soprattutto per chi come me sta lontano da casa;  in realtà ho scoperto persone meravigliose che mi hanno consentito di sentirmi al sicuro.
Colleghi che prima di tutto sono amici, e docenti che sono sempre pronti a darti un consiglio, un appoggio ma soprattutto a trasmetterti tutto il sapere che hanno.

C’è un momento di Accademia che ricordi particolarmente?

I ricordi più belli legati a questa scuola sono le sfilate di fine anno di Accademia, realizzate con la partecipazione di noi studenti.

Le sfilate di Accademia mi hanno dato grandissime soddisfazioni sia perché mi hanno fatto capire quanto sono potuta crescere personalmente e professionalmente nel corso degli anni, sia perché mi hanno consentito di creare rapporti intensi e di potermi interfacciare anche con i colleghi di altre sedi.

Il 5 giugno 2018 è andato in scena presso la Pelota di Milano il Fashion Show “In_Materia” di Accademia del Lusso in cui tu hai partecipato come designer portando in scena una tua creazione. A cosa ti sei ispirata per il tuo outfit? Quali materiali hai scelto e perché?

Per la mia uscita durante il Fashion Show In_Materia mi sono ispirata ad una lavorazione antica dando però un tocco ricercato del design contemporaneo: il punto smock.

L’ispirazione dunque nasce dalla curiosità di applicarlo ad un tessuto poco convenzionale, il tulle, creando quindi un effetto totalmente diverso da quello che ci si può aspettare. Gioco di trasparenze, morbidezza al tatto da un lato e  staticità per chi lo osserva dall’altro.

Ogni mia creazione è sempre un invito ad osservare con occhi diversi ciò che si ha davanti: partire da ciò che può apparire banale o comunque usuale, rielaborandolo e stravolgendolo così da creare un pezzo unico.

Domanda a Barbara LG Sordi, Responsabile Didattica di Accademia del Lusso e Direttrice Artistica di In_Materia: La sfilata aveva come tema la materia. La materia in tutte le sue forme, dal cotone più semplice, passando per il lino e la seta fino ad arrivare a materiali più strutturati come il tulle. Giulia per rendere la sua idea di materico e di volume ha scelto proprio il tulle con una lavorazione molto complessa come quella del punto smock. Pensa che le lavorazioni artigianali e del passato possano essere per certi aspetti modernissime e di conseguenza il nuovo futuro della moda?

Direi che per me è il mantra degli ultimi decenni: recuperare il passato per creare il futuro. Sono sempre stata affascinata dal passato della moda, dell’artigianato, dell’arte e di tutto ciò che di bello l’uomo è riuscito a produrre. È altrettanto vero però che sono affascinata anche dalle nuove tecnologie e da ciò che esse permettono, a livello di produzione e miglioria nelle lavorazioni. Artigianato e tecnologia stanno imparando a convivere, così che la moda 4.0 sarà sempre più un mix equilibrato di passato e futuro. Giulia stessa nella sua interpretazione di una lavorazione antica, un po’ da nonne, ha scelto un materiale decisamente inusuale: il tulle meccanico. Un materiale industriale, per nulla considerato pregiato, trasformandolo in un sogno. Un piccolo capolavoro di poesia in cui la delicatezza del passato si percepisce in maniera così chiara, proprio grazie ad un materiale più strutturato rispetto a quelli tradizionalmente usati.

Prima foto
Photo credit: Sarah Tarves

Seconda foto
Designer: Giulia Spitaleri
Photo credit: Sarah Tarves
Model: Luz Del Carmen
Creative Direction: Barbara LG Sordi
Creative Direction Assistant: Federica Callegari

TRENDS A | I 2019-20 @MILANOUNICA

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Tendenze

La visita a Milanounica e alla sua area tendenze è una tappa immancabile del percorso formativo di Accademia del Lusso. Ecco di seguito un report sulle principali tendenze presentate e le impressioni raccolte a caldo nell’intervista a due nostri studenti di Fashion Design, Bruno Viezaj e Ouafa Amzil, selezionati da Milanounica per promuovere il valore formativo di questa fiera storica.

In occasione della 28ma edizione di Milanounica di Luglio sono state presentate le Tendenze per il prossimo A|I 2019-20, a cura dell’art director Stefano Fadda.

Il macro tema di quest’anno, come sempre messo in scena nell’area Trend, è l’attualissimo ‘Nations to Nations’, inno e celebrazione della multietnicità e dell valore delle tradizioni artigiane.

Come cita lo stesso comunicato stampa di Milanounica si tratta di ‘un positivo messaggio di apertura, ma anche un invito a guardare al dialogo tra culture diverse come fonte di ispirazione creativa. Un concetto che affonda le sue radici nella storia stessa dell’umanità: da sempre, infatti, l’uomo si è spinto al di là dei propri confini animato dalla sete di scoperta e conoscenza, imparando dall’incontro con nuovi popoli e aprendo il proprio immaginario verso nuove frontiere’.

Con l’aiuto di supporti sia materici sia multimediali sono stati rappresentati tre differenti percorsi tematici: Grunge Organico, Essenzialismo Artigianale e Tecno Romantico.

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Tutti i temi sono legati dalla volontà di esplorare e conoscere diverse culture e tradizioni, talvolta anche molto diverse tra loro, come vedremo in dettaglio.

Grunge Organico: Scozia, Turchia e Romania

Un viaggio che parte da Seattle, città natale del movimento Grunge anni ’90, che aveva a cuore la protesta pacifista nei confronti di consumismo e strapotere delle multinazionali e grande attenzione per il tema dell’ecologia, per arrivare sino a Scozia, Turchia e Romania, simboli del legame e del rispetto tra i propri abitanti e la terra che ha dato loro i natali.

Un tema peraltro già da tempo molto caro a Milanounica, che alla Sostenibilità ha dedicato un talk e un’intera area dedicata al tema ed intitolata ‘Save the Planet’.

A dominare sono dunque materiali eco-sostenibili, quali filati riciclati e tessuti di origine naturale, insieme con materiali tipici di questi tre Paesi quali lane e pellami, alternati a o mischiati con elementi innovativi, come nel caso di pigmenti fotosensibili o bioplastiche.

I pattern delle stampe, dei ricami e dei tessuti, i decori e gli accessori sono ispirati alla tradizione di queste Nazioni. I colori sono quelli del mondo boschivo e floreale, con colori caldi, naturali e disintossicanti: dai marroni torba alle ocre, dai rossi intensi agli aranciati, dai verdi muschio e quelli silvestri.

Designers di riferimento: Dries Van Noten, Marras, Mulberry, Junya Watanabe, Loewe, Missoni, Chanel, Vilshenko, Y-Project, Tome, Chloe, Isa Arfen, Etro, Rochas, Erdem, Gucci.

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Essenzialismo Artigianale: Corea del Sud, Svizzera, Svezia

“Il minimalismo non è assenza ma la sensata presenza dell’essenziale”. Sono le parole dell’artista e designer Bruno Munari che hanno ispirato questa visione, tutta incentrata sul nuovo minimalismo in voga ormai da parecchie stagioni. I Paesi selezionati sono infatti accomunati da una ricerca quasi spasmodica di essenzialità, sia estetica sia di scelte di lifestyle. Tra le principali fonti di ispirazione sono evidenti le architetture rigorose dello svizzero Le Corbusier, la semplicità del design svedese e le linee minimal dei kimono coreani.

Questa combinazione tra pulizia della forma e artigianalità si traduce nell’uso di filati preziosi, sete in primis, e lavorazioni complesse tecnicamente ma discrete esteticamente. Less is more, proprio come inneggiava un altro padre del minimalismo, Mies van der Rohe, anche nella scelta del colore. La palette comprende tonalità ispirate al mondo del design minimal sì ma di lusso (bianco, grigio, beige, nero e neutri di nuova generazione) e l’utilizzo di colour blocks.

Designers di riferimento: Jil Sander, Rei Kawakubo, Rick Owens, A.W.W.A.K.E., Ann Demeulemeester, Lemaire, Jacquemus, Gabriele Colangelo, Erika Cavallini, Ports1961.

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Tecno Romantico: Belgio, Azerbaijan, Indonesia

Il terzo tema è un inno al romanticismo, inteso come estetica elegante e iperdecorata. Si fondono qui gli elementi figurativi ed architettonici dei tre Paesi rappresentranti, spesso distanti tra loro. Al rigorismo belga si accostano i pattern multicolor e voluttuosi tipici della produzione artigianale indonesiana, interrotti da quelli più geometrici delle popolazioni azerbajgiane. Il trait d’union è ancora una volta il desiderio di recuperare l e tradizioni tessili e decorative di ciascuna Nazione, ravvivandole e modernizzandole con l’impiego di materiali e tecnologie innovativi, dal laser alla stampa 3D.

Le fibre utilizzate sono performanti e comfort, mentre la scelta di pattern punta decisamente ad essere iper decorata e decadente. I colori proposti includono una palette cromatica caleidoscopica, ricca di tonalità intense e contrasti decisi: dai rossi purpurei a quelli rosati, dagli ocra all’oro anticato, dai blu zaffiro ai turchesi, dai verdi smeraldo a quelli prato.

Designers di riferimento: Delpozo, Valentino, Off-white, Tsumori Chisato, Manish Arora, Giamba, Stella Jean, Marni, Vionnet, Marco De Vincenzo, La DoubleJ, Richard Quinn, Marques’ Almeida, Roksanda.

A chiusura di questa edizione Milanounica ha per la prima volta voluto raccogliere le opinioni dei futuri operatori del settore, e cioè degli studenti delle scuole di moda e design. Accademia del Lusso è stata rappresentata da due suoi studenti del percorso di Fashion Product Design, Bruno Viezaj e Ouafa Amzil. Ecco di seguito le loro interviste:

Bruno Veizaj

Ouafa Amzil

Articolo: Barbara LG Sordi
Foto: Milano Unica
Studenti intervistati: Ouafa Amzil – Bruno Veizaj
Interviste: Milano Unica

ComON 2018 Creativity Sharing a Milano Unica

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Anche questo anno Accademia del Lusso ha preso parte alla preview del contest comON 2018 Creativity Sharing, che vede coinvolte molte prestigiose scuole e università di moda, e che si è tenuta a Milano Unica dal 10 al 12 luglio.

Il contest nasce dalla volontà di Unindustria Como di promuovere i giovani talenti e la tradizione tessile comasca. Quest’anno il tema è THE NEW ECO, sulla moda eco-sostenibile e le nuove possibilità di ri-uso e re-invenzione dei materiali.

‘La moda eco-sostenibile pone infatti l’obiettivo di realizzare capi di abbigliamento con materiali ecologici e rinnovabili. Nel corso degli anni, l’ecosostenibilità è divenuto uno degli obiettivi più ambiti da raggiungere in diversi settori, compreso quello dell’abbigliamento’.

Accademia del Lusso ha selezionato per questo primo appuntamento i progetti di Bruno Veizaj, Camilla Giolito, Lorenzo Boeri, Ouafa Amzil, Marisa e Sebastian Carboni. I capi, presentati in occasione della sfilata di fine anno accademico #in_materia sono infatti stati realizzati con materiali avanzati dalla scorsa edizione di comON e forniti dall’azienda comasca Penn Italia Spa. Il concept della sfilata di fine Anno Accademico verteva infatti sulla manipolazione dei materiali semplici, così da poter dar loro una nuova faccia e una nuova vita. Proprio come è avvenuto a 360° nel progetto di questi giovani talenti.

Lo Stand, ideato da Monica Sampietro e in cui troneggiava lo slogan It makes ideas grow, era perfettamente in linea con questo pensiero green: piante e fiori a decorare la struttura metallica in cui erano esposti i book contenenti immagini e sketches dei capi realizzati. Presenti i nostri talentuosi Bruno Veizaj e Ouafa Amzil, in uscita con la classe di Fashion Design della prof. Sara Riciardelli.

Dopo questo primo appuntamento seguirà la selezione di altri progetti da realizzare per la mostra in programma a fine Ottobre, a cui sarà presente l’Art director di Première Vision, Wilhelmine Pascal, per la selezione di alcuni pezzi.

Stay tuned…

Barbara LG Sordi

Intervista a Wenting Wang, studentessa dell’Intensive Course in Collection Planning & Merchandising

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Abbiamo avuto modo di incontrare un gruppo di studentesse cinesi che ha scelto Milano e Accademia del Lusso per frequentare uno dei suoi Intensive Course, per aggiornamento e ampliare la propria formazione professionale.

Conclusa una lezione con il prof. Stefano Sacchi abbiamo approfittato per fare qualche domanda sull’esperienza a Milano a Wenting Wang, che molto gentilmente si è offerta per una breve intervista.

In Cina lavori già nel settore moda da tempo. Di che cosa ti occupi nello specifico?

Mi occupo del marketing della mia azienda, che produce principalmente abbigliamento di alta gamma. Di solito mi dedico alla promozione del corporale brand e allo sviluppo della parte visual (ad esempio di come i prodotti vengono presentati negli store), ma anche di promuovere altri brand europei che sono gestiti dalla mia azienda in Cina.

Perché hai scelto di seguire questo corso ad Accademia del Lusso?

Mi è stato proposto dalla mia azienda, che ha reputato di fondamentale importanza venire qui in Italia per potermi formare in maniera più completa.

Perché pensi che Milano sia la città giusta per studiare moda o formarsi professionalmente in questo settore?

Perché Milano è famosa per la sua Fashion Week, una delle quattro principali fashion week nel mondo, e può essere considerata la città più alla moda di tutta Italia. In Cina, Milano ha fama di essere la capitale della moda. Tra l’altro, in questi giorni, soggiornando nella zona di via Montenapoleone, ho potuto ammirare anche il gusto nel vestire e lo stile di chi passeggia per quelle vie. Inoltre dalle lezioni che stiamo seguendo, sto imparando moltissimo sulla storia della moda e dell’arte italiane. Milano è decisamente la città giusta.

Quale delle tante esperienze che stai facendo qui ad Accademia del Lusso porterai nel cuore?

Quando siamo andati all’Armani Silos è stata un’esperienza incredibile, che ha completamente ribaltato tutte le mie convinzioni su questo brand: in Cina, Armani è una firma per un target più adulto, anziano, mentre al Silos ho potuto scoprire tutta una gamma di prodotti più giovanili, toccando con mano i tessuti, i materiali… Un’esperienza che mi ha aperto gli occhi su un mondo del tutto diverso da come lo pensavo.

Pensi che questa esperienza possa farti crescere professionalmente?

Assolutamente sì, perché durante le lezioni frequentate in questi giorni, ho avuto modo di approfondire alcuni argomenti che prima conoscevo solo vagamente, ma con cui comunque ho a che fare quotidianamente nel mio lavoro. Grazie a questi corsi, ho preso maggiore coscienza di cosa faccio e di cosa devo fare, e questo naturalmente migliorerà la qualità dei miei futuri progetti per l’azienda. Un’esperienza che consiglierò sicuramente a tutte le mie colleghe.

Stefano Sacchi: Luxury Marketing e Accademia del Lusso

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Abbiamo incontrato Stefano Sacchi, consulente commerciale e di marketing per differenti brand in Italia e all’estero e docente di Visual Merchandising, Buying Techniques, Licensing & Luxury Marketing presso Accademia del Lusso.
Il professore in questo periodo si sta dedicando ad alcune lezioni per un Intensive Course, tenuto dalla nostra scuola di Moda e Design, per delle professioniste che dalla Cina hanno avuto la possibilità di venire a Milano per un approfondimento sul Made in Italy. Siamo stati accolti da un grande sorriso e da un’altrettanto grande disponibilità a condividere con noi la sua esperienza professionale e di docente. Il prof. Sacchi ci ha così raccontato come ha impostato il corso, quali sono gli obiettivi e in generale il suo approccio al metodo di insegnamento…

Nei miei corsi solitamente creo un percorso finalizzato alla formazione del fashion buyer o nell’altro caso del visual merchandiser, quella figura che deve fare vivere l’atmosfera del negozio creando la shopping experience dando quindi l’idea di uno store multisensoriale. Ho cercato di estrapolare dai miei corsi argomenti che potessero creare una visione d’insieme, anche utile alle ragazze che fanno delle visite in esterna, e che quindi fungesse un po’ da volano. Nello specifico, essendo uno short course, faccio un introduzione sul forecast, quindi sulle tendenze e sulle previsioni del fashion made in Italy, non solo relativamente alla moda intesa come abbigliamento, ma soprattutto sul lifestyle. Il lusso ha cambiato un po’ il suo obiettivo, ha allargato enormemente il suo raggio d’azione per cui non è importante solo come ci si veste, ma anche come e dove si mangia, come si impiega il proprio tempo libero, il tipo di palestra piuttosto che il tipo di frequentazione, il tipo di libri che si leggono, il tipo di cibo che si acquista che oggi tende ad essere vegano, ecologico, bio. Il lifestyle inteso come puzzle della propria personalità.

Partendo da questo presupposto focalizziamo la nostra attenzione su tutti quei trend attuali che sono particolarmente rivolti al passato: il vintage, l’heritage e il retrò, chiarendo la differenza tra i significati che spesso vengono utilizzati come sinonimi pur non essendolo (ho scritto anche un libro a tal proposito). Tento di far capire come il marketing sia passato da “ricerca di innovazione” a “recupero della memoria”: sembra strano che in una società così piena di oggetti vada di moda la scarsità, la limited edition e la personalizzazione non solo dei capi di abbigliamento ma anche degli oggetti di uso comune, anche del food che per assurdo viene personalizzato per creare un upgrade delle proprie abitudini di consumo.

Analizziamo dei trend di moda ripresi dal passato, non come moda top down, quindi dall’alto verso il basso, ma anche come forma di protesta, quasi fenomeni di controcultura, che partono dal basso creando lo streetwear che oggi è imperante, riprendendo ad esempio i fenomeni dei punk degli hipster. Per concludere il nostro percorso identifichiamo come queste tendenze siano utilizzate dai grandi marchi, prendendo ad esempio casi pratici, come il punk rivisitato da Valentino piuttosto che l’hippy rivisitato da Choloè, vedendo come maison, tutt’altro che secondarie, hanno ripreso dei dati dal passato e li hanno tradotti emotivamente in nuove tipologie di collezioni e dunque in nuove abitudini di consumo.

Sicuramente utilizzo un approccio diverso per questo tipo di corsi rispetto ad i corsi che svolgo annualmente seguiti per la maggior parte da studenti italiani. Gli studenti cinesi arrivano con una grandissima sete di conoscenza, sono molto attratti dal Made in Italy e anche da una serie di cliché che da un certo punto di vista non si vogliono scardinare. Mentre gli studenti italiani o più in generale europei sono avvezzi a cercare la particolarità, quindi magari anche nelle esemplificazioni tendiamo a citare dei brand e delle collezioni di nicchia e di ricerca, per loro è assolutamente necessario rafforzare la discussione con esempi di nomi conosciuti che rappresentino anche il loro sapere. Non ne faccio ovviamente una questione di differenza qualitativa, per esempio le ragazze che sto seguendo in questi giorni lavorano in un azienda che fa collaborazioni anche con realtà europee come la Francia, quindi sanno perfettamente come si muove il fashion business del mondo della moda e del lifestyle. Bisogna solo avere l’accortezza di non tralasciare le differenze culturali, che ci sono tra noi e certi Paesi come la Russia, i paesi Arabi, piuttosto che la Cina. Là ci sono ancora persone che amano lo showoff del logo. Per carità, i loghi in vista sono parte anche della moda contemporanea occidentale, però se noi li viviamo con maggiore distacco e più ironicamente, loro questa ironia non ce l’hanno ancora. Prendono più seriamente sia il brand che il loro ruolo nel fashion world, ed io ne ho tutto rispetto, ma bisogna sapere che ragionano in questa maniera.

L’esperienza di Luz ad Accademia del Lusso

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Tra le cose a cui Accademia del Lusso tiene di più ci sono la soddisfazione e la realizzazione dei propri studenti, sia durante il corso degli studi sia successivamente nel mondo del lavoro. È quindi sempre gratificante ottenere feedback positivi, come nel caso di Luz Del Carmen (PD Fashion Styling & Communication), che ha accettato molto volentieri di raccontarci la sua esperienza…

Ciao, io sono Luz e sono un ex studendessa di Accademia del Lusso, ho fatto la triennale di Styling. Sono del Messico e ho scelto Milano perché mi sembrava una città piuttosto trasgressiva nel settore moda, e mi sembra molto importante l’opinione italiana sull’argomento. Penso che se fossi andata a Londra o a New York, avrei trovato così tanto di tutto, una varietà così ampia, senza un vero canone, senza una vera guida di cosa è bello e cosa non lo è. Invece l’Italia, con una storia così antica di estetica e di arte, così ben definita, mi sembrava il posto giusto per formarmi.

Ho scelto in particolare Accademia del Lusso perché è una scuola che ti permette di avere un tuo stile, a differenza delle altre in cui sai già che cosa aspettarti dagli studenti e dai professori. Qui c’è completa libertà di espressione. Durante la mia esperienza in Accademia mi sono divertita molto, ho incontrato insegnanti davvero professionali che mi hanno sempre seguita, anche quando le mie scelte personali erano un po’ al di fuori del programma di studio, non avendo intenzione di fare dello styling la mia professione futura.

Ricordo con particolare piacere le sfilate, non per il mio lavoro nella creazione di vestiti, ma perché mi affascina molto tutta la parte organizzativa: vedere la nascita e la “costruzione” di un’idea fino al suo trasformarsi in una sfilata, attraverso la collaborazione di tanti stylist diversi, con personalità e percorsi diversi.

La mia esperienza ad Accademia del Lusso mi ha aiutato molto anche per i miei primi passi nel mondo del lavoro, soprattutto grazie ai docenti che hanno saputo sempre darmi il loro consiglio su come affrontare le mie scelte e agire nel modo migliore per raggiungere i miei obiettivi. Ci hanno messi in guardia sul difficile mondo che ci aspettava fuori di qui, nel settore moda, nel quale è essenziale essere introdotti dall’esperienza di chi già ci lavora. Mi hanno fatto capire come approcciarmi con chi mi sarei trovata di fronte, per mettere in mostra al meglio il mio impegno, il mio talento.

Attualmente lavoro come assistente presso diversi professionisti, ma mi piacerebbe poter approfondire maggiormente la mia tesi e farne un libro. Partendo dallo studio di Umberto Eco, mi ero concentrata sulle diverse tipologie di bellezza; in futuro mi piacerebbe poter concludere la mia ricerca affrontando anche il tema della bruttezza, sempre sotto la cura della prof.ssa Laura Del Zoppo, che mi ha aiutata molto per quanto riguarda la parte estetica e di storia della moda e dell’arte.

Un altro bellissimo ricordo di Accademia del Lusso è legato allo shooting che poi avrebbe portato il mio volto in tutte le metropolitane milanesi. Io ero andata in Accademia solo per un esame, nel giorno in cui stavano scattando le foto, e dato che alcune modelle non arrivavano mi hanno chiesto di prendere il loro posto. Mi ero da poco rasata la testa e probabilmente il mio nuovo look, un po’ particolare, li ha colpiti. Evidentemente lo hanno visto adatto alla tipologia di vestiti scelti, che erano molto particolari.

Ora è davvero strano, stranissimo, andare in giro per le metropolitane milanesi e vedermi nei cartelloni di Accademia. Ho comprato una bicicletta per muovermi senza prendere la metro, per non sentirmi in imbarazzo ogni volta che ci passo davanti. In compenso tutti i miei amici mi inviano le foto: «Non sapevamo che fossi diventata così VIP!» Un po’ mi vergogno, ogni volta mi viene da ridere, però è bello, sono contenta…

Annunciata la nuova collaborazione tra Accademia del Lusso e Pambianco Communication

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Dal 1977 Pambianco assiste le società della Moda, del Lusso, del Beauty e del Design nella creazione dell’immagine della propria Azienda. Accompagna queste realtà nelle scelte più delicate, partendo dall’interpretazione delle nuove esigenze dei mercati, passando per la verifica delle strategie, del posizionamento competitivo, delle politiche e delle strutture organizzative, seguendo i cambiamenti di cultura e di gestione delle aziende e pianificando tempi e modi di attuazione dei progetti di sviluppo.

Per questo motivo Accademia del Lusso – una delle più importanti scuole di moda e design nel panorama nazionale – è lieta di annunciare una nuova collaborazione con Pambianco Communication, divisione del gruppo Pambianco.

Come fine ultimo l’incremento ulteriore della brand awareness di Accademia del Lusso sia tra gli studenti che fra le Maison di Moda. In maniera particolare l’obiettivo principale sarà quello di comunicare al meglio l’alta specificità di una realtà, che dal 2005, offrendo diversi livelli di formazione, sia in italiano che in inglese, come corsi Post Diploma triennali, corsi Master annuali e corsi Professionali intensivi, si è posta da subito come leader di questo settore.

Su Libero quotidiano, Pietro Luigi Polidori parla di Accademia del Lusso

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Settimana scorsa a Parigi ha sfilato il meglio del lusso e della creatività della moda mondiale: da Christian Dior a Chanel, da Giambattista Valli a Valentino, fino a Giorgio Armani Prive. Ma dove nascono i nuovi talenti, gli stilisti capaci di rivoluzionare le tradizioni e reinterpretare gli archivi dei grandi maestri?

Questa la domanda che si è posta Francesca Carollo, nell’articolo pubblicato su Libero Quotidiano il 5 luglio 2018. E dopo una breve panoramica delle numerose scuole di moda in Italia e nel mondo, passando da Londra, New York, Roma e Firenze, la giornalista si è soffermata con particolare interesse su Accademia del Lusso, riconoscendole il merito di essere, fin dal 2005, il luogo di incontro tra le esigenze del mercato del lavoro e le aspirazioni dei giovani che scelgono di intraprendere una carriera in questo bellissimo e complesso ramo.

«Accademia del Lusso in questo settore si posiziona come scuola esclusiva, i nostri corsi sono aggiornati ogni anno per creare competenze sempre in linea con quello che il mercato della moda richiede ai giovani. Abbiamo circa l’85% dei nostri (ex studenti) alunni che lavorano presso case di moda o che hanno creato dei loro brand e stanno lanciando adesso le loro prime collezioni. Il concept della nostra scuola è quello di essere a contatto con ogni studente, le nostre classi non superano i 12 studenti, con questa metodologia didattica riusciamo a far crescere il talento di ogni studente e carpirne le potenzialità. Si va verso un’educazione personalizzata anche sulla moda, ognuno di noi è diverso sia come background che come metodo di apprendimento e talento personale», le ha spiegato Pietro Luigi Polidori, Ceo di Accademia del Lusso.

«Per il futuro abbiamo il progetto a breve di aprire una nuova sede in Italia al fine di offrire un’altra location per apprendere, sicuramente sarà di massimo prestigio ed esclusiva come lo è già via Montenapoleone a Milano. Per quanto riguarda i corsi vogliamo sempre più esperienze dirette e pratiche con aziende del lusso oltre ai contenuti teorici necessari», ha concluso Polidori.

Carollo ha anche sottolineato meraviglia e interesse per i 47 talenti provenienti da Accademia del Lusso, autori dei capi che da poco hanno sfilato a Milano, esprimendo al meglio l’unione tra materia e forma. Un risultato ottenuto in mesi di lavoro coi materiali più diversi e impreziosendoli con dettagli ispirati ai capi e agli stili dei grandi maestri della moda.

Alberta Ferretti per Alitalia, il Made in Italy… prende il volo, letteralmente

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Alberta Ferretti è stata incaricata di disegnare le nuove divise Alitalia: così si leggeva in una nota ufficiale della compagnia aerea dello scorso novembre.

Proprio in quei giorni, infatti, la celebre stilista aveva accettato di collaborare al restyling dell’immagine di Alitalia, garantendo a tutto il personale, di volo e di terra, comfort, praticità, benessere e qualità in ogni occasione lavorativa e in tutte le stagioni.

Il compito preso in carico da Alberta Ferretti è importante: le divise indossate dal personale di volo della compagnia di bandiera rappresentano un ottimo modo di far prendere il volo – letteralmente! – al Made in Italy, veicolando in maniera estremamente concreta i concetti chiave che caratterizzano la nostra idea di moda, proprio come ha affermato la stilista stessa nella sua dichiarazione ufficiale.

«Alitalia è un simbolo iconico e istituzionale del nostro Paese. Per questo ho subito accettato con entusiasmo la proposta di disegnare le nuove divise della compagnia. Mi piace l’idea di portare la creatività, l’eleganza e la qualità del nostro Paese nel mondo.»

D’altro canto, divise e uniformi esercitano da sempre un certo fascino ed entrano a pieno titolo nell’immaginario comune quando si pensa a bellezza, eleganza e anche autorevolezza.

Il rapporto tra moda, stilisti, uniformi e italianità è stato per esempio recentemente portato avanti da marchi prestigiosi come Luisa Spagnoli in ambito istituzionale e da stilisti del calibro di Giorgio Armani in ambito sportivo.

Nicoletta Spagnoli, Cavaliere del Lavoro nonché Presidente e Amministratore Delegato della maison che quest’anno celebra l’anniversario dei 90 anni, ha annunciato lo scorso marzo di aver realizzato le divise per le staffiere del Quirinale, una serie di tailleur tinta unita nei colori rosso e blu.

EA7 Emporio Armani è stato invece official outfitter della squadra Olimpica e Paralimpica italiana per i Giochi Invernali di Pyeongchang 2018, rinnovando così la collaborazione avviata in occasione dei Giochi di Londra 2012 e proseguita con l’edizione invernale di Sochi 2014 e dei Giochi di Rio del 2016.

Tornando ad Alitalia, la storia degli stilisti che ne hanno disegnato le uniformi è alquanto ricca: le prime furono le mitiche Sorelle Fontana nell’ormai lontano 1950.

La loro scelta fu quella di offrire sobrietà ed eleganza: per le hostess, fu scelta una giacca a tre bottoni dalla linea aderente e una gonna a tubo che sfiorava il polpaccio.

Dieci anni dopo e precisamente nel 1960, Delia Soldaini Biagiotti – madre di Laura Biagiotti – mantenne la stessa linea elegante sebbene la foggia dei capi cambiò lievemente per permettere maggior movimento alle assistenti di volo: la giacca mantenne i tre bottoni, ma la silhouette fu ammorbidita.

Tita Rossi, nel 1966, progettò una giacca doppiopetto con scollo arrotondato che lasciava vedere la camicia bianca.

Nel 1969, toccò a Mila Schön la quale mirò a dare una superba interpretazione dell’immagine dell’Italia e della compagnia aerea concependo una divisa severa ma, al tempo stesso, estremamente femminile: venne introdotta la giacca verde smeraldo abbinata alla gonna a tubo rossa che si fermava sopra il ginocchio. Gli accessori iniziarono a diventare parte fondamentale della divisa.

Nel 1973, il progetto fu affidato ad Alberto Fabiani: lo stilista romano ritornò a un look austero, declinandolo nelle tonalità calde del giallo.

Due anni dopo, nel 1975, fu Florence Marzotto a rinfrescare l’immagine delle assistenti di volo: il suo completo – giacca con scollo a V, camicetta, gonna plissettata – fu in seguito soppiantato dalla proposta di Renato Balestra che, nel 1986, introdusse il gessato.

Poi, nel 1991, arrivò Giorgio Armani: Re Giorgio, com’è soprannominato da molti per il suo ruolo indiscusso di portabandiera della moda italiana in tutto il mondo, creò ancora una volta un’uniforme rigorosa e austera, come da suo stile.

Successivamente, nel 1998, Alitalia si affidò a Mondrian: foulard a cingere il collo, giacca con spalle squadrate, guanti di pelle, questa divisa è stata utilizzata per ben diciotto anni, fino al passaggio di testimone, in maggio 2016, a Ettore Bilotta.

Le nuove divise firmate Alberta Ferretti e presentate ufficialmente lo scorso 15 giugno a Milano nella splendida cornice dello scalone dell’Arengario di Palazzo Reale in Piazza Duomo, andranno infatti a sostituire quelle disegnate da Ettore Bilotta, divise che – ahimè – sono state molto criticate e che vengono dismesse dopo soli due anni di impiego.

Lo stilista ha un curriculum di tutto rispetto: studi accademici allo IED di Roma e successiva formazione con Lella Curiel e con Lancetti, Bilotta è un designer italiano indipendente che firma già dal 2003 le divise di un’altra compagnia aerea, Etihad.

Eppure, pare che la sua uniforme non sia stata apprezzata dalle stesse hostess, per la linea d’ispirazione retrò (Bilotta si era ispirato al glamour della moda degli Anni Cinquanta e Sessanta) e per il tessuto.

Il colore dominante delle sue divise è stato il rosso, simbolo della passione italiana, insieme al verde, in rappresentanza dei paesaggi e delle ricchezze culturali e storiche del nostro Paese: tra le scelte più criticate figura proprio quella delle calze, verdi, scelta che lo stilista ha sempre strenuamente difeso in nome dell’armonia

A causa del naturale logoramento dei capi, passato un certo periodo di tempo, è necessario procedere al riassortimento delle divise, ha spiegato lo scorso novembre Alitalia, intenzionata a non dare ulteriore adito alle tante polemiche già consumate negli ultimi due anni. E così, in vista della prossima fornitura di magazzino, si è deciso di sostituire l’attuale modello con un nuovo disegno firmato dalla Ferretti, stilista di indiscussa fama mondiale.

Il guardaroba dedicato al personale di terra e di bordo prevede il completo da uomo e l’abito da donna realizzati in fresco di lana color blu, un tessuto no season dalla mano sottile e traspirante, in grado di assicurare comfort e libertà di movimento durante il volo e le varie attività in aeroporto. I capi sono personalizzati con bottoni incisi con l’iniziale A di Alitalia in oro satinato e il punto vita della giacca da donna è segnato con un nastro in gros-grain logato con i colori del Tricolore.

È stato eliminato il cappellino e i capispalla consistono in un impermeabile maschile e uno femminile in cotone e nylon waterproof, rifiniti internamente con un’imbottitura rimovibile leggermente trapuntata.

Il look include infine camicie in popeline di cotone con taschino, foulard e cravatte coordinate in twill di seta, guanti in pelle e maglieria in pura lana. Per il servizio di bordo sono stati disegnati un gilet e un abito-grembiule in tessuto jacquard anche in questo caso logato Alitalia.

A completare il lavoro della Ferretti c’è anche una capsule collection see now buy now destinata al grande pubblico e fatta di T-shirt e felpe con il logo del vettore aereo: c’è da scommettere che i capi andranno a ruba, complice anche il fatto che siano stati immediatamente scelti da alcuni influencer. Un esempio su tutti è quello della celeberrima Chiara Ferragni.

Polemiche e critiche sono però ancora una volta nell’aria: la decisione della compagnia di cambiare le divise arriva infatti nel pieno di una crisi pesante che ha portato il vettore aereo verso l’amministrazione controllata.

Ma, in realtà, la polemica non ha ragione di esistere: la collaborazione con la casa di moda non comporta alcun esborso finanziario per Alitalia.

Secondo quanto è stato reso noto dall’autorevole agenzia di stampa ANSA, nell’accordo tra Alitalia e Aeffe, il gruppo di Alberta Ferretti, c’è infatti proprio la possibilità, per la stilista, di usare liberamente il logo del marchio per la propria capsule collection, in una moderna visione dalla quale possono trarre beneficio sia Alitalia sia la maison di moda.

Visto il successo delle proposte see now buy now che sembrano il miglior strumento per intercettare il desiderio continuo di novità nell’epoca di Instagram, quella di Alberta Ferretti è sicuramente una scelta intelligente e vincente.

Emanuela Pirré

 

Le immagini provengono dall’account ufficiale Instagram di Alitalia

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